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La visione manzoniana della vita

Il Manzoni non è un idillico e un evasivo.

Già nei sermoni affiora il suo temperamento drammatico, una segreta inquietudine e incertezza, una visione pessimistica dell’uomo.
La fede rappresenta la risoluzione dei dubbi e delle incertezze nella luce di una verità ferma e obiettiva, indipendente dei limiti e dalle oscillazioni individuali,e insieme l’aiuto a penetrare in fondo la realtà contraddittori e razionalmente inesplicabile della vita.
La concezione manzoniana della vita è la realtà vista integralmente alla luce del Vangelo.
Egli concepisce Dio soprattutto come Amore e Provvidenza, non come Potenza e Gloria; come Giustizia, ma anche , più che Dante, come Misericordia.
Di fronte a Dio egli vede l’uomo corrotto, miserabile, peccatore, nel cui animo si agita continuamente la lotta fra la passione e ragione.
E’ una lotta risolubile soltanto mediante il soccorso divino, dato a chi si abbandona fiduciosamente a Dio e fa coincidere la propria volontà con la sua.
Il mondo antico è per il Manzoni un mondo dominato dalla legge e dall’ideale della passione, cioè da una legge e da un ideale opposti a quelli cristiani.
Contro l’esaltazione degli eroi contro il culto degl’individui eccezionali.
L’eroismo come lo concepisce il Manzoni è un eroismo tutto interiore, non del gesto, ma dell’ubbidienza alla legge morale.
Il popolo non è per lui una categoria di valore e la definizione i umili è una definizione non classistica, ma morale.
Alcune delle sue pagini più notevoli di rappresentazione dell’umanità collettiva sono dominate appunto del contrasto fra la ragione e la passione.
Per il Manzoni la vita non è un facile idillio, ma una terribile prova, nella quale la libera volontà individuale rischia ad ogni istante un destino eterno.

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