Le tragedie del Monti

La poetica del Monti

Opere d’occasione possono pure considerarsi le tragedie, alla cui composizione l’autore fu spinto anche dalla convinzione , ancora vigente che la vera grandezza di una poesia andasse misurata alla prova del genere tragico.
Le tragedie sono tre: Aristodemo, ispirata alla storia greca, Galeotto Manfredi alla storia italiana, Caio Gracco a quella romana.
Maestro di ogni tecnica letteraria, il Monti seppe dimostrare la propria abilità anche nel teatro e le sue tragedie furono rappresentate con grande e talvolta, come nel caso dell’ultima, strepitoso successo.
Tuttavia il Monti meno di ogni altra cosa possedeva spirito e attitudini tragiche.
Pine di imitazioni alfieriane e shakespeariane, di reminiscenze del teatro classico e francese , le sue tragedie hanno per lo più andamento descrittivo o declamatorio.
Anche la migliore , il Caio Gracco, manca di intima vita drammatica: è eloquenza e descrizione, non azione, un intreccio di parole fluenti e di gesti statuari.
Essa reca evidenti in sé i segni del tempo in cui fu scritta,
i personaggi parlano quasi sempre con enfasi tribunizia, in certi punti addirittura con calore giacobino.
L’ispirazione è libertaria, come in molte tragedie alfieriane, ma con meno coerenza e profondità.
L’ideale politico propugnato dall’autore sembra quello che risuona ripetutamente in bocca del protagonista: una libertà popolare fondata sulla giustizia e non sulla violenza.
Prive di significato poetico, le tragedie del Monti hanno importanza storico-culturale, sia come riflesso degli umori e degli ideali dell’epoca, sia come documenti di nuove tendenze del gusto, che attenuano e ammorbidiscono nella direzione del patetico sentimentale e delle intonazioni medie le strutture rigide e i toni della tragedia tradizionale.

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