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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>La ripresa poetica e i grandi idilli</title>
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	<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:53:06 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>italiano_l2</category><category>idea vita</category><category>il leopardi</category><category>opere leopardiane</category><category>poetica leopardiana</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/italiano_e_didattica/FRAMMENT.jpg" class="left" border="0" width="231" height="250" alt="" />Per ripresa poetica del Leopardi si intende il periodo degli anni 1828 1830 (soggiorno a Pisa ed ultimo ritorno a Recanati), che assiste al rifiorire dell’ispirazione e al suo tradursi nei versi dei grandi idilli.<br />
<strong>Si è generalmente </strong>convenuto di chiamarli grandi, per differenziarli dai piccoli del 1819 1821, accettando una definizione che risale al De Sanctis ed è stata fatta propria dalla critica idealistica; ma oggi più di uno studioso autorevole propone di respingerla, osservando che il termine piccoli può sembrare limitativo, se applicato a liriche di alto valore come L’infinito e Alla luna e che la definizione di idillio suona imperfettamente per A Silvia e per il Canto notturno che idilli propriamente non sono.<br />
Noi accettiamo la denominazione tradizionale per motivi di chiarificazione e semplificazione espositiva, facendo però notare che i canti del 1820 1830 sono ormai lontani dai primi idilli recanatesi, anche se talvolta ne riprendono e ne s<strong>viluppano</strong> i temi, per la maggiore complessità e ricchezza dell’ispirazione , per il carattere di alta contemplazione che il dolore del poeta vi assume e per la novità delle forme metriche cui sono consegnati.</p>
 
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	<title>Frammento XXXVII.</title>
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	<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:50:05 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>italiano_l2</category><category>idea vita</category><category>il leopardi</category><category>opere leopardiane</category><category>poetica leopardiana</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/italiano_e_didattica/LEOPARDI.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" />Datazione : composto a Recanati nel 1819<br />
<strong>Contenuto </strong>: è un breve dialogo tra due pastori.<br />
Il primo racconta al compagno il sogno che ha fatto : gli pareva che la luna si staccasse dal cielo e cadesse in mezzo di prato , divenuta piccola come una secchia, e a poco a poco, stridendo come un carbone acceso immerso nell’acqua, si spegnesse annerendo.<br />
<strong>Metro</strong> : endecasillabi sciolti<br />
<strong>Analisi : la </strong>prima traccia di questa lirica è in una rapida annotazione tra gli Argomenti di idilli.<br />
Il Leopardi sognò realmente di vedere cadere la luna.<br />
Il fatto portentoso è l’oggetto del dialogo tra i due pastori.<br />
Escluso dall’edizione fiorentina del 1831, nell’edizione napoletana  del 1835 trovò posto tra i frammenti , dai quali tuttavia si stacca per l’originalità dell’invenzione poetica, la sapienza della versificazione ela dolcezza del ritmo, scandito in misura perfetta.</p>
 
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	<description>Datazione : composto a Recanati nel 1819
Contenuto : è un breve dialogo tra due pastori.
