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Federico Tozzi

In Italia questa crisi della personalità si manifesta soprattutto nell’opera di Italo Svevo e Luigi Pirandello.

Ma se ne può cogliere qualche aspetto anche in quella di uno scrittore, rimasto quasi ignoto al suo tempo e per il quale invece oggi è vivo l’interesse: il senese Federico Tozzi.
Le opere principali di Tozzi sono una raccolta di prose liriche.
Con Bestie Tozzi è stato uno degli iniziatori in Italia del gusto per il frammento lirico autobiografico.
Il libro è composto di brevi prose, nelle quali l’autore tende a trasfigurare poeticamente impressioni e immagini del mondo esterno in forme allucinate e misteriose, fondendole con le suggestioni spesso deformanti che salgono dal fondo della sua sensibilità tormentata.
La disposizione lirico autobiografica permane nei romanzi, ma congiunta con una caparbia volontà di obiettivazione, che nasce da un bisogno di natura etica prima che artistica.
Tozzi possedeva una natura complicata e torbida, ondeggiante fra sensualità e misticismo, timidezza e violenza.
Non riusciva ad avere una visione limpida della realtà, perché la sua vita interiore esaltata la deformava.
Si sentiva debole e inferiore di fronte alla natura e agli uomini, oppresso da un’oscura angoscia, e volle superare la propria debolezza, definendola nella sua opera di scrittore, dominando artisticamente quella realtà che lo soffocava.
Di qui lo sforzo di obiettivare le proprie esperienze nel romanzo, creando creature autonome, e insieme l’impegno di uno strenuo scavo stilistico.
L’irrazionalismo psicologico e l’introspettività avvicinano Tozzi alla narrativa europea di cui abbiamo fatto cenno e lo distaccano dal realismo, anche da quello di Verga, del quale tuttavia riconobbe l’alto insegnamento e che certo influì su altri aspetti della su arte.

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