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PADRE ALDO VETTORI

Padre Aldo si trova da oltre 30 anni a Morijo ad aiutare le popolazioni locali, eccolo così come lo ha visto il nostro amico Ugo.....

Padre Aldo Vettori
Oggi finalmente incontreremo Padre Aldo Vettori, questo grandissimo personaggio che da oltre trent’anni vive in Kenya per aiutare le popolazioni locali. Il viaggio di trasferimento si svolge senza intoppi, nonostante che in alcuni tratti la strada sia stata veramente disagevole. Parecchi kilometri di roccia hanno messo veramente alla prova la nostra ‘Land’.
Alle ore 10 arriviamo alla piccola missione di Mogur, dove abbiamo appuntamento con Padre Aldo. Ci troviamo su un altro altopiano. La piccola chiesa con la campana a fianco e la scuola elementare, sono state costruite da Padre Aldo, sono le uniche costruzioni visibili. Mentre attendiamo il suo arrivo i piccoli Samburu, curiosi nel vedere i ‘wazungu’ (bianchi), si avvicinano alla spicciolata. Un vecchio, dall’età indefinibile è seduto sul gradino della chiesetta, è cieco. A Roberto che parla con lui chiede diverse volte se andiamo a Morijo. La risposta affermativa di Roberto sembra non bastargli e continua a chiedere. Padre Aldo ci spiegherà il perché di questa insistenza: A Morijo ci sarà il matrimonio di un suo amico e lui non vuole mancare al pranzo che seguirà la cerimonia! Mentre siamo lì, in attesa, è il vecchio cieco a dirci che Padre Aldo è in arrivo. Noi non ce ne siamo accorti, anche perché non vediamo auto in arrivo. Ma il vecchio non sbaglia, dopo un po’ vediamo la vecchia Toyota del Padre spuntare da dietro un dosso, il vecchio aveva ragione, il suo udito fino non lo aveva tradito. L’incontro con questo sacerdote è incredibile. Dopo il lungo abbraccio con Roberto ci sono le presentazioni. Quest’uomo che vive in Africa da oltre trent’anni non è molto alto, ma si intuisce che ha un fisico saldo e vigoroso, nonostante poco tempo fà gli abbiano impiantato tre bypass. È un vulcano in eruzione, inizia subito a parlare senza sosta. Roberto deve mettergli premura per andare ad officiare la Santa Messa mentre noi andremo a vedere la Rift Valley. Nel frattempo la chiesa si è riempita di bambini e ragazzi. Prima di lasciarci Padre Aldo ci parla del vecchio, al quale abbiamo dato del tabacco da masticare e che non ci ha mai abbandonato sin dal nostro arrivo. Ci racconta un fatto di straordinaria bellezza. Una sera, uscendo dalla chiesa, era già buio ed il cielo limpido e pieno di stelle. Dovete sapere che in Africa, non so per quale motivo, ma credo per l’aria pulita, le stelle sono molto più luminose e numerose che in Europa. Mentre si avviavano il vecchio cieco ha esclamato: - Oh, quante belle stelle in cielo! Padre Aldo meravigliato gli ha rammentato che è cieco, quindi come fa a vedere le stelle? Ed il vecchio toccandosi la fronte: - Ma io le sento tutte qui!!!
Padre Aldo gli ha trovato anche una moglie affinché si prenda cura di lui. Infatti ci viene presentata di lì a poco. È una giovane Samburu che sorride sempre. Poco prima di andare via il vecchio sacerdote ci comunica una cosa che ci lascia di stucco. Dovete sapere che lui da molti anni è impegnato in un’opera di pacificazione tra le tre etnie della zona, Samburu, Turkana e Pokot. Ci conferma quindi che domani dovremmo assistere ad un fatto eccezionale, l’incontro degli anziani di queste tre tribù che cercheranno di mettere pace tra loro, semprechè non ci sparino prima!!! Ce ne andiamo un po’ perplessi, ma sentiamo dentro di noi che tutto andrà bene. Questo grande personaggio ha messo termine ad un traffico d’armi nella zona. Armi che in mano ai Pokot non sono certo un bene. Questo popolo è costretto a commettere razzie e ruberie seguite da violenze di ogni genere per sopravvivere. La loro area di residenza è avara e ostile.
