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DOPO WOODSTOCK

Gli ultimi anni di Jimi

Dopo Woodstock, iniziò per Jimi un’interminabile giro intorno al mondo per concerti e non solo che lo portarono anche negli angoli più reconditi del nostro pianeta. Nel giro di breve tempo escono due nuovi e fondamentali capolavori di Hendrix: “Axis: bold as love” ed il doppio album “Electric Ladyland”, tappe segnate da un ulteriore inasprimento delle sue coordinate musicali: ancora più rock e ancora più psichedelica. Dopo alcune liti interne agli Experencied che porteranno il bassista Noel Redding ad uscire dal gruppo e fondare un suo gruppo denominato Fat Mattress (voi lo avete mai sentito???) ed ad essere sostituito da Billy Cox, Jimi arriva a Woodstock, il concerto più importante nella storia della musica contemporanea, insieme ad una band più ampia con un percussionista, un tastierista e un altro chitarrista. Ma per quanto tutta l’esibizione di Hendrix fu a livelli incredibili, il momento che rimarrà per sempre nella storia (perfino in molti libri di testo nelle scuole) fu l’esecuzione dell’inno americano con la chitarra “maledetta” di Jimi, il vero simbolo audiovisivo degli anni della contestazione giovanile degli anni 60-70 contro le discriminazioni razziali, la guerra nel Vietnam e la disuguaglianza economica.

Nel giro di poco, anche il batterista Mitch Mitchell sarà sostituito da Buddy Miles (che ho avuto il piacere di conoscere di persona in una delle sue tante tournee in Italia con Randy Hansen in cui ripropongono in maniera veramente letterale la musica di Jimi). La decisione sembra che non fu dettata solo da motivi artistici: Hendrix era vicino al gruppo delle Black Panthers e da quello che riferiscono alcune fonti, avrebbero gradito che nel gruppo di Jimi ci fossero solo neri (o che non ci fossero stati bianchi). Tralasciando il commento a qualsiasi forma di razzismo proseguiamo e torniamo alla biografia. Con la nuova band nell’aprile del 1970, JH incide “Band of Gypsies”, ovvero il nome omonimo della nuova formazione. L’album, meno immediato, più oscuro ed intimo, diventa fonte di ulteriore allontanamento dal manager Michael Jeffrey a tal punto che Jimi decide di aprire un suo studio di registrazione a cui darà il nome di Electric Lady. Come già esposto in precedenza, Jimi farà dello studio quasi la sua casa, facendo ossessive sovraincisioni il giorno e la notte rendendo ed ancora oggi c’è chi “riesuma” inedite incisioni hendrixiane.
Il nuovo tour europeo sarà purtroppo l’ultimo atto della carriera di Jimi. Sono le 7 di mattina del 18 settembre 1970 e in un albergo della capitale britannica viene rinvenuto il suo cadavere. Il motivo della morte sembra da attribuire a soffocamento causato dal vomito di un sonno artificiale causato da una dose piuttosto elevata di barbiturici. Come per ogni rockstar purtroppo scomparsa, c’è una zona oscura e misteriosa anche sulla morte di Jimi: in questo caso i dubbi nascono dal fatto che la sua ragazza, non chiamò nessuno anche se si accorse delle gravi condizioni di Hendrix. Il motivo sarebbe da ricondurre alla paura della donna riguardo possibili problemi legati alla detenzione di marijuana nella stanza dell’hotel. Quello della droga è comunque un mito da sfatare su Hendrix. A differenza di quello che alcune maldicenze dicono, secondo altre fonti Jimi era solito fumare esclusivamente marijuana e non si era mai avvicinato all’uso di droghe pesanti. Ora non sono testimone di quel tempo ma è chiaro che in quegli anni era quasi scontato fare l’uguaglianza rock=droga ma non detto che fosse sempre vero. Comunque a soli 28 anni si spense la luce di Jimi, 28 anni comunque intensi e che ci hanno regalato delle opere veramente indimenticabili per tutti gli appassionati di musica senza alcuna catalogazione. Jimi non c’è più, ma la sua musica continueranno a suonarla ed amarla in tanti, tantissimi!

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