
Giuseppe De Falco si occupa da 25 anni di affiancare alcune procure del Sud Italia come perito. In particolare si è occupato proprio di indagini di quelle condotte dal colonnello Auricchio per farsopoli. Nel processo di Napoli è intervenuto come consulente della difesa di Fabiani per dare qualche altra picconata alla banda del buco, ovvero Auricchio and company.
L’assunto dell’ingegner De Falco è che delle indagini serie non possono essere condotte così: il collegamento Sim-Svizzera e persona inquisita è completamente arbitrario. Come dice il perito “Le sim potevano essere un indizio, un’indagine vera su quell’indizio manca totalmente”. Per esempio non viene nemmeno considerato che la cella collegata alla casa di Fabiani era particolare, posta su un campanile che poteva agganciare e supportare celle molto lontane.
Come spiega nell’intervista: “Perché non chiedere gli spostamenti in tempo reale delle sim sotto indagine? Si può fare con un programma che usano i servizi segreti. E poi, non hanno studiato il palazzo dove abitava Fabiani, quando era presente in loco. Mah…”.
Quello che più colpisce è che gli inquirenti avrebbero potuto anche intercettare le schede svizzere - ma ancora una volta l’impressione è di dilettanti allo sbaraglio. “E con un’indagine condotta da esperti - questa riferirsi a esperti paragonati i carabinieri la dice lungo sulla considerazione che ha questo esperto sugli inquirenti - avremmo avuto anche a disposizione i dati dell’imei, l’identificativo del telefonino che utilizza la sim. Sapere se quella sim è stata attivata da un telefono intestato a qualcuno degli indagati o meno. Insomma, sarebbero serviti più buonsenso e meno sillogismi, che a mio avviso in aula non posso reggere”.

Roberto Bosio








