Intorno al Carducci si adunò, idealmente e anche attraverso rapporti personali e affini consuetudini di vita, un gruppo di studiosi e poeti, di origine toscana e emiliana, nella cui opera si riflettono o trovano consonanza taluni aspetti della personalità del maestro.
Il romagnolo Severino Ferrari, carissimo al Carducci, di cui fu assistente, lavora i suoi versi sul filo della ricostruzione culturale, imitando con fine abilità la lingua e i metri dell’antica poesia, come più volte aveva fatto il maestro.
Ma in altri momenti più personali, disegnando quadretti di vita familiare e campagnola, sembra preannunziare certi aspetti della poesia del Pascoli.
Ancor più sollecitata da inclinazioni nuove è la produzione del fiorentino Enrico Nencioni e del bolognese Enrico Panzacchi.Entrambi, e soprattutto il primo, buoni conoscitori delle letterature straniere moderne, sul fondo carducciano innestarono esperienze diverse.
Certi temi del Nencioni (come quello del giardino abbandonato) anticipano i tipici temi dannunziani, mentre alcune liriche del Panzacchi, come Incantesimo vano e Visita in villa, preludono, nell’impostazione e nel tono e a quella che sarà chiamata poesia crepuscolare.
Italiano e Didattica
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in: Lettura-scrittura
I carducciani
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