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Recensioni "Other People's Stories" 2

Per i più curiosi ancora qualche recensione sull'ultimo album di Kari

E poi: P.Daville da www.metalmaniacs.it:

Quarto full-length per la sirena norvegese, se escludiamo demo e rimasterizzazioni varie. Non posso nascondere di essere sempre stato affascinato dalla voce meravigliosa di questa donna, che ha regalato in passato ottimi dischi, come Nordavind degli Storm, e indiscussi capolavori, leggasi Tears Laid in Earth, partorito dai miracolosi The 3rd and the mortal. E’ una piacevole sorpresa per me ascoltare Other people’s stories, che suona diverso dal precedente Pilot. Il presente è un album molto personale, oscuro a tratti, per nulla immediato. Insomma, levatevi dalla testa che sia pop. Il vero problema è definire un genere vero e proprio, soprattutto ora che la componente folk è meno evidente (non che sia un male) e di metal ancora una volta non c’è nemmeno l’ombra. Proviamo. Una costante del disco è il drum’n'bass, che spesso e volentieri si intreccia con spunti elettronici che si avvicinano al trip-hop, come si nota chiaramente in tracce come “Ride”, o la bellissima “Push”. In altre troviamo una chitarra acustica che duetta con la voce, come insegna l’ ottima title-track. Il piano spesso fa da tappeto agli altri strumenti, sempre molto delicato e valorizzato da una produzione che non lo rende protagonista, ma lascia il dovuto ruolo alla voce. Per chiarire, Kari non ha perso colpi, la sua voce è sempre fantastica ed evocativa… le parole in questo caso non sono sufficienti. Tornando al paragone con Pilot, per quanto mi riguarda c’è stato un notevole passo avanti, la voglia di sperimentare è sempre molta, ma con una classe crescente, che rende il disco godibile anche se non omogeneo (le tracce sono a volte parecchio diverse le une dalle altre, ma nessuna stona), presentando un lato oscuro nascosto ma visibile, cosa che secondo me si notava molto meno nel predecessore… grandissima prova, la classe non è acqua.

E ancora: GB da www.rock-impression.com

La conturbante norvegese Kari Rueslåtten (ex Third And The Mortal) torna a farsi sentire con un nuovo album, il quarto della sua produzione solista, a due anni di distanza dall’incantevole Pilot. Il sound molto ricercato e delicato proposto nel lavoro precedente viene riproposto con decisione in questo nuovo album.

Kari compone delle canzoni melodiose molto dolci, usa l’elettronica per ricercare una purezza stilistica quasi primitiva e il suo pop minimalista si distingue in un panorama musicale sempre più standardizzato e caotico. A dire il vero il brano omonimo di apertura ricorda molto alcune linee melodiche di una canzone di successo (di quelle da classifica) di cui adesso non ricordo ne titolo ne interprete, ma resta un episodio isolato nell’economia del disco. Già con la traccia successiva si respira un clima più originale e onirico, un pop vagamente sinfonico e molto solare. “Cry”, come suggerisce il titolo, è più triste e riflessiva, con suoni vagamente psichedelici. “When Lilies Bloom…” è di una bellezza indescrivibile, la morbidezza delle linee melodiche vocali sono un balsamo che crea dipendenza.
La seguente “Push”, per bilanciare, propone un’elettonica più dura e claustrofobica, ma la bella voce di Kari non riesce ad essere cattiva e ammorbidisce il risultato. Efficace anche “Ride” che riprende l’asprezza del brano precedente e la sublima in poesia. “Fishing” è un brano dove emerge con prepotenza tutto il senso musicale di Kari, per buona parte è solo vocale, poi entra con grande pudore un synth, ma la Rueslatten domina con la sua suadente voce. “Life” è un’altra song dall’intenso potere evocativo, quasi sciamanico, sembra parlare della natura e della sua forza. “Orlando” chiude con una certa ironia un disco delicato e pieno di profumi.

La musica di Kari è ideale per chiudersi in casa, magari nelle serate fredde dell’inverno e passare una bella serata coccolandosi con le dolci note di Other People’s Stories.

Dulcis in fundo: Riccardo Maffiodo da www.babylonmagazine.net

Quarto disco solista per la bella e brava Kari che, i più attenti di voi, ricorderanno come ex voce dei The Third And The Mortal, che, anche con questo disco, continua il suo viaggio in territori di pop intimo e minimalista sulla falsariga di quanto fatto in passato da Bjork e Tori Amos. Il disco scorre bene, a mio avviso meglio del precedente “Pilot”, grazie a song più solide e profonde, anche se spesso semplici da ricordare già dopo un paio di ascolti. Il disco si lascia seguire per tutta la sua interezza, senza avere mai grandi cali di tono, anche se, diciamocelo, non siamo di fronte a nulla di incredibile. Kari, ovviamente, ci culla con la sua voce, con la quale gioca, scherza, sperimenta, si diverte: tutto è al servizio della sua ugola, ed ecco quindi comparire tappeti musicali lenti e mai invadenti, fatti da semplici percussioni, accompagnamenti acustici e via discorrendo, così da lasciare libera inventiva a Kari stessa e alla sua voce. Le canzoni hanno tutte una struttura molto semplice, e dopo qualche ascolto tendono ad assomigliarsi un po’: se si fosse lasciato più spazio anche agli strumentisti, il disco ne avrebbe giovato di varietà, e la sua longevità e varietà ne avrebbe sicuramente giovato. Peccato, si poteva fare di più.

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