Ci dirigiamo verso Molasso. Dopo una serie di saliscendi la strada ci riporta sull’altopiano. Ci troviamo a circa 2.000 di altitudine. Sulla grande pianura troviamo un recinto con l’ingresso ad arco, in cima ci sono delle corna di Kudu come insegna. All’interno del recinto ci sono dei banchi da mercato fatti con dei rami. Ci spiegano che ogni lunedì viene effettuato un mercato con acquisti e scambi di merce, al quale partecipano le tre etnie della zona. È facile intuire che c’è lo zampino di Padre Aldo. Un altro espediente per far convivere e socializzare pacificamente la popolazione. Fatte poche centinaia di metri ci troviamo di fronte ad uno spettacolo di impareggiabile bellezza: La Rift Valley in tutto il suo splendore è lì, davanti a noi. In Kenya gran parte del Rift rimane un esempio dell’Africa selvaggia che affascina l’uomo grazie alla sua bellezza eccezionale. In nessun altro luogo essa appare più straordinaria e sensazionale. Questa barriera naturale che raggiunge in alcuni punti i 100 km di larghezza è lunga circa 6.000 km. Racchiude scarpate, fiumi dal fondale sabbioso, aride pianure e laghi di soda. Lungo questa immensa spaccatura, nelle pareti delle scarpate e sotto la superficie del fondovalle, si celano le testimonianze delle origini dell’umanità. Gran parte di quanto testimonia la comparsa dell’uomo è stato ritrovato in due tra i più importanti luoghi di interesse preistorico, la Gola di Olduvai nel Rift tanzaniano e Koobi Fora, sulle coste orientali del lago Turkana in Kenya. Avevo avuto in passato altre occasioni di vederla da altri punti di osservazione, ma mai così bella. L’ho osservata da Nyahururu, Mogotio, Naivasha, Gilgil ecc., tutte zone dove la grande valle è interamente coltivata, quindi con una fortissima presenza umana. Qui invece è splendido, non c’è traccia alcuna di esseri umani. Tutta la vallata, che si perde fino all’orizzonte dove c’è l’altro versante che stimiamo a 70-80 kilometri di distanza, è verde e le tonalità cambiano con il variare della luce del sole o delle piante che la coprono. Siamo senza parole. Rimaniamo lì ad osservare questo spettacolo della natura senza riuscire a parlare. Soltanto Franco osserva che è un paesaggio alla Jurassik Park e se dovessero uscire dei dinosauri, sarebbe perfettamente normale. Credo abbia ragione, devo aver letto da qualche parte che la Valle del Rift si è formata nel periodo Giurassico. Scattiamo delle foto ricordo, ben consapevoli che non riusciranno a restituire quello che i nostri occhi hanno visto.
la strada percorsa....
Torniamo indietro per incontrare Padre Aldo con il quale andremo alla Missione di Morijo. Ci ha promesso gli spaghetti alla Carbonara! Un piatto irrinunciabile dopo quasi una settimana che non ne mangiamo. Lo raggiungiamo, ha già finito il rito religioso. Tutti insieme ci mettiamo in marcia alla volta di Moridjo. Affrontiamo il tratto di strada più brutto da quando siamo partiti. Come di consueto la strada non è asfaltata, ma non è neanche di murram (bianca) è solo roccia, nient’altro che roccia. La Land Rover svolge egregiamente il suo lavoro, anche se non ci risparmia scossoni e sbattute da tutte le parti. Arriviamo a Moridjo alle 13 e la promessa della Carbonara è stata mantenuta con nostra grande soddisfazione. Durante il pranzo Padre Aldo ci comunica un po’ la storia di quello che sta facendo da alcuni anni. Dalle sue parole e dall’enfasi con la quale parla ci rendiamo conto che per lui è una grande soddisfazione aver raggiunto questo inizio di pacificazione tra le tre etnie. Nessuno ci era mai riuscito, neanche il Governo. Razzie, omicidi e stupri si sono verificati sin dalla notte dei tempi. Domani sarà un gran giorno, per tutti.
