Questo sito contribuisce alla audience di

L’infinito

Datazione : composto a Recanati nella primavera del 1819

Contenuto: sempre cari furono al poeta il colle Tabor e la siepe che impedisce alla vista di spaziare e di giungere all’ultimo orizzonte.
Ma il pensiero può ugualmente immaginare il silenzio e la quiete altissima degli spazi senza confini, cosicché il cuore ne resta quasi sbigottito (infinito dello spazio).
La voce del vento, segno di una presenza reale e definita nel tempo, richiama per contrasto al poeta l’idea dell’eterno (infinito del tempo); così nell’immensità si smarrisce lo spirito, confortato dalla dolcezza dell’immaginazione.
Metro: endecasillabi sciolti.
Analisi. Sull’infinito il poeta ha meditato a lungo, come provano numerosi luoghi dello Zibaldone.
Le meditazioni leopardiane prendono forma artistica in questo che la critica generalmente riconosce il più perfetto tra gli idilli.
La poetica del nostro fondata, anche sul potere evocativo della parola, in particolare di quei vocaboli che indicano moltitudine, copia, grandezza, è qui pienamente e felicemente realizzata.
Gli interminati spazi, i sovraumani silenzi, la profondissima quiete, l’eterno e la morte stagioni destano nel poeta sentimenti ed immagini quanto mai suggestivi pur nella loro indeterminatezza; il sentimento dell’infinito spaziale e temporale si accompagna ad un attimo di sbigottimento di fronte al nulla eterno e ad un successivo momento di dolcezza di più lunga durata, la dolcezza di chi ama annullarsi nell’immensità.
Al ritmo di questo processo contemplativo si adegua il ritmo dolce e lento dell’endecasillabo, scandito con sapienza e variato dall’uso accorto degli enjambements, delle pause, un ritmo indissociabile dall’esperienza spirituale dell’uomo a colloquio confidenziale con se stesso e con gli oggetti dal suo potere immaginativo.

Ultimi interventi

Vedi tutti

Link correlati