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Pascoli: una vita nell’ombra della morte.

Il poeta Giovanni Pascoli.

La vita esteriore di Giovanni Pascoli è quella modesta e relativamente tranquilla di un professore di lettere: prima di lettere classiche , negli ultimi anni di letteratura italiana.
Fu iscritto nel 1862 al collegio di Urbino dove ricevette la solida preparazione in greco e latina ed ebbe alimentato il culto per l’antichità classica.
Proseguì gli studi a Rimini e poi a Firenze, e nel 1873, vinta una borsa di studio, si iscrisse alla facoltà di lettere a Bologna.
Dopo la laurea fu nominato insegnate di latino e greco nel liceo di Matera.
Poi ebbe la nomina a professore di letteratura latina nell’Università di Messina.
Ma dietro la trama di questa normale carriera professorale si svolge una vita intima trepida e turbata, ossessionata dal pensiero della morte e del male.
Un avvenimento della fanciullezza proietta la sua ombra su tutta l’esistenza del poeta: la morte del padre, ucciso con un colpo di fucile mentre tornava a casa, non si seppe mai da chi e per quali motivi.
La tragedia , che ispirò molte delle poesie più note del Pascoli, lasciò nel suo animo una ferita mai più rimarginata, costituì un nodo mai risolto della sua meditazione.
Alla morte del padre seguirono a non molta distanza quelle della sorella maggiore, Margherita, e della madre, poi i tre fratelli.
Il poeta sentì questi altri lutti quasi come una conseguenza del primo, che aveva spezzato per sempre la famiglia.
Il suo atteggiamento di fronte alla morte non è né di eroismo né di rassegnazione cristiana, ma insieme di sgomento e di ribellione.
Dal dolore nascente dal duplice mistero della morte e del male, che non sa dominare intellettualmente e ed eticamente, cerca difesa e rifugio nella contemplazione della natura e nella poesia, come in un surrogato del nido distrutto.
C’è anche in qualche momento della sua vita il tentativo di evadere in una forma di azione, nella quale si concreti la ribellino all’ingiustizia e alla crudeltà degli uomini,.
In una nota alla poesia La voce, dirà che allora si processavano come malfattori quelli che aspirano a togliere dal mondo il male. La definizione illumina l’ispirazione, non solo del giovanile ribellismo, ma degli atteggiamenti assunti più tardi, soltanto in sede poetica e oratoria, di un socialismo insieme umanitario e nazionalistico.
La seconda , e vera, vita del pascoli è la poesia, sentita anche come strumento di una rivalsa di fronte al mondo ingiusto, come dimostrate dell’altezza a cui era capace di elevarsi l’umile figlio dell’assassinato.
Precoce e abbondantissima la produzione poetica pasco liana, e fin dal’inizio nei due registri, italiano e latino.

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