Nel pomeriggio abbiamo tempo a disposizione, allora io e Franco ce ne andiamo in giro per la Missione. Un cane si avvicina, lo accarezzo e da quel momento non ci abbandonerà più, seguendoci nei nostri giri di perlustrazione. Anche dei ragazzini si accodano. Saliamo sulla collina dietro la Chiesa. Da quel punto il paesaggio circostante è fantastico, colline verdi si alternano a vallate, i colori sono intensi e nonostante il sole sia ancora alto la temperatura è ideale. Ci rendiamo conto che tutto il fianco della collina dove ci troviamo è stato cementato. Un lavoro enorme. È stato realizzato per far sì che l’acqua piovana sia convogliata in una grande cisterna da 200.000 litri. Padre Aldo ci dirà poi che una metà di questa è distribuita alla popolazione locale. I ragazzini sono sempre lì vicino a noi, chiedo il permesso di fotografarli, promettendo che spedirò loro le foto, acconsentono e si mettono in posa. Sono ormai le 5 del pomeriggio, scendiamo dalla collina e ci avviamo verso la Chiesa. Vediamo un fiume di ragazzini che entrano in Chiesa. Entriamo anche noi. Un catechista africano sta facendo catechismo ai ragazzini mentre Padre Aldo è intento a prepararsi per officiare. I ragazzini sono molto attenti a quello che viene loro spiegato.
bambini (watoto) in posa....
Padre Aldo li osserva, forse pensa che questi saranno gli uomini di domani, ma quale vita li attende? Qui il tempo sembra essersi fermato. Ci sarà un futuro per loro? Sarà un futuro di progresso oppure rimarrà tutto com’è adesso? Grandi interrogativi ai quali non so dare risposta. Mentre ero assorto nei miei pensieri il catechista ha finito il suo lavoro e Padre Aldo ha iniziato ad officiare la Messa. C’è pace e serenità nell’aria, i ragazzini sono tutti presi dal rito che si svolge sotto i loro occhi. Unico suono è la voce del sacerdote. Si arriva al momento della Comunione ed alcuni ragazzi si avvicinano per riceverla. Anche Roberto si avvia a ricevere l’ostia consacrata. Non so cosa sia accaduto, forse mi sono commosso per la spiritualità dell’atmosfera, ho pianto. Probabilmente un grande miscuglio di sensazioni ha causato un crollo del mio autocontrollo. Padre Aldo, al quale nulla sfugge, se ne accorge, si avvicina e mi mette una mano in testa. I suoi occhi penetranti mi scrutano come se volessero leggere nella mia anima, poi sorride e mi incoraggia. È stato un momento di grande intensità.
Usciamo dalla Chiesa che il sole è già basso all’orizzonte. A queste latitudini il sole non cala, precipita. Fra pochi minuti sarà notte e domani ci sarà il grande evento. Dopo cena ci sediamo in salotto dove regna una grande confusione, libri, documenti, pezzi di ricambio per l’auto, tutto sparso all’intorno, ci sono anche otto enormi batterie per l’inverter, che in caso di guasti al generatore, può fornire qualche ora di autonomia. Mentre sorseggiamo un caffè, chiedo a Padre Aldo di raccontarci qualcosa di interessante, avvenuta durante tutti questi anni di permanenza in Africa. Non se lo fa ripetere e ne spara a raffica. Se non lo avesse fermato Roberto invitandolo ad andare a letto, forse avrebbe continuato tutta la notte. Quest’uomo di 72 anni, tre bypass, e una diverticolite che lo affligge, ha un’energia che noi, più giovani, neanche ci sogniamo.
La mattina seguente ci incontriamo tutti per la colazione. C’è aria di festa, l’attesa è grande. Non sappiamo cosa accadrà, ma siamo fiduciosi. Padre Aldo ha lavorato duramente per questo avvenimento ed ora è il momento della verità. Già un mese fa è riuscito a far incontrare le donne delle tre tribù. Più di un migliaio hanno risposto e questo è stato l’inizio. Oggi se riuscirà nel suo intento di far incontrare gli anziani, ci saranno buone probabilità che il suo lavoro sia coronato da successo e che le guerre, che hanno sempre insanguinato queste zone, finiscano.
