Tra le poesia del Leopardi non comprese nei Canti, oltre a quelle della sua produzione adolescenziale , meritano di essere ricordate ; la cantica in terza rima Appressamento della morte in quattro canti, composta tra il novembre e il dicembre del 1816; l’idillio in endecasillabi sciolti Le rimembranze del 1816; il sonetto Letta la vita dell’Alfieri scritta da esso, del novembre 1817, in cui il giovane poeta si duole al pensiero di morire ignoto ed oscuro; i cinque Sonetti in persona di ser Pecora fiorentino beccaio, del 1817, a somiglianza dei Mattaccini del Caro contro uno scrittorello Guglielmo Manzi, bibliotecario della Barberiniana di Roma, cha aveva offeso due nobilissimi letterati italiani.
Le due canzoni funerarie dl 1819 e cioè per una donna inferma di malattia lunga e mortale e nella morte di una donna fatta trucidare col suo portato dal corruttore per mano ed arte di un chirurgo.
Nella prima si possono individuare presentimenti lirici delle canzoni sepolcrali del 1835 e del caro Amore e morte; nella seconda, ispirata ad un fatto di cronaca accaduto a Esaro, il poeta affronta un argomento scabroso, veristico, svolgendolo nei modi di un linguaggio abulicamente e petrarchesamente elegante.
Le due canzoni non furono pubblicate per l’opposizione di Monaldo e apparvero postume.
Tutte queste composizioni hanno limitato valore poetico.
Maggior interesse, almeno sul piano storico, presenta invece la satira I nuovi credenti, in terza rima, composta a Napoli nel 1836 dopo la Palinodia, alla quale si accosta per più di un motivo.
Rivolgendosi all’amico Ranieri, il Leopardi confessa che le sue dottrine non piacciono ad alcuno da un quartiere all’latro della città partenopea ed in particolare ad alcuni letterati che un tempo furono seguaci della filosofia ed ora si sono convertiti allo spiritualismo cattolico, accusando lui d’ateismo e di empietà.
Gli studiosi hanno creduto di poter4 identificare nel valoroso Elpidio Saverio Badacchini, uno dei principali collaboratori della rivista il Progresso, in Galerio il buon garzon Emidio Cappelli, anche’egli scrittore della predetta rivista oppure Raffaele Liberatore , lodatore degli inni Sacri del Maniani, e in un altro che grida: “Bella Italia, bel mondo, età felice/dolce stato mortal! “ Nicola Corica, autore di una Storia delle due Sicilie.
La polemica leopardiana assume toni assai violenti, addirittura impietosi, là dove insiste sui difetti fisici e sulle tare morali degli avversari.
La parte più felice della composizione è senza dubbio quella iniziale, in cui, come ha scritto il Croce, è rappresentata con tocchi rapidi ed efficaci l’immagine lieta della vita napoletana di quel tempo.
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