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Aya Kokumai

Dura la vita per i regimi autoritari e morigerati d'Oriente. Su Playboy si è appena aperto un inedito duello a distanza tra conigliette provenienti da Cina e Giappone. Se a rompere l'ipocrita velo della censura di Pechino è stata l'attrice e modella Bai Ling, ora il Giappone risponde con un vero sex symbol del Paese del Sol Levante: Aya Kokumai. Entrambe bellissime, vogliono rappresentare l'emancipazione della donna dalla solita immagine orientale di geisha, gran lavoratrice, madre di famiglia senza pretese.

Bai Ling è stata la prima donna cinese a finire sulla copertina dell’edizione americana di Playboy, il celebre magazine di erotismo patinato. In Cina le hanno dato della donnaccia, lei non si è scomposta e ribatte: “Per le donne cinesi non ci sono diritti, solo discriminazione. Ma non posso chiudere gli occhi mentre le giovani del mio Paese preferiscono sopravvivere prostituendosi piuttosto che andare a lavorare in fabbrica”.

E rincara la dose: “Già a 15 anni capivo benissimo quanta ipocrisia e arretratezza ci fosse in Cina, non parliamo poi della mancanza di informazione sul sesso”. A lei l’Occidente ha riservato un duro apprendistato alla nuova vita, tra lavori come cameriera, baby sitter, promoter nei supermercati. Poi sono arrivati la moda e il cinema. Tre film: L’angolo rosso con Richard Gere, Anna e il re con Jodie Foster e il terzo episodio di Star Wars, La vendetta dei Sith.

Diversa, in parte, la storia di Aya Kokumai. Rispetto alla Cina, il Giappone è molto più filo-occidentale. Ma rimane il tabu del sesso, almeno in superficie. Le ragazzine da ammirare nude sul Web o in poster, però, sono assai gradite all’ex impero del Sole. Così Aya, fisico e viso mozzafiato, ha cominciato a farsi strada come modella per riviste di moda e pubblicità televisive. Poi si è imposta come la più ammirata pin-up sexy giapponese. Il regista Takeshi Kitano, celebre per Brother e Hana-Bi (premiato a Venezia e Cannes) le ha dato un ruolo in quello che è considerato il suo film più ricercato e bello: Sonatine. Da lì, ecco la chiamata di Playboy. Aya come Bai Ling, simboli di una femminilità orientale libera da ipocriti tabu e pronta a stregare l’Occidente.

Fonte: Tiscali