Il primo racconta al compagno il sogno che ha fatto : gli pareva che la luna si staccasse dal cielo e cadesse in[...]</description>
	
	</item>
    
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	<title>Al conte Carlo Pepoli</title>
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	<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:46:09 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>laboratorio-di-poesia</category><category>idea vita</category><category>il leopardi</category><category>opere leopardiane</category><category>poetica leopardiana</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/italiano_e_didattica/POESIA_021.jpg" class="left" border="0" width="245" height="250" alt="" />Contenuto : la vita umana è simile ad un sonno pieno di angosce e di affanni.<br />
Se essa non ha l’intento di raggiungere un nobile scopo , <strong>cioè la felicità</strong>, è oziosa, com’è oziosa, al di là delle apparenze, la vita dei pastori, dei contadini, dei marinai, dei guerrieri e dei mercanti.<br />
Nessuno di costoro consegue mai la bella felicità agognata da tutti.<br />
Eppure la natura aveva provveduto agli uomini implicandoli in vari negozi che facessero loro dimenticare l’infelicità.<br />
Perciò, se l’uomo non anticipa da sé la propria morte, invano cerca rimedi alla brama inappagata della felicità.<br />
Anche colui che è in apparenza felice è oppresso dalla noia  alla quale neppure il fascino femminile può sottrarlo .<br />
Il Leopardi sente ormai venir meno in sé la capacità dell’immaginazione; quando questa gli sarà venuto meno del tutto insieme con la facoltà di crear poesia, allora egli si rivolgerà all’indagine del vero, agli studi men dolci.<br />
<strong>Metro </strong>: endecasillabi sciolti<br />
<strong>Analis</strong>i : l’epistola poetica Al conte Pepoli in occasione di una seduta pubblica dell’Accademia dei Felsinei alla quale il Leopardi fu invitato a partecipare.<br />
L’autore si svolge alquanto fiaccamente noti concetti già esposti in liriche precedenti e nelle Operette Morali: la vita umana è ozio se non approda al conseguimento della felicità, la noia opprime l’uomo, specie quello che non è pressato dal bisogno materiale.<br />
Interessante è invece la dichiarazione del poeta sui nuovi orientamenti della sua attività intellettuale: venuto ormai meno in lui ogni capacità emotiva e di conseguenza ogni inclinazione alla poesia, egli si dedicherà alla speculazione del vero.<br />
Vi è insomma nell’epistola la volontà di giustificare gli studi filosofici , unica possibilità per il poeta che si sente mancare la vena e che già con le Operette ha tentato di sistemare le verità scoperte.</p>
 
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Se essa non ha l’intento di raggiungere un nobile scopo , cioè la felicità, è oziosa, com’è oziosa, al di là delle[...]</description>
	
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	<title>Consalvo</title>
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	<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 09:52:25 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/italiano_e_didattica/CONSALVO.jpg" class="left" border="0" width="198" height="250" alt="" />Contenuto : Consalvo giace sul letto di morte, abbandonato dagli amici, presso di lui è la sola Elvira, ardentemente amata dal giovane che tuttavia non le ha mai rivelato la sua passione . sentendo avvicinarsi la morte Consalvo confessa alla donna il suo amore e le chiede supplichevole un bacio. Elvira, mossa a pietà, bacia più volte la bocca del morente. Consalvo dichiara di morire contento perché ha conosciuto le due sole cose belle del mondo ; l’amore e la morte in giovane età.<br />
Anche la felicità, per lungo tempo ritenuta un sogno, gli si è rivelato cosa reale.<br />
Augurata alla donna una vita beata e pregatala di mandare un sospiro al su feretro, Consalvo muore prima del tramonto del giorno, l’unico felice della esistenza.<br />
<strong>Metro</strong>; endecasillabi sciolti.<br />
<strong>Analisi:il </strong>Consalvo, che non è tra i testi leopardiani più felicemente risolti, e d’altra parte uno dei più discussi.<br />
Si è disputato a lungo sulla cronologia, concludendo che, per quanto abbozzato al tempo dei primi idilli, come indicherebbero certe affinità con la Telesilla e il sogno, deve essere stato composto durante la seconda dimora fiorentina del poeta; questa conclusione porta con sé l’identificazione di Elvira con Fanny Targioni Tozzetti, Aspasia secondo il Ranieri.<br />
Allora discussione si è svolta sul terreno più propriamente estetico; il Consalvo ritenuto dal De Sanctis uno dei canti  più alti del leopardi, è statio successivamente giudicato con severità dal Carducci in poi.<br />
