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Matrimonio Maasai

Tradizionale cerimonia masai per il matrimonio di due giovani visto dalla nostra amica Anna.

Il matrimonio ed i suoi preparativi così come lo ha visto e descritto Anna :
Mindoi, lo sposo

La cerimonia è stata rimandata di un anno per aspettare che io tornassi. Lo sposo ha dovuto pagare alla famiglia della sposa 100 kg. di zucchero per rimandare la data.Non volevo perdermi la rara occasione di assistere ad un tradizionale e antico evento di una popolazione che credo si stia velocemente avviando all’inevitabile “modernita’”.
Racconto quella giornata calda e felice, sperando di trovare qualcuno che sappia spiegarmi il perché di certi “riti”, che io posso solo intuire.
Conoscevo solo lo sposo, un masai bellissimo e molto giovane, che ha negl’occhi l’innocenza di un neonato. Credo di essere la prima persona “bianca”(mzungu) che ha visto, non finiva di guardarmi e di guardare quello che facevo, imbambolato, con i suoi orecchini di rame e i due “lessi” rossi incrociati sulle spalle. Imbambolato anche se stendevo la biancheria su un filo con le mollette, invece che sugli spini, come aveva sempre visto fare. Ora mette qualche vestito europeo che gli ho dato e perfino le scarpe da ginnastica…..ma l’espressione è rimasta la stessa.

Sono partita di buon’ora, con una nebbia alta un metro da terra e il sole rosso che nasceva e la colorava di rosa, Shompole dista circa due ore di strada da Kajiado, fino a Magadi è asfaltata, poi si costeggia il lago su una pista bianca, con la vista di mandrie di gnu e zebre e sullo sfondo le colline, che sono Tanzania, e una parte del lago Natron, ormai prosciugata che entra in Kenya.

Il villaggio è piccolissimo, un bar con le bibite fresche, il caldo forse batte quello di Mombasa, ma lo dimentichi guardandoti intorno: lo sposo, che ci aspetta all’ombra di un’acacia, ha i capelli tinti di rosso, gioielli di perline e i suoi orecchini di rame. Le donne sono coloratissime, i gioielli in prevalenza bianchi com’è d’uso fra i Masai di quel posto. Le ragazzine, appena circoncise portano un lesso nero e una cuffietta bianca di perline, sono bellissime! Sono belli i vecchi quando posano la loro mano rugosa sulla testa dei più giovani, un saluto che si va a ricevere come una benedizione. Cerco la sposa, mi permettono di entrare nella sua casa per vedere la vestizione, la “njumba” (casa) è naturalmente costruita con sterco di vacca, paglia e fango, un’entrata bassissima e, sotto di quella, una fresca e fumante “cacca di mucca”, con dell’erba infilata intorno, mi è raccomandato di saltarla, guai se l’avessi pestata… da come le facevano la guardia penso che fosse molto importante.la sposa

Dentro buio pesto ma si vedono luccicare orecchini e collane, la sposa, piccola e minuta, ha la testa ben rasata è sdraiata su un letto, vicino una giovane che le mette i gioielli e una vecchia che le mette strati di teli colorati. So che il vestito tradizionale sarebbe stato di pelle, ma in mio “onore” le hanno messo i “lesso”, (così chiamati i panni rossi o molto colorati con cui si coprono), era molto bella lo stesso. La vestizione è durata moltissimo, grazie al cielo lì nessuno aveva fretta, alla fine le hanno infilato dell’erba nelle scarpe ed è uscita dalla casa paterna… ma io mi sono perso il momento in cui ha varcato la soglia e non so se la cacca di mucca, lei la poteva calpestare.

Con un piccolo fimbo (bastone per accudire alle mandrie), si è avviata, con un nugolo di donne, verso la casa dello sposo. Camminava molto lentamente, talvolta fermandosi addirittura, ma le donne la incitavano offrendole capre o vitellini, allora lei riprendeva a camminare più svelta. Un chilometro di bush in un’ora, e finalmente entra nella casa, anche in quella si rimette su una stuoia, sempre a capo chino e senza parlare. Lo sposo le porge una zucca contenente il latte acido, tutta ricami e perline, lei ne beve un sorso e gliela rende. Quello credo sia il momento clou della cerimonia. Le portano cinque o sei bambini, uno piccolissimo e lei li fa bere il latte dalla zucca. Da quel momento non la vedo più, se ne sta lì a testa bassa nel letto per tutto il resto del tempo.Fiume Ewaso-Nyiro

Il fiume è distante, ci chiedono di portare sulla macchina persone e bidoni per rifornire il villaggio d’acqua, in poco tempo la land-rover si riempie di donne, ragazzini e contenitori gialli, al fiume Ewaso-Niro, si abbeverano mucche e capre, i bambini sguazzano nudi e felici le donne riempiono i loro bidoni e bidoncini, per una volta non dovranno fare la fatica di portarseli sulla schiena. Quell’acqua per cucinare, lavare e lavarsi per fare il chai (the), è già color del the!

Lo sposo, Mindoi, cucina la capra sulla brace, alcune donne anziane preparano un chapati fatto con farina e uova di struzzo per i “bianchi”.
A me danno una sedia sotto un’acacia, gli altri siedono su qualche vecchio copertone o sulle latte vuote. Tutto mi sembra buonissimo! Mi accorgo che tutti i resti delle ossa e il grasso che avevo scartato della capra, sono raccolti in una bacinella, assieme a quelli degli altri, rosicchiati completamente; dove non arrivano i denti degli adulti i dentini dei bambini possono terminare l’opera!!!!

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