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Recensioni Other People's Stories

Navigando qua e la per il Web, abbiamo trovato alcune recensioni dell'ultimo album di Kari. Lasciamo quindi la parola agli esperti...

Di: Sauro “Tanelorn” Bartolucci da www.heavy-metal.it:

E rieccola qua Kari, a qualche anno di distanza da quel gioiellino che era “Pilot”. “Other People’s Stories” è la nuova fatica dell’artista norvegese (che tra l’altro questa volta si presenta come Kari Rueslåtten e non con quel “Kari” che campeggiava sul precedente lavoro e che faceva tanto “Elisa” o “Giorgia”… nome e cognome norvegese suoneranno meno internazionali, ma secondo me suonano anche decisamente meglio), sarà allo stesso livello del cd precedente?
Purtroppo no. “Other People’s Stories” non è un brutto disco, tuttavia non raggiunge i livelli di “Pilot”. Probabilmente perchè non si scosta più di tanto da quanto già fatto, continuando a proporre canzoni basate principalmente sull’interpretazione vocale sottolineata da un minimale e leggero sottofondo strumentale, in cui l’elettronica ha però un’importanza primaria.
La differenza col passato è che stavolta c’è un po’ di minimalismo in meno ed un po’ di calore ed energia in più, tuttavia il risultato non stupisce come accadeva prima. Detto questo ribadisco: canzoni come la title track, pezzo delicato e dal feeling positivo, o come “Carved in stone”, che invece risulta un pò più “inquieta”, sono sempre un piacere da ascoltare, Kari ha classe e si nota. Per chi se lo stesse chiedendo poi anche questa volta c’è un pezzo in cui appare il cantato senza nessun accompagnamento, infatti “Fishing” si apre con una lunga sezione in cui la nostra norvegese si esprime senza strumenti in sottofondo. Episodi un po’ diversi sono poi “Dogstar”, in cui sono più evidenti le influenze trip hop, e “Push” e “Ride”, in cui il suono è molto più pieno e la voce è un po’ meno in risalto, pur rimanendo sempre un elemento fondamentale (”Ride” tra l’altro ricorda “Never Let Me Down Again” dei Depeche Mode). Va notato quanto poi la produzione sia curatissima e decisamente adatta a queste sonorità (la stessa Kari ha interessi in questo senso ed ha studiato in questo campo).

Insomma, io “Other People’s Stories” lo consiglio agli appassionati di certe sonorità soft intimiste e sussurrate (se vi piacciono queste cose e non conoscete Kari o siete rimasti alla diversissima Kari che cantava nei The Third and the Mortal dovreste provare a dare un’ascoltata alle ultime due produzioni di questa artista), se vi era piaciuto “Pilot” molto probabilmente apprezzerete anche questa nuova fatica… resta però il fatto che se si fa il confronto tra gli ultimi due dischi “Pilot” ne esce vincente, e questo lascia un po’ l’amaro in bocca (e giustifica il punto in meno assegnato).

Ancora: Luca Visconti da www.disintegration.it

Strana la vita a volte: all’indomani dello split con i 3rd And The Mortal, l’affascinante Kari motivò detta separazione con il desiderio di suonare qualcosa di diverso, di sperimentare nuove soluzioni musicali. Oggi, a distanza di parecchi anni da quell’addio, ritroviamo Kari ed il suo ex gruppo madre alle prese con un sound che, pur tra mille differenze, appare concettualmente molto simile. In poche parole Kari cercava qualcosa di personale, lontano dalla pesantezza di dischi come “Tears Laid…”, ma gli stessi 3rd And The Mortal hanno imboccato percorsi musicali completamente differenti rispetto agli esordi, e tutt’ora risultano stilisticamente molto più coraggiosi della stessa vocalist norvegese. Che questa comunione di intenti possa fungere da prologo ad una futura reunion? Chissà, staremo a vedere… “Other…”è il quinto disco della cantante norvegese, sempre più a suo agio nei panni della Tori Amos scandinava. Lontana dai richiami gothic dello splendido ed introvabile esordio, o dalle pulsioni folk di “Spindelssin”, la Rueslatten sfrutta la formula ampiamente collaudata nel fortunato “Pilot””. Andature pop si fondono mirabilmente con l’elettronica, psichedelia e rock, dando vita ad un full lenght ricco di sfumature e dominato da arrangiamenti molto curati. Tra i brani dall’impatto immediato spiccano la title track, catchy e con la voce angelica di Kari sempre in primo piano, Sorrow To My Door”, delicata e struggente e ancora “Cry”, dalle movenze synth-pop. Tra i pezzi più sperimentali ed oserei dire psichedelici, vi segnalo “Push”, dominato da suoni sintetici dai rimandi a Bjork, il minimale “When Lillies Bloom…” ed ancora le atmosfere elettroniche di “Ride”, in qualche modo legate al sound dei Massive Attack. Appassionante “Fishing”, song costruita esclusivamente sulla voce di Kari e “Orlando”, track brevissima, giocata sul solo mix tra voce e contrabbasso. Il mio amore incondizionato per la voce di Kari, la stima per un’artista che si mette sempre in discussione, la freschezza dei brani bilanciati tra parti più assimilabili ed altre meno ortodosse, mi portano a consigliarvi senza esitazioni “Other..”, un lavoro che ci regala una Rueslatten ancora una volta in splendida forma.

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