Spiace alla critica novecentesca il tono sentimentale prevalente nella lirica, l’indulgenza verso certe forzatura melodrammatiche e certe ambiguità stilistiche inconsuete al nostro poeta.<br />
Per questo il canto è parso una prova decisiva della scarsa attitudine del leopardi a creare forme drammatico narrative di poesia, della poco felice disposizione della sua fantasia a staccarsi dalla lirica pura, soggettiva.<br />
Anche chi, come il Binni, ha giudicato <strong>il Consalvo in </strong>rapporto alla nuova poetica Leopardiana, anti idillica ed eroica, ha dovuto convertire che il tentativo del poeta di trasfigurarsi nelle forme oggettive di un personaggio è fallito.<br />
L’ispirazione marcatamente autobiografica del canto resta evidente, come evidente resta una traccia dell’agonismo del poeta: Consalvo è detto disdegnoso del suo destino.<br />
Le indagini degli studiosi si sono volte anche alla individuazione delle fonti.<br />
Il Consalvo fu pubblicato per la prima volta nell’edizione napoletana del 1835 e collocato tra i primi idilli e la canzone alla sua donna.<br />
Gli studiosi vedono in questa collocazione un tentativo del Leopardi di togliere ogni possibilità di riferimento alla sua reale situazione affettiva.</p>
 
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	<item>
	<title>A se stesso</title>
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	<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 09:48:02 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>laboratorio-di-poesia</category><category>a se stesso</category><category>leopardi</category><category>metrica</category><category>pensiero leopardiano</category><category>poetica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/italiano_e_didattica/ASESTESSO.jpg" class="left" border="0" width="170" height="250" alt="" />Contenuto: dopo l’ultima illusione, l’amore, il cuore del poeta riposerà per sempre.<br />
Ormai egli sente morta in sé non solo la speranza, ma anche la brama dei cari inganni.<br />
Nessuno cosa è degna dei morti del cuore; la vita è noia e dolore e il mondo è fango, l’unica certezza delle vita è di morire.<br />
Il cuore disprezza dunque se stesso, la natura e la vanità infinita di tutte le cose.<br />
<strong>Metro</strong>: strofe libera.<br />
<strong>Analisi:</strong> il canto A se stesso, che gli studiosi mettono in relazione con il contemporaneo abbozzo dell’inno ad Arimane, il dio che nell’antica religione iranica è personificazione del male ,esprime uno stato d’animo ridotto al limite della disperazione.<br />
Il poeta, dopo alcuni anni di vaneggiamento amoroso, di cui fanno fede il pensiero dominate, amore  e morte e il Consalvo, ha subito la più amara delle delusioni: l’incanto si è spezzato e la vita, gli si rivela come assoluta vanità.<br />
Non c’è più margine per le illusioni nello spirito del poeta; il dolore e tedio scandiscono il lento fluire delle sue ore e l’infinita vanità del tutto si allarga a dismisura davanti al suo occhio disincantato.<br />
Ne è nata una lirica di brevi dimensioni, una sorta di concitato colloquio con il cuore sofferente, punteggiato dai frequenti imperativi nei quali si traduce un’erotica volontà di superamento del mondo, delle sue misure, delle sue brutture.<br />
All’alta tensione morale corrisponde un’alta tensione stilistica: le frasi s’incalzano rapide e brevi, aliene dal ritmo largo e  melodico degli altri canti di Aspasia.<br />
La critica ha dato giudizi discordi A se stesso, alle valutazioni negative del <strong>Croce e del Russo </strong>si oppongono con graduazioni diverse i riconoscimenti positivi del De Robertis.<br />
E’ un canto di verità, perché si solleva su di un mondo demitizzato, sfrondato dagli allori e dai mirti, dalle promesse, dalle speranze e dai ricordi, ma in cui pure il poeta ha il coraggio di fissare il suo sguardo e la sua vita; un mondo privato di tutto, meno che della tensione eroica e, occorre ricordarlo della poesai.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110204094802"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110204094802?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110204094802" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110204094802&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano_e_didattica%2Finterventi%2F2011%2F02%2Fa-se-stesso-2"/></p>
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	<description>Contenuto: dopo l’ultima illusione, l’amore, il cuore del poeta riposerà per sempre.
Ormai egli sente morta in sé non solo la speranza, ma anche la brama dei cari inganni.
