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La poesia realistica

Porta e Belli i maggiori rappresentanti.

La tendenza più viva e più artisticamente feconda del nostro romanticismo fu quella realistica; e, dopo il Manzoni, i nostri più grandi poeti romantici sono da considerare il Porta e il Belli, rappresentatori potenti della vita nella sua più cruda realtà.
Al riconoscimento della loro grandezza nocque per molto tempo il pregiudizio accademico contro la forma dialettale, giudicata indizio di ispirazione limitata e popolaresca.
Ma il milanese Porta e il romanesco del Belli sono espressioni connaturate a una personale visione del mondo e alla rappresentazione di un determinato ambiente, linguaggi poetici non meno necessari e vivi che, per esempio, la depuratissima lingua letteraria del Canzoniere.
La poesia maggiore del Porta, malgrado certe apparenze, poggia su di un solido fondo di moralità, che riconosce come primo valore la schiettezza del sentimento in contrapposizione con l’ipocrisia.
E’ una moralità non predicata, ma infusa nella gagliarda ed evidente verità della rappresentazione.
Il Porta possiede un grande talento narrativo e drammatico, la capacità di evocare in pochi tratti l’atmosfera di un ambiente e di disegnare con rapidi tocchi incisivi un personaggio.
Generalmente non dipinge e non analizza direttamente ma fa in modo che ambiente e caratteri vengano fuori dai fatti e dalle parole dei protagonisti.
La realtà è guardata e dipinta con l’animo e con la voce del popolano, insieme scettico, rassegnato e sordamente ribelle a un mondo immobile e oppressivo, cristallizzato nell’inerzia e nell’ingiustizia fino alla spietatezza.

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