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La critica dell’età positivistica

Le varie critiche leopardiane

Malgrado la forza stimolante del saggio desanctisiano, non si può dire che il grande critico abbia avuto tra la generazione che è succeduta alla sua autentici continuatori, anche se più d’uno si rifà alle sue conclusioni: l’esigenza, da lui chiaramente avvertita, di fondare su di una base di fatto la sua ricostruzione critica della personalità e dello svolgimento artistico del Leopardi è al centro degli interessi degli studiosi di fine secolo i cui sforzi si rivolgono prevalentemente nella direzione di erudite e talvolta oziose e pettegole indagini sulla vita del poeta, sulle sue relazioni, sull’ambiente recanatese ecc.
Contemporaneamente la filologia compie un’opera in un alto grado benemerita degli studi leopardiani, pubblicando inediti, esplorando manoscritti e collezionando testi: il monumento più insigne lasciato dalla scuola positivistica è la pubblicazione dello Zibaldone, avvenuta tra il 1898 e il 1900 ad opera di una commissione ministeriale presieduta da Giosuè Carducci.
La conoscenza dello Zibaldone e di numerosi altri scritti inediti del poeta consentì vaste ricerche sul suo pensiero, nelle quali si segnalarono egregi studiosi come Bonaventura Zumbini, che distinse la fase storica dalla successiva fase cosmica del pensiero leopardiano.
Più debole traccia hanno invece lasciato gli scritti di cultori di comparatistica, come il Galletti, il Faggi ed altri i quali hanno messo a confronto il Leopardi con Schopenhauer.
Un posto a parte, nel quadro degli studi dell’età positivistica, occupa Giosuè Carducci, autore di alcuni scritti sul Leopardi.
Nonostante i ben noti limiti della critica carducciana , consistenti nella mancanza di un preciso riferimento della dottrina estetica, ma compensati da una felice, nativa disposizione a percepire il fatto artistico, il saggio presenta motivi particolari d’interesse.
L’analisi carducciana non ha la profonda né il vigore di quella desanctisiana, ma non è priva di finezza specie quando si applica alla valutazione del linguaggio poetico.
L’età positivistica che ha svolto una quantità imponente di utilissimo lavoro si chiude tuttavia senza che una monografia complessiva sul Leopardi abbia spostato decisamente i termini della ricostruzione desanctisiana.

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