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Sei Shonagon.

Oggi parliamo di una delle più grandi scrittrici del Giappone antico: Sei Shonagon.

Cresciuta in una famiglia altamente letterata, ma politicamente debole, se escludiamo il periodo passato presso la corte imperiale, di Sei Shonagon sappiamo molto poco.

Siamo a conoscenza che prima di entrare a corte come dama di compagnia si era sposata ed aveva avuto un figlio.

Nel 990 prese servizio presso l’imperatrice Sadako (figlia di Michitaka Fujiwara).

Di lei sappiamo inoltre che il nome (Shonagon) si riferiva alla posizione che teneva a corte (consigliere minore)mentre, ovviamente Sei era il cognome di famiglia.

Per ben 5 anni gli appartamenti regali della principessa Sadako furono il centro delle attività culturali di corte, ma nel 995 l’imperatore Michitaka morì ed il potere passò al fratello Michinaga che impose sua figlia Soshi Akiko alle attenzioni dell’imperatore.

Da quel momento in avanti la posizione di Sadako andò peggiorando fino ad trovare termine ai suoi giorni verso la fine dell’anno 1000 dove, con la nascita di suo figlio, trovò la morte. Malgrado tutto questo Sei Shonagon rimase sempre accanto a lei.

Purtroppo non abbiamo molte notizie sulla vita di Shonagon dopo l’anno 1001. Il suo celebre romanzo “Makura non soshi” fu steso inizialmente quando Shonagon prese servizio presso la corte e fu terminato dopo la morte di Sadako forse verso l’anno 1010 e fu probabilmente un regalo per la figlia di Sadako.

Il Makura no soshi (il libro del guanciale) è composto da circa 320 sezioni. Si tratta perlopiù di reminescenze, opinioni e scene di vita quotidiana immaginate dall’autrice. Inoltre comprende liste di cose piacevoli, di parole, ecc…

Le sezioni databili non sono riportate in ordine cronologico ed ancora oggi non è possibile sapere se il libro, così come lo conosciamo, rappresenti appieno le idee dell’autrice.

Tuttavia il romanzo è oggigiorno uno dei “must” nella letteratura nipponica al pari di un nostro Dante Alighieri o di un buon Manzoni.

L’uso degli idiomi cinesi è molto ristretto e per i puristi della lingua giapponese è un saggio di grande linguisticità.

Alcuni studiosi lo ritengono superiore o comunque comparabile al capolavoro di Murasaki Shikibu che con il suo Genji monogatari ha dato nuovo impulso all’arte della letteratura nell’antico Giappone.

Non solo le scuole giapponesi ne fanno uso per lo studio della letteratura classica, ma anche le università estere lo includono nei loro piani di studio.