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Al conte Carlo Pepoli

Datazione composto a Bologna nel marzo del 1826

Contenuto : la vita umana è simile ad un sonno pieno di angosce e di affanni.
Se essa non ha l’intento di raggiungere un nobile scopo , cioè la felicità, è oziosa, com’è oziosa, al di là delle apparenze, la vita dei pastori, dei contadini, dei marinai, dei guerrieri e dei mercanti.
Nessuno di costoro consegue mai la bella felicità agognata da tutti.
Eppure la natura aveva provveduto agli uomini implicandoli in vari negozi che facessero loro dimenticare l’infelicità.
Perciò, se l’uomo non anticipa da sé la propria morte, invano cerca rimedi alla brama inappagata della felicità.
Anche colui che è in apparenza felice è oppresso dalla noia alla quale neppure il fascino femminile può sottrarlo .
Il Leopardi sente ormai venir meno in sé la capacità dell’immaginazione; quando questa gli sarà venuto meno del tutto insieme con la facoltà di crear poesia, allora egli si rivolgerà all’indagine del vero, agli studi men dolci.
Metro : endecasillabi sciolti
Analisi : l’epistola poetica Al conte Pepoli in occasione di una seduta pubblica dell’Accademia dei Felsinei alla quale il Leopardi fu invitato a partecipare.
L’autore si svolge alquanto fiaccamente noti concetti già esposti in liriche precedenti e nelle Operette Morali: la vita umana è ozio se non approda al conseguimento della felicità, la noia opprime l’uomo, specie quello che non è pressato dal bisogno materiale.
Interessante è invece la dichiarazione del poeta sui nuovi orientamenti della sua attività intellettuale: venuto ormai meno in lui ogni capacità emotiva e di conseguenza ogni inclinazione alla poesia, egli si dedicherà alla speculazione del vero.
Vi è insomma nell’epistola la volontà di giustificare gli studi filosofici , unica possibilità per il poeta che si sente mancare la vena e che già con le Operette ha tentato di sistemare le verità scoperte.

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