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A se stesso

Datazione.: composto probabilmente a Firenze nel 1833 non mancano però studiosi che ne posticipano la composizione al 1835

Contenuto: dopo l’ultima illusione, l’amore, il cuore del poeta riposerà per sempre.
Ormai egli sente morta in sé non solo la speranza, ma anche la brama dei cari inganni.
Nessuno cosa è degna dei morti del cuore; la vita è noia e dolore e il mondo è fango, l’unica certezza delle vita è di morire.
Il cuore disprezza dunque se stesso, la natura e la vanità infinita di tutte le cose.
Metro: strofe libera.
Analisi: il canto A se stesso, che gli studiosi mettono in relazione con il contemporaneo abbozzo dell’inno ad Arimane, il dio che nell’antica religione iranica è personificazione del male ,esprime uno stato d’animo ridotto al limite della disperazione.
Il poeta, dopo alcuni anni di vaneggiamento amoroso, di cui fanno fede il pensiero dominate, amore e morte e il Consalvo, ha subito la più amara delle delusioni: l’incanto si è spezzato e la vita, gli si rivela come assoluta vanità.
Non c’è più margine per le illusioni nello spirito del poeta; il dolore e tedio scandiscono il lento fluire delle sue ore e l’infinita vanità del tutto si allarga a dismisura davanti al suo occhio disincantato.
Ne è nata una lirica di brevi dimensioni, una sorta di concitato colloquio con il cuore sofferente, punteggiato dai frequenti imperativi nei quali si traduce un’erotica volontà di superamento del mondo, delle sue misure, delle sue brutture.
All’alta tensione morale corrisponde un’alta tensione stilistica: le frasi s’incalzano rapide e brevi, aliene dal ritmo largo e melodico degli altri canti di Aspasia.
La critica ha dato giudizi discordi A se stesso, alle valutazioni negative del Croce e del Russo si oppongono con graduazioni diverse i riconoscimenti positivi del De Robertis.
E’ un canto di verità, perché si solleva su di un mondo demitizzato, sfrondato dagli allori e dai mirti, dalle promesse, dalle speranze e dai ricordi, ma in cui pure il poeta ha il coraggio di fissare il suo sguardo e la sua vita; un mondo privato di tutto, meno che della tensione eroica e, occorre ricordarlo della poesai.

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