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L'Atlante Unesco delle lingue minacciate e in pericolo

Per stimolare le autorità pubbliche e le persone di tutto il mondo sulla necessità e l'urgenza di tutelare e salvaguardare la diversità linguistica nel mondo.

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La partecipazione attiva dell’UNESCO per la promozione e tutela della diversità linguistica nel mondo è abbastanza recente poiché si basa su iniziative realizzate nel corso degli ultimi due o tre decenni.

E’ negli Ottanta che l’Unesco inizia a considerare la diversità linguistica come uno degli elementi essenziali della diversità culturale dell’umanità, ma solo negli anni Novanta la Sezione del patrimonio culturale immateriale, sotto l’egida di Stephen Wurn, redige il Libro rosso dell’Unesco sulle lingue in pericolo: il famoso Red Book of Endangered Languages o Livre rouge de l’Unesco sur les langues en danger.

Tra gli studiosi che si occuparono della realizzazione del Red Book of Endangered Languages ci fu anche il linguista finlandese Tapani Salminen, docente presso l’Università di Helsinky, che si occupò della situazione europea.

Comunque, nel 1992 il Comitato Internazionale Permanente dei Linguisti (The Permanent International Commite - Comité International Permanent des Linguistes - CIPL) dedicò il XV congresso, svoltosi in Québec, alle lingue in pericolo: fu in questa occasione che vennero presentati i risultati della ricerca realizzata da linguisti e ricercatori nelle varie aree del mondo, ricerca che rappresenta la prima “pubblicazione” documentata sulle lingue in pericolo (Robins & Uhlenbeck, 1991).

A questa seguirono i lavori del CIPL sostenuti dall’UNESCO sotto la direzione di Stephen Wurn: la prima edizione dell’Atlante delle lingue in pericolo del 1996 e la seconda del 2001 (Atlas of Endangered Languages) che hanno sostituito il Libro rosso sulle lingue in pericolo.

La terza versione dell’Atlas of Endangered Languages (Moseley, Christopher 2010. Atlas des langues en danger dans le monde, 3ème edn. Paris, Editions UNESCO) è stata realizzata grazie al sostegno del governo norvegese ed è consultabile on-line in inglese, francese e spagnolo.

L’Atlas Unesco ha come scopo principale quello di stimolare le autorità pubbliche e le persone di tutto il mondo sulla necessità e l’urgenza di tutelare e salvaguardare la diversità linguistica nel mondo. Ma si propone quale strumento di analisi per la conoscenza delle dinamiche inerenti i processi di mutamento nel campo della ricerca sociale e linguistica.

Le lingue minacciate sono, secondo l’ultima edizione dell’Atlas Unesco, 2473 e vengono suddivise in cinque categorie:

1 - vulnerabili (colore bianco): la maggiorparte dei bambini parla la lingua, ma essa è utilizzata solo in alcuni contesti, per esempio la famiglia;

2 - in pericolo (colore giallo): i bambini non imparano più la lingua come lingua materna a casa;

3 - seriamente in pericolo (colore arancione): la lingua è parlata dagli anziani, dai nonni: i genitori capiscono ma non parlano la lingua nè tra di loro nè coi bambini;

4 - situazione critica (colore rosso): la lingua viene parlata solo dagli anziani, dai nonni che tuttavia non la utilizzano in tutte le occasioni, ma solo parzialmente e poco di frequente;

5 - estinta (colore nero): non ci sono più persone che la parlano.

E’ evidente come il criterio fondamentale affinché una lingua non sia in pericolo è determinato dal fatto che ci siano bambini che quella lingua la parlino in tutti i contesti della vita quotidiana.

E’ utile inoltre sottolineare come le lingue sicure e non in pericolo non facciano parte dell’Atlas Unesco il quale non è un atlante linguistico a tutti gli effetti ma un atlante linguistico che contiene solamente le lingue minacciate.

Per saperne di più:
Atlas UNESCO des langues en danger dans le monde
Atlas interactif UNESCO des langues en danger dans le monde

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