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La filosofia del Foscolo

Il Foscolo e la sua poesia....

Nella sua eccezionale esperienza di vita, nell’intima partecipazione al travagliato processo di trasformazione di un’epoca e di una società, il Foscolo maturò un senso del concreto, una coscienza dei valori della storia, della tradizione, della patria, che lo distaccano da quegli atteggiamenti illuministici, ai quali, malgrado la sensibilità preromantica, resta legato l’Alfieri.
Egli giudica funestassimo errore distinguere natura da società, perché la natura dell’uomo è osservabile solo nello stato di società, in cui soltanto possiamo vivere; e concepisce l’individuo come reale soltanto nell’ambito di una patria e di una tradizione.
Le Muse, dee della memoria, sono perciò animatrici del pensiero mortale e la poesia ha come supremo, che è insieme la sua più alta giustificazione, quello di conservare eterno il ricordo si ciò che fu grande, eroico, fulgido di virtù e di bellezza.
La sua formazione mentale, lo porta a limitare la propria osservazione al campo dei fatti sperimentai, rendendolo diffidente di ogni spiegazione metafisica.
Egli proclama che il cielo ha destinato il mortale alla fatica all’illusione e la nulla.
Contro la fatale opera del tempo che tutto distrugge il Foscolo celebra l’eternità della poesia, che vince il silenzio dei secoli, e di fronte al dominio della forza e dell’ingiustizia, esalta l’eroismo di chi difende la libertà e la giustizia, e agli istinti ferini dell’uomo contrappone le virtù della compassione e del pudore.
Gli mancava la capacità di analizzare le idee e di connetterle coerentemente.
Ciò non significa che parecchie sue osservazioni particolari non siano esatte e penetranti.
Il difetto di capacità analitica è compensato dalla vivace forza intuitiva.

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