Nessuno cosa è degna dei[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Aspasia</title>
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	<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 09:45:15 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>laboratorio-di-poesia</category><category>leopardi</category><category>metrica</category><category>pensiero leopardiano</category><category>poetica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/italiano_e_didattica/ASPASIA.jpg" class="left" border="0" width="250" height="179" alt="" /><strong>Contenuto </strong>: il volto di Aspasia torna spesso dei pensieri del poeta.<br />
Riappare alla memoria la superba visione della bellissima donna quand’egli la conobbe nell’intimità della casa, nello splendore della sua eleganza, nell’incanto della sua femminilità e nella dolcezza dei suoi atti materni: egli ne fu ferito e per due anni portò con in sé la dura piaga.<br />
La bellezza di Aspasia fu per il poeta simile ad un raggio divino.<br />
L’uomo innamorato crea con la propria fantasia un ideale femminile, superiore alla realtà questo adora.<br />
Quando si avvede che la donna reale non è quella che ha immaginato, resta deluso e accusa ingiustamente la donna, alla quale la natura non ha concesso altezza di mete tale da concepire i nobili sentimenti che ispira all’uomo che l’ama.<br />
Aspasia non può immaginare quali pensieri, quali emozioni, quali deliri abbia destato nel poeta: ora <strong>quell’Apsaia è </strong>morta perché è venuta meno quell’idea amorosa alla quale egli aveva attribuito perfezione divina; quella idea egli amò, sebbene fosse consapevole delle frodi e delle arti della seduzione femminile.<br />
Aspasia è l’unica donna che abbia veduto il poeta supplichevole e tremante, intento a spiare ogni suo sguardo, ogni suo gesto.<br />
Spezzato l’incanto, egli ha ripreso la sua libertà dopo la lunga servitù amorosa e se ne compiace nonostante i suoi giorni siano pieni di tedio.<br />
Una vita senza illusioni è come un’oscura notte d’inverno, ma gli è sufficiente motivo di conforto e di vendetta sul destino starsene sdraiato immobile sull’erba e, contemplando il mare, la terra e il cielo, ridere della vanità di tutte le cose.<br />
<strong>Metro. </strong>Endecasillabi sciolti.<br />
<strong>Analis</strong>i . il canto  A se stesso segna il momento culminante della disperazione del poeta; Aspasia denota invece uno stato d’animo non ancora rasserenato, ma più distaccato.<br />
La passione si è spenta, anche se la visione della donna, ridestata da un volto femminile o dal profumi dei fiori che investe le vie cittadine che un tempo innalzò dell’idea, staccandola da ogni materialità.<br />
Ora la fantasia del poeta può ritrarre Aspasia nel suo fascino corporeo, indugiando realisticamente sui particolari e quasi voluttuosamente accarezzando l’immagine desiderata.<br />
Il Leopardi, innamorato deluso, sembra voler giustificare il fatto di aver amato e svolge quei concetti già enunciati nella canzone alla sua donna e nel pensiero dominante; in Aspasia essi sono però seguiti dalla polemica contro il sesso femminile, troppo inferiore all’uomo, perché inetto a comprendere gli slanci ideali e i fervori emotivi.</p>
 
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	<description>Contenuto : il volto di Aspasia torna spesso dei pensieri del poeta.
Riappare alla memoria la superba visione della bellissima donna quand’egli la conobbe nell’intimità della casa, nello splendore[...]</description>
	
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	<item>
	<title>L’infinito</title>
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	<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 10:15:13 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>laboratorio-di-poesia</category><category>giacomo leopardi</category><category>metrica leopardiana</category><category>poesie varie</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/italiano_e_didattica/infinito.jpg" class="left" border="0" width="250" height="188" alt="" /><strong>Contenuto</strong>: sempre cari furono al poeta il colle Tabor e la siepe che impedisce alla vista di spaziare e di giungere all’ultimo orizzonte.<br />
Ma il pensiero può ugualmente immaginare il silenzio e la quiete altissima degli spazi senza confini, cosicché il cuore ne resta quasi sbigottito (infinito dello spazio).<br />
La voce del vento, segno di una presenza reale e definita nel tempo, richiama per contrasto al poeta l’idea dell’eterno  (infinito del tempo); così nell’immensità si smarrisce lo spirito, confortato dalla dolcezza dell’immaginazione.<br />
Metro: endecasillabi sciolti.<br />
<strong>Analisi</strong>. Sull’infinito il poeta ha meditato a lungo, come provano numerosi luoghi dello Zibaldone.<br />
Le meditazioni leopardiane prendono forma artistica in questo che la critica generalmente riconosce il più perfetto tra gli idilli.<br />
La poetica del nostro fondata, anche sul potere evocativo della parola, in particolare di quei vocaboli che indicano moltitudine, copia, grandezza, è qui pienamente e felicemente realizzata.<br />
