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La storia della Juventus: Omar Sivori

Il giocatore che l'Avvocato definiva "un vizio"

Omar Enrique Sivori, chiamato El Cabezón per la folta capigliatura scura che spiccava su una struttura minuta o El Gran Zurdo, ovvero il grande mancino, arriva alla Juve nel 1957, perché Umberto Agnelli vuole rilanciare la Vecchia Signora dopo 5 anni di vacche magre. E ovviamente fa le cose in grande, perché oltre a lui arriva a anche il grande John Charles, a formare lo storico trio con Gianpiero Boniperti.

In bianconero resterà otto stagioni - dal 1957 al 1965 -, per un totale di 215 parite giocate e 135 gol segnati. Con la Juventus ha vinto tre scudetti e tre Coppe Italia - più un pallone d’oro. Nel 1965 viene venduto al Napoli per i contrasti non più mediabili con l’allora allenatore Heriberto Herrera.

Per darvi un’idea del personaggio riporto uno solo tra i tanti aneddoti che si raccontano su di lui. Un giorno arriva tardi ad un allenamento perché probabilmente ha fatto tardi la sera prima. O suoi compagni stanno già facendo i soliti giri di campo da una ventina di minuti.

Omar si sdraia sull’erba. Il suo allenatore all’epoca è Gren insieme a Carlo Parola, che si sdraia al suo fianco e gli passa il pallone. Si narra che Omar aprì gli occhi e iniziò a palleggiare, restando coricato, passando la palla dal sinistro al destro, e scambiando la palla con Gren - anche lui sdraiato.

Dopo un po’ decide di cambiare gioco, piazza la palla sulla lunetta del rigore e inizia a scommettere con Gren e Parola su dove avrebbe spedito il pallone: incrocio dei pali destro, traversa centrale, e così via. Ne sbaglia uno su dieci.

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