La scrittura è una forma di comunicazione, non è una forma di solitudine: si scrive per raccontare qualcosa e qualcuno.
Poi quel qualcuno smette di avere un volto, e diventa una moltitudine indistinta.
Si scrive per gli altri dunque. Ed è questa la molla che spinge a farlo. Spesso scrivere è un modo per riflettere sulla propria vita, o anche un modo per rendere più sopportabile li dolore. Altre volte è proprio il gusto, il piacere di raccontare qualcosa. Scrivere soltanto per rielaborare gli eventi che si sono vissuti è rischioso, porta a un autobiografismo che non serve a nessuno.
Ma trasformare le storie personali in qualcosa di universale, rielaborandole, è certamente l’approccio più giusto. Voi dovete scrivere per sedurre il mondo. Avere l’ambizione di tenere sulle vostre pagine, un lettore che della vostra vita, dei vostri pensieri no sa nulla. Rubare il tempo al vostro lettore, che cercherà di stare con voi attraverso quello che scrivete.
Trasformare qualcosa di vostro, in qualcosa che diventa di tutti: in qualcosa che con il tempo diventa ancor più dei vostri lettori che di voi stessi.
Quando pubblicate qualcosa scritto da voi, quel qualcosa smette di appartenervi per appartenere al mondo.
La nevrosi che riguarda da subito è di un altro tipo, ed è l’ansia da pagina bianca. Ovvero il momento dell’inizio.
La paura maggiore, è quella di non poter arrivare a pagina cento o anche di più.
Il segreto per liberarsi da quest’ansia è di non pensare mai al proprio racconto nella sua completezza: dunque è opportuno dividere il testo in porzioni di testo, che possono essere dei capitoli, e procedere capitolo per capitolo.
I progressi creativi che regolano la scrittura non vogliono progetti.
L’idea che gli scrittori, prima di cominciare una storia, abbiano davanti a loro uno schema preciso di quello che faranno è tra le più sbagliate che ci siano.
Si naviga vista, lasciando che la storia prenda forma da sé. Si capisce che dentro quei pensieri in libertà un metodo c’è. Solo che bisogna lasciarlo libero, e non darsi delle costrizioni.
Si deve scrivere ogni giorno, anche se non sembra di avere delle buone idee.
Imporsi di farlo è la cosa più importante, ma questa imposizione, che a prima vista può sembrare odiosa, darà i suoi frutti.
Dunque la decisione da prendere, all’inizio, è soprattutto metodologica. Darsi un ritmo di lavoro, che possa essere rispettato, anche solo di mezz’ora al giorno; decidendo un numero di battute predefinito minimo.(es. 1600 battute di testo che vuol dire una pagina di libro stampato.)
Se è possibile è meglio utilizzare un computer, alla fine del lavoro, leggerlo prima sul monitor e poi stamparlo. Infine rileggerlo stampato, correggerlo a penna e ristamparlo ancora una volta in una versione pulita.
Fermatevi al massimo dopo due pagine, la scrittura è un esercizio che stanca, la concentrazione scende lentamente, scrivere troppo vuol dire rischiare di peggiorare riga dopo riga.
Anche se avete delle buone idee sappiate che non è necessario metterle subito una di seguito all’altra.
E’ importante avere la sensazione di scrivere qualcosa di concreto, con un buon numero di pagine.
Rivedrete il testo con maggiore attenzione più avanti, quando ormai sarete sicuri che state scrivendo veramente.

Gabriella Casarino








