La Ronda e la prosa d’arte.

Una nuova forma di prosa.

La guerra 1914 1918 segnò per certi aspetti la crisi individuale delle diverse e disordinate esperienze culturali del primo novecento, soprattutto degli atteggiamenti individualistici e antitradizionali, dominati dal Leonardo al futurismo.
Negli ultimi anni immediatamente posteriori alla fine della guerra una nuova rivista, la Ronda non più fiorentina, ma romana, raccolse un gruppo di scrittori, fra i quali i più notevoli sono Cardarelli, Cecchi, in contrapposizione al tumulto e al disordine romantico della letteratura nel periodo della Voce e del futurismo.
I rondisti intendevano riallacciarsi alla più grande e schietta tradizione italiana, interrotta dopo Manzoni e Leopardi, e assunsero a modello soprattutto il Leopardi, del quale ripresero la dottrina della lingua elegante e celebrarono la perfezione stilistica sia come poeta che come prosatore .
Al Leopardi dedicarono un fascicolo intero della rivista con una scelta di brani dallo Zibaldone.
Ma il tradizionalismo della Ronda anche se toccò punte di esagerato conservatorismo non fu esclusivista.
Nelle sue pagine vennero presentati o discussi anche scrittori stranieri.
Il legame con la tradizione, e specialmente col Leopardi è esplicito nei versi del direttore della rivista Cardarelli.
Non sempre l’ispirazione lo sorregge e allora il suo discorso ha una cadenza piatta, una freddezza ragionativa.
Al modello stilistico del Leopardi delle Operette morali si richiamano anche le prose fantastiche ed evocative, di Cardarelli, come Viaggi nel tempo.
La prosa d’arte è qualcosa di mezzo fra il racconto e la poesia : un racconto che assume modulazioni e linguaggio poetici, tendendo a una certa fissità atemporale, o un’evocazione lirica che si distende in volute più ampie e più libere di quelle del verso.
Le prose di Cecchi, fra le quali ricordiamo Pesci rossi, sono di argomento molto vario.
Una sensibilità sottile e vibrante vi è sorretta da un’acuta e lucida intelligenza, da una cultura ricca e raffinata, non soltanto letteraria, ma artistica e filosofica, da una sapienza tecnica che rasenta e qualche volta tocca il virtuosismo.
Alcuni degli scritti di Cecchi hanno apertamente la struttura di un poemetto in prosa: le frasi vi si dispongono in cadenze e volute ritmiche dal disegno intimamente rigoroso anche se libero dagli schemi soliti della poesia in versi.
Le battute riflessive sono come le smorzature in una musica, una trepidazione raccolta del sentimento e della fantasia alleggerisce le parole e le fonde in accordi densi e rapiti.

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