Siamo arrivati a Marti, luogo dell’incontro degli anziani, quasi alle 11. C’è poca gente in giro. Quattro Samburu hanno appena ucciso un capretto e lo stanno scuoiando. Il solito capro espiatorio. Ogni occasione è buona per ucciderne uno e mangiarlo tutti insieme. Iniziano ad arrivare delle donne con i loro costumi variopinti e con il collo adornato da tante collane di perline multicolori. C’è una discussione, sembra che non siano stati avvertiti tutti e c’è il rischio che la riunione non abbia luogo. Attendiamo. Inganniamo l’attesa facendo qualche foto. Padre Aldo ci ha presentato come giornalisti e questo è stato il nostro lasciapassare.
Sono arrivati dei guerrieri con una ’shuka’ bianca, strano, dovrebbe essere rossa, però la shuka bianca li rende visibili anche da molto lontano. Padre Aldo ce li presenta, sono quelli che lui chiama i ‘Guerrieri della pace’. Girano disarmati per disarmare. Scusate il gioco di parole, ma è proprio così. Sono 21, sette per ogni etnia di appartenenza a tutti indossano la ‘shuka’ bianca. Se le armi, che qui circolano in buon numero, sparissero, molte morti potrebbero essere evitate. Ci dice anche che fin’ora hanno fatto un ottimo lavoro per la pace, in modo particolare uno di loro. Un feroce guerriero Turkana, colpevole di molti omicidi e razzie. I Samburu ed i Pokot hanno chiesto all’unisono che entrasse a far parte dei ‘Guerrieri della Pace’. Questo avrebbe dato credibilità all’iniziativa per la pacificazione.
Tutti dovrebbero arrivare disarmati. Sono presenti anche due poliziotti di questo posto, che possiamo considerare un avamposto nel ‘nulla’. Sono arrivati i Samburu ed i Turkana, mancano i Pokot, i più duri e pericolosi. Lo sono perché più poveri. La loro terra è avara ed ostile, questo li spinge a razziare il bestiame delle altre comunità. Aspettiamo fiduciosi, siamo certi che Padre Aldo non può sbagliare e la sua fiducia infonde in noi la speranza che questo incontro si farà. Siamo venuti sin qui proprio per questo straordinario evento. Dovrebbe arrivare un camion con i Pokot. Se non dovessero venire sarebbe un fallimento. Dopo alcune ore iniziamo a perdere la speranza, ma un poliziotto ci comunica che un camion sta arrivando. Ci guardiamo in giro e non vediamo nulla, forse si sarà sbagliato. Invece dopo un paio di minuti vediamo lungo la strada una nuvola di polvere che ci conferma l’annuncio del poliziotto. Ancora oggi per me è un mistero di come abbia fatto ad udire il rumore del motore. Il camion arriva. È stracarico di persone che iniziano a scendere appena il mezzo si ferma vicino alla Chiesa. Quando tutti sono scesi vedo che sul camion c’è un fucile Henry-Enfield, un’arma da guerra, forse l’ordine di Padre Aldo di venire disarmati non è stato ascoltato. Le armi prima di questa iniziativa circolavano in gran numero, provenienti dalla Somalia e dal Sudan, due nazioni sempre in guerra. Gli uomini scesi dal camion dovrebbero essere Pokot, i più ostili, ma non vedo le loro acconciature tipiche. Ne riconosco due ed uno di loro ha uno sguardo che mette paura. Mi guardo intorno prima di entrare in Chiesa. L’ambiente che ci circonda è savana aperta, pochi cespugli bassi e qualche raro albero, tanta polvere ed un sole che picchia sulle nostre teste. Entriamo. Le donne sono già lì da parecchio. Sono entrate mentre eravamo fuori ad attendere il camion, poi entrano i ragazzini, i ‘Guardiani della Pace’ ed in ultimo gli anziani. L’ordine di ingresso è stato rispettato. Le ragazze Turkana abbigliate tradizionalmente sono tutte carine, alcune giovanissime, 10-12 anni, timide. Quando si accorgono che le sto fotografando si nascondono dietro le compagne. Osservo le loro acconciature che hanno sulla testa, sono fatte di perline multicolori e con sorpresa vedo che hanno tutte il crocefisso in cima, segno della cristianità. Tutti i discorsi saranno tradotti in simultanea nelle quattro lingue, Kiswahili, Samburu, Turkana e Pokot. Si annuncia una lunga seduta, considerando la prolissità degli africani. Padre Aldo prende la parola per una breve introduzione, poi lascia parlare i ‘wazee’ (anziani), oggi saranno loro gli attori principali. Durante i discorsi fatti dai vecchi la parola ‘Amani’ (Pace) è stata pronunciata molto spesso e tutti l’hanno detta almeno una volta. Buon segno.
