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Lo Shishi

La tradizione giapponese è piena di figure mitologiche spesso inimmaginabili per la nostra cultura. Lo Shishi è una di quelle. Enigmatica e benigna è posta spesso all'ingresso di templi ed antiche abitazioni.

Shishi (o Jishi) tradotto letteralmente significa “leone”, ma può riferirsi anche a qualche cervo o cane con poteri magici in grado di allontanare gli spiriti demoniaci.

Solitamente un paio di “Shishi” sono a guardia dei cancelli dei templi buddisti o shintoisti giapponesi (anche se spesso il protettore di questi templi è Nio).

Solitamente gli Shishi sono rappresentati con la bocca aperta (per spaventare i demoni e lasciarli fuori) oppure con la bocca chiusa (per riparare e mantenere buoni rapporti con gli spiriti). Un’altra spiegazione per l’espressione della bocca (aperta/chiusa) è da ricercare in “Ah” e “Uh” (”Ah” è la prima lettera nel sillabario sancrito e rappresenta la bocca aperta, mentre “Uh” è l’ultima lettera e rappresenta la bocca chiusa. Lo stesso motivo vale per la lingua giapponese).

Questa rappresentazione viene simbolicamente associata alla nascita ed alla morte.

Un tempo (periodo di Kamakura) gli Shishi venivano raffigurati con le corna. Oggi invece vengono raffigurati senza corna come nel periodo Heian e di Nara.

Solitamente gli Shishi vengono raffigurati con un oggetto circolare sotto una zampa. Questo oggetto si chiama “Tama” o “sacro gioiello buddista”, un simbolo di saggezza buddista che porta luce nelle tenebre ed ha il potere di far avverare i desideri.