Gli interminati spazi, i sovraumani silenzi, la profondissima quiete, l’eterno  e la morte stagioni destano nel poeta sentimenti ed immagini quanto mai suggestivi pur nella loro indeterminatezza; il sentimento dell’infinito spaziale e temporale si accompagna ad un attimo di sbigottimento di fronte al nulla eterno e ad un successivo momento di dolcezza di più lunga durata, la dolcezza di chi ama annullarsi nell’immensità.<br />
Al ritmo di questo processo contemplativo si adegua il ritmo dolce e lento dell’endecasillabo, scandito con sapienza e variato dall’uso accorto degli enjambements, delle pause, un ritmo indissociabile dall’esperienza spirituale dell’uomo a colloquio confidenziale con se stesso e con gli oggetti dal suo potere immaginativo.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110121101513"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110121101513?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110121101513" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110121101513&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano_e_didattica%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fl%25e2%2580%2599infinito"/></p>
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	<title>Frammento XXXIX spento il diurno raggio in occidente</title>
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	<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 10:12:45 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>lettura_scrittura</category><category>le poesi leopardiane</category><category>peniero e poetica</category><category>pessimismo leopardiano</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/italiano_e_didattica/leopardi_02.jpg" class="left" border="0" width="228" height="250" alt="" /><strong>Contenuto.</strong> Una donna si avvia misteriosamente ad un convegno d’amore nel silenzio di una landa in una notte tranquilla e illuminata dalla luna.<br />
Lo spettacolo ch’ella contempla sembra prefigurarle la gioia che il cuore le promette.<br />
All’improvviso il cielo si oscura di membri ed una terribile tempesta con vento, pioggia e folgori l’atterrisce e le costringe a rivolgere indietro i suoi passi .<br />
Nello stesso momento la bufera si placa e la donna resta impietrita , forse morta o agghiacciata dallo spavento.<br />
Metro: terza rima<br />
<strong>Analisi:</strong>nella prima stesura del canto il Leopardi fingeva se stesso quale protagonista della vicenda; nel felice intervento sul testo operato per l’edizione napoletana, introdusse una misteriosa ed evanescente figura femminile, unico segno della presenza umana nello sfondo prima silente, poi turbato della natura.<br />
Chi sia questa donna ed in quale cerchio di simboli essa chiuda la sua rapida apparizione nella poesia, non importa indagare; converrà piuttosto notare come il Frammento XXXIX, tra reminiscenze virgiliane, dantesche e petrarchesche che hanno lasciato traccia nelle immagini e nel lessico, anticipi quel tema idillico che il Leopardi più maturo sentirà congeniale alla sua fantasia, quella poesia della notte che alcuni dei Canti più grandi hanno fissato indelebilmente nella nostra memoria di lettori.<br />
Meno persuasiva riesce la rappresentazione della tempesta con quell’accumularsi di particolari terrificanti, indizio di virtuosismo descrittivo più che di capacità evocativa; ma gli ultimi versi, sui quali il poeta operò in misura discreta , ripropongono efficacemente il tono misterioso col quale la vicenda narrata si è aperta,.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110121101245"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110121101245?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110121101245" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110121101245&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano_e_didattica%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fframmento-xxxix-spento-il-diurno-raggio-in-occidente"/></p>
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	<title>Il primo amore ( G. Leopardi)</title>
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	<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 09:32:54 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>laboratorio-di-poesia</category><category>analisi del il primo amore</category><category>pensiero leopardiano</category><category>poesie leopardiane</category><category>poetica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/italiano_e_didattica/amore.jpg" class="left" border="0" width="250" height="199" alt="" /><strong>Contenuto </strong>: il poeta rievoca la sua prima esperienza amorosa, i pensieri ed i sentimenti che si avvicendarono in lui, mentre l’immagine della donna amata gl’impediva di prendere sonno durante la notte che precedette il giorno della partenza di lei dalla casa paterna, le voci ed i suoni che all’alba segnarono quella partenza, la sopraggiunta malinconia, la scontentezza di se medesimo, il suo momentaneo disinteresse per gli studi fino allora tanto diletti.<br />
