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Le batterie Sony colpiscono anche Toshiba

Richiamati 450 mila laptop della casa giapponese a causa di malfunzionamenti delle batterie Sony




Prima Dell, poi Apple, adesso Toshiba. La lista delle vittime eccellenti delle batterie Sony si allunga ancora. Questa vota a lamentarsi è il produttore di computer giapponese, costretto a richiamare 340 mila portatili alimentati dalla società rivale. A quanto pare, i laptop incriminati – modelli Dynabook e Satellite prodotti tra marzo e maggio di quest’anno – non sarebbero in grado di ricaricarsi. Problema fastidioso, certo, ma almeno non pericoloso. Non c’è infatti quel rischio di combustione che lo scorso agosto ha costretto Dell e Apple a chiedere indietro rispettivamente 4 e 1,8 milioni di portatili. In quel caso, le difettose batterie al litio targate Sony si surriscaldavano fino a condurre i dispositivi alla possibile esplosione. Il richiamo dei portatili Toshiba riguarda 100 mila modelli venduti negli Stati Uniti e 45 mila unità distribuite in Giappone. Il resto è sparso in altre parti del mondo.

DANNI DI IMMAGINE – La sostituzione delle batterie sarà gratuita, ha fatto sapere il produttore giapponese, e non dovrebbe avere un impatto sui risultati finanziari della società. Quel che pesa, ed è tutt’altro che gratuito, è il danno di immagine. Un colpo tanto più duro per Sony, d’altronde, che si ritrova per la terza volta in poche settimane nell’occhio del ciclone a causa di componenti difettosi di sua produzione. Non è certo un bel periodo per l’ex regina dell’elettronica di consumo mondiale e per il suo boss, quell’Howard Stringer chiamato dall’America (per la prima volta nella storia dell’azienda) per risollevare le sorti del gigante acciaccato. Oltre al capitolo batterie, il dossier negativo della multinazionale nipponica comprende infatti anche il ritardo di 4 mesi del lancio della PlayStation 3 in Europa e lo slittamento dell’approdo sugli scaffali giapponesi del nuovo Walkman digitale con cui Sony spera di recuperare terreno nel settore dei lettori mp3. Malfunzionamenti, ritardi, errori di strategia, insomma, una serie di infortuni che non giova certo a un gruppo che cerca faticosamente di ritornare ai fasti degli anni ‘80.

Fonte: Corriere della Sera