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La critica idealistica

La critica del Novecento.

Nel primo trentennio del Novecento quei termini appaiono invece notevolmente superati da alcuni studiosi i quali operano in un ambiente culturale ormai remoto dal clima del Positivismo e che subisce sempre di più gli influssi del pensiero idealistico e dello spiritualismo contemporaneo.
I critici che più rappresentano questo momento di trapasso e si collocano in una posizione giustamente classificata come neoromantica.
Lo studio di Dondoni vede la luce negli anni in cui il Leopardi, in particolare il prosatore, è riproposto dai redattori della Ronda quale modello di un restaurato classicismo e diviene oggetto di un interesse che talvolta si spinge verso una indiscriminata, totale rivalutazione della sua opera.
Questo atteggiamento giustifica in parte la severità con cui Benedetto Croce parlò del Leopardi nella Critica, in uno dei suoi saggi più notevoli per rigore metodologico, ma meno convincenti per le conclusioni a cui perviene.
Negato ogni valore filosofico alle dottrine del Leopardi, il critico passa ad analizzare l’opera letteraria nella quale riconosce solo rari momenti poetici individuabili negli idilli.
Preclusagli la conoscenza del mondo circostante, il Leopardi si è ripiegato su se stesso e ciò spiega la genesi di quella che al Croce sembra una poesia alquanto limitata, affidata allo svolgimento di pochi temi , tra i quali artisticamente autentico è soltanto quello idillico.
La tesi del Vossler presenta analogie con quella del Donadoni; diversa invece la posizione di Giovanni Gentile che, divergendo del De Sanctis e dal Croce , considera pensiero e poesia del Leopardi non come elementi che tendono ad escludersi, ma momenti compresenti nel fenomeno artistico e quella di Angelandrea Zottoli, il cui studio, dal leopardiano sottotiolo Storia di un’anima, si risolve prevalentemente in un’acuta ed ingegnosa ricostruzione della psicologia del poeta.

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