Rivolgendosi infine alle nobili anime del cielo, le chiama a testimonianza della purezza del suo amore che continua ad alimentarsi del ricorso.<br />
Metro: terza rima.<br />
<strong>Analisi </strong>: nel dicembre del 1817 Gertrude Cassi maritata Lazzeri, cugina di Monaldo, fu ospite alcuni giorni di casa Leopardi.<br />
Nelle Memorie del primo amore Giacomo ha narrato con apparente distacco le sue vicende d’animo legate alla rapida storia di quella passione.<br />
Nel caldo della malinconia nacquero anche i versi che furono successivamente rielaborati per l’edizione bolognese del 1826; altri ritocchi furono apportati al testo per l’edizione  fiorentina del 1831.<br />
L’elegia, abilmente intessuta di reminiscenze letterarie, mostra nel leopardi una viva e diretta partecipazione alla vicenda sentimentale e la sua capacità, come nelle Memorie, di analizzarsi, ma difetta di una autentica ispirazione poetica.<br />
Troppo immediato, troppo scoperto è il lato autobiografico perché possa annullarsi o risolversi nella memoria fantastica e quindi nel ritmo della poesia.<br />
Non vi mancano tuttavia similitudini ed immagini pregevoli.<br />
Una lettura attenta, puntuale del testo può condurre alla scoperta di altri momenti felici, senza però sovvertire il giudizio ricorrente nella critica che sconfina il valore dell’elegia entro i limiti di un documento della formazione dei moduli lirico psicologici del giovanissimo poeta.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110120093254"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110120093254?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110120093254" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110120093254&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano_e_didattica%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fil-primo-amore-g.-leopardi"/></p>
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	<title>Il Parini ovvero della gloria</title>
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	<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 10:27:31 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>italiano_l2</category><category>dialoghi leopardiani</category><category>giacomo leopardi</category><category>la vita e il leoaprdi</category><category>parini e leopardi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/italiano_e_didattica/parini.jpg" class="left" border="0" width="152" height="250" alt="" /><strong>Argomento</strong>: immagina il Leopardi che Giuseppe Parini, uomo di alto intelletto e di grande nobiltà d’animo, si rivolga ad un discepolo giovane d’indole e di ardore incredibile ai buoni studi, e di aspettazione meravigliosa, per esporgli le sue riflessioni sulla gloria, in particolare su quella che proviene degli studi filosofici e d letterari, la sola concessa oggi agli uomini di nascimento privato, poiché quella che nasce dale grandi azioni non è più consentita.<br />
Valga l’esempio di Vittorio Alfieri il quale, non potendo agire, scrisse cose grandi.<br />
L’autore si sofferma poi ad enumerare tutte le difficoltà che si frappongono al conseguimento della gloria letteraria; esiguo numero di persone in grado di giudicare, cattiva disposizione dei lettori grande numero di libri di nessun valore .<br />
Non minori ostacoli impediscono la gloria che si spera dagli studi filosofici o scientifici unite in queste discipline, pregiudizi, diffidenze ecc. cosicché il più delle volte solo il riconoscimento dei posteri attribuisce ai loro cultori un tardivo inadeguato compenso.<br />
In conclusione, anche ammesso che uno riesca a conseguire la gloria, gliene derivano noie e sofferenze.<br />
<strong>Analisi . </strong>il Parini, la più ampia tra le operette Morali raggiunge la dimensione al forma di un trattatello come indica il sottotitolo alla maniera classica e la partizione in dodici densi capitoletti.<br />
Del trattato ha l’andamento, il tono fondamentale prosaico, la frequenza delle digressioni dal tema principale  che è quello dell’inconsistenza della gloria .<br />
La critica ha notato che il Leopardi nell’atto stesso in cui allinea o deduce l’una dell’altra le sue argomentazioni contro la gloria, ce ne fa provare uno struggente desiderio.<br />
Ma ciò non basta per dare a quest’operetta, sicura e precisa nello stile, veramente e quella bellezza che sono proprie delle scritture veramente poetiche.<br />
Solo a tratti, ad esempio nella chiusa bellissima, la commozione dell’autore rompe il duro involucro della freddezza stilistica.<br />
Sulle ragioni per cui il Leopardi ha intitolato dal Parini la sua operetta hanno lungamente discorso il Della Giovanna, il Porena e il Fubini nei citati commenti.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110114102731"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110114102731?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110114102731" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110114102731&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano_e_didattica%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fil-parini-ovvero-della-gloria"/></p>
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