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L'Obon Parte 2.

Continuiamo il nostro viaggio verso la scoperta delle radici che stanno alla base dell'Obon, la festività sacra che ricorda i defunti. Un momento mistico decisamente sentito da tutti i giapponesi.

L’Obon affonda le sue origini nella via della seta.

La prima annotazione di questo evento risale al 657 DC.

A quel tempo il centro politico e culturale era ad Asuka (ora un villaggio nella prefettura di Nara).

La città all’epoca era decisamente di stampo cosmopolita, popolata da gente proveniente dall’attuale Cina e dalla penisola coreana, inoltre erano presenti anche persiani che viaggiavano attraverso la via della seta.

Da questo contesto culturalmente ricco è nato l’Obon.

 

Eiichi Imoto, ex professore di cultura persiana presso l’università di Osaka per gli studi stranieri, collega la parola “Obon” (di cui la forma buddista convenzionale è “Urabon”) a “Uruvan”, una variante di un antico termine persiano che descrive una credenza Zoroastra come “un campo di energia  che collega la vita e la morte”.

La filosofia Zoroastra raggiunse il Giappone attraverso la via della seta e portò con se una nuova versione di questa festività che onora i defunti.

Da qui si fuse con le festività buddiste che presero campo, dopo l’approdo in Giapponese, dal 538 in poi.

 

Il buddismo è la chiave fondamentale che regola i tempi sacri delle festività giapponesi.

Un giorno chiave, sul calendario lunare, è il 15 luglio; giorno in cui i monaci buddisti si riuniscono per confessarsi l’un l’altro le proprie colpe e per cercare la loro strada interiore.

Uno racconto buddista narra di come un giorno un monaco denominato “Mokuren”, famoso per la sua capacità di avere delle visioni, abbia visto la madre defunta soffrire di fame nelle profondità degl’inferi.

Lui le offrì una ciotola di riso e ciò contribuì ad alleviare le pene della madre.

Si narra che, presso i monasteri buddisti, la storia di “Mokuren” abbia trasformato il 15 luglio in un giorno di culto dedita al ricordo degli antenati.

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