Questo sito contribuisce alla audience di

Sopra un bassorilievo antico sepolcrale

Datazione: Napoli tra 1834 e 1835

Contenuto : alla giovane donna effigiata nell’atto di allontanarsi dal mondo, senza lacrime ma pur mesta, il poeta non sa dire se debba giudicarla infelice o fortunata.
Essa abbandona gli affetti terreni per un soggiorno eterno nell’aldilà, forse è felice, ma chi considera il suo destino non può sospirare.
Miglior cosa sarebbe stata per lei non nascere.
Ma, una volta nata, morire nel fiore della speranza e della bellezza, se l’intelletto giudica esser cosa fortunata, anche i8l cuore dei più forti non può non provare una profonda pietà.
Se per l’uomo la morte precoce è sventura, come può la natura consentire che ciò accada a un innocente? Se invece è un bene, perché essa rende la morte il più grave dei mali sia per chi muore, sia per chi resta in vita piangere inconsolabile il defunto? La natura ci ha generati per illuderci nelle nostre speranze giovanili e per riserbarci una vita piena di affanni: perché anche la morte che ci libera dalle pene deve apparirci paurosa e triste?
Se la morte che la natura ci destina è sventura, più sventurato è colui che soffre per la morte dei suoi cari.
Se in realtà vivere è sventura e morire un dono gradito, chi mai potrebbe augurare la morte a una persona amata, senza speranza d’ incontrarla in un’altra vita e con la certezza di dover soffrire per la sua mancanza? Perché la natura divide crudelmente coloro che si amano? Ma essa nelle sue azioni si occupa di altro che del nostro bene o del nostro male.
Metro. Canzone libera.
Analisi.
Questa canzone, la più bella tra le due sepolcrali, che la critica non ha mostrato apprezzare molto, anche se oggi si assiste a una tendenza diversa.
Altre ascendenze sono indicate dagli studiosi i Teognide, in Sofocle e nella bibbia; ma tipicamente leopardiano è il timbro del canto, l’accento commosso e triste che si leva dalla meditazione sul nostro destino, il quale non ci consente neppure di considerare in termini di letizia quella morte che ci libera della pena di vivere.
In questa temperie poetica si dissolvono o rimangono marginali gli spunti polemici contro la natura, frequenti in tante pagine antiche e recenti del nostro scrittore.
Più evidenti affiorano quei motivi della solidarietà umana, dell’affetto che ci lega ai nostri cari, motivi già consegnati alla prosa del Dialogo di Plotino e di Porfirio e che torneranno con maggior vigore d’arte e di pensiero ne La ginestra.
La poesia apparve per la prima volta nell’edizione napoletana del 1835.

Ultimi interventi

Vedi tutti

Link correlati