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Kenya, Origini e cenni storici

La storia della "culla dell'umanità"

Tramonto ad Amboseli park
Il Kenya viene definito ‘La culla dell’Umanita’; risale infatti ad almeno 4milioni di anni fa il primo progenitore dell’uomo che comparve nei pressi di quello ora chiamiamo Lago Turkana. Fu l’Austrolopithecus Anamensis, considerato uno dei primi ad ergersi in posizione verticale, rispetto agli altri primati.
Circa 500 anni dopo ci furono i ‘Kenyanthropus Platyops’, che vivevano nella zona occidentale del Lago Turkana; a loro testimonianza è stato ritrovato nel 1998 uno scheletro, che ora è conservato nel National Museum of Kenya.
Nel 2000 a.C alcune tribù nomadi migrarono dall’Etiopia, seguite, mille anni dopo, da un altro gruppo che occupò gran parte del Kenya centrale. Antenati di altre tribù arrivarono da ogni parte dell’Africa tra il 500 a.C. e il 500 d.C.. Sembrerebbe inoltre che ci fossero attivi porti commerciali prima della nascita di Cristo, sulla costa dell’Africa Orientale.
Vi fu un certo Diogene, mercante, che giunto sulla costa dichiarò di essersi ‘spinto all’interno in prossimità di due grandi laghi e una catena di montagne ricoperte di neve e da cui il Nilo trae le sue due sorgenti’. Le popolazioni di lingua Bantu arrivarono dall’Africa occidentale, mentre quelle di lingua Nilota dalla valle del Nilo, nel Sudan meridionale. Dal 700 d.C gli arabi, che commerciavano con la popolazione locale