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Ancora qualche nozione sulla letteratura.

Dopo l'invenzione dei "Kana" ci fu l'invenzione dei "Kaeriten", ovvero dei segni d'interpunizione. Assieme ad essi ed alle parti flessibili delle parole i giapponesi furono in grado di scrivere poesie anche in cinese. Questo "stile" di doppia lingua fu usato in letteratura dal VII al XIX secolo.

Uno dei principali tratti della letteratura giapponese è la sua caratterizzazione urbana. Quasi tutti gli scrittori e lettori vivevano in città e proprio la cittadina stessa forniva l’ambientazione per un gran numero di opere letterarie.

E’ vero che ballate e racconti popolari si sono sempre trasmessi oralmente nelle provincie, ma fu all’interno del tessuto urbano che vennero raccolti e trascritti. Inoltre bisogna notare che in Giappone ogni periodo storico è caratterizzato da una città dominante che s’imponeva come centro culturale.

Questa tendenza della letteratura, a partire dal IX secolo, fece di Kyoto il suo punto focale.

A partire dalla restaurazione Meiji del 1868 Tokyo divenne il punto centrale della letteratura ed oggi giorno la quasi totalità degli scrittori e delle case editrici operano e vivono nella grande capitale nipponica.

Il Giappone ha subito diverse trasformazioni storiche le quali ne hanno caratterizzato la visione del mondo. Tali trasformazioni derivano da idee e pensieri filosofici stranieri i quali, a loro volta, sono stati “nipponizzati”. I modi di pensiero di origine straniera che più hanno influenzato il Giappone sono il buddismo, il confucianesimo, il cristianesimo ed il marxismo.

La visione del mondo che sta alla base della letteratura giapponese, come abbiamo già accennato, ruota attorno a tre componenti: il sistema di pensiero straniero nella sua forma originaria, il pensiero autoctono rimasto inalterato nella storia ed infine le elaborazioni giapponesi dei vari sistemi stranieri.

Ognuno di questi tre componenti è presente nella letteratura giapponese.