Due momenti di tensione si sono verificati quando una donna Turkana ha dichiarato con veemenza che le era stato ucciso il marito, due figli e un fratello. Lo ha detto con impeto, ma poi ha enunciato che bisogna dimenticare se vogliamo arrivare alla Pace. Applausi. L’altro momento di tensione è stato quando il feroce Turkana, ora ‘Guerriero della Pace’, si è rivolto all’anziano Pokot. Deve aver detto qualcosa di offensivo, perché la tensione si è subito alzata, ma è stato bravo a riprendere in mano la situazione. I Pokot non sono venuti in massa, ma hanno mandato un anziano per cercare di capire la situazione, ma soprattutto per vedere se c’era pericolo. Questo anziano, malfermo sulle gambe, ha preso la parola per un piccolo intervento oratorio. Anche lui ha pronunciato la parola ‘Amani’. Poi si è seduto nuovamente vicino a noi ed ho potuto guardarlo bene. I suoi occhi quasi celesti, sono di ghiaccio, sospettosi e duri, cattivi come quelli di un leopardo. Incute timore. Chissà cosa prova a trovarsi qui, solo, circondato dalle due etnie nemiche. Sembra quasi un animale in trappola. Dalla sua camicia sdrucita posso vedere la punta di un lungo coltello. I convenuti sono tutti armati di coltello, senza si sentirebbero nudi.
danze delle donne samburu
Quando hanno iniziato a parlare gli anziani le ragazze sono uscite, forse non potevano presenziare. Le sentiamo cantare fuori dalla Chiesa. Io e Franco usciamo per vederle e anche per fumare una sigaretta. Le ragazze sono tutte prese nei loro canti e balli. La forte luce del sole equatoriale accentua i colori dei loro costumi. Sono allegre e sorridenti come tutte le genti di queste zone. Quando si accorgono della nostra presenza si girano verso di noi in segno di rispetto. Tutto intorno c’è aria di festa. La riunione è finita, le donne hanno cantato e danzato, c’è più serenità intorno a noi. Forse Padre Aldo ce la farà a coronare il suo sogno, ma ora inizierà la parte più difficile. Lui non parteciperà ai colloqui degli anziani, dovranno cercare una soluzione tra di loro. I Samburu, se vorranno veramente la pace, dovranno cedere una parte dei loro territori ai Pokot. Usciamo dalla Chiesa, sono già le 15, il sole è forte e fa caldo. Mi guardo in giro e all’orizzonte vedo le colline Ol-Doinyo Nyiro e le Ndoto Mountains. Tra le colline e le montagne c’è una gola che porta al lago Turkana distante solo cinque ore di fuoristrada. Sin da quando ho messo piede in Kenya la prima volta, ho desiderato andare a vedere questo lago dalla bellezza incomparabile soprannominato ‘Il mare di giada’ per il suo colore. La distanza da Malindi e le difficoltà di organizzare il viaggio mi hanno sempre fatto rimandare questo progetto. Ora sono veramente vicino, ma non posso andare per mancanza di tempo. Soltanto cinque ore di fuoristrada! Durante il viaggio di ritorno alla Missione di Moridjo non possiamo che sottolineare il successo della riunione. La felicità di Padre Aldo è ai suoi massimi. Non smette mai di parlare e ci comunica i suoi prossimi impegni. Alcuni progetti che ha in mente, sono più grandi di lui, ma sembra non preoccuparsi più di tanto. Crede fermamente in quello che fa e la sua tenacia è senza limiti.
Ieri sera mentre mettevo ordine nel suo computer portatile, ho visto una cartella chiamata ‘Progetti’. L’ho aperta. Ce n’erano almeno cento pronti per la realizzazione! Siamo tutti d’accordo. Io, Roberto e Franco faremo del nostro meglio per aiutarlo.

Per chi volesse essere solidale e aiutare quest’uomo straordinario:
Father ALDO VETTORI - c/c 8312631 BARCLAYS BANK OF KENYA Ltd – NAKURU EAST

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