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Croce e la letteratura italiana

La teoria del Croce.

Oltre che in maniera indiretta con la teoria e con i metodi, il Croce ha contribuito direttamente a un rinnovamento vasto e profondo della critica e storiografia della letteratura italiana con indagini e giudizi particolari su quasi ogni scrittore e periodo di essa.
Importanti e feconde di sviluppi sono le sue interpretazioni di aspetti della letteratura del Rinascimento, come il petrarchismo e la poesia in latino.
Fondamentali, e punto di partenza obbligato per ogni ulteriore indagine, sono gli studi sulla letteratura del seicento, nei quali viene per la prima volta esplorata sistematicamente con rigore di canoni critici e storiografici tutta una zona della nostra civiltà letteraria prima studiata quasi generalmente in maniera superficiale e polemica.
Notevole anche la prospettiva aperta sull’Arcadia, considerata come una delle manifestazioni.
Al punto dell’Arcadia il Croce riconduce, in contrasto con la visione storica del De Sanctis, anche l’opera dei Parini, mentre vede nell’Alfieri l’inizio della nuova poesia.
Di capitale importanza sono degli studi sulla letteratura veristica e su quella in genere della seconda metà dell’Ottocento, che in diversi casi hanno costituito un’autentica scoperta di valori artistici e spesso la prima seria impostazione critica di problemi relativi ad autori e movimenti letterari.
Meno significativi invece sono i saggi sui grandi del primo Ottocento, anche se non scarsi di indicazioni stimolati.
Nelle sue linee generali il lavoro del Croce intorno alla nostra letteratura, in confronto con quello della critica romantica, e in particolare del De Sanctis, è caratterizzato dalla rivalutazione dell’educazione letteraria e della tradizione; dalla liberazione del giudizio estetico da ipoteche politiche e moralistiche e da un riferimento non mediato della letteratura alla vita sociale; dalla prospettiva più ampiamente europea in cui sono considerati aspetti e svolgimenti della letteratura italiana.
Il Croce è prosatore di svariate qualità e intonazioni: nei suoi scritti il profilo psicologico succede alla pagina tecnicamente filosofica, l’analisi morale all’aneddoto storico, l’affresco culturale alla rievocazione di un capolavoro d’arte e alla punta polemica.
La sua pagina ha un’architettura organica e un respiro ampio: ricca di particolari del ragionamento e del sentimento.
Per questo aspetto si contrappone nettamente alla tendenza del D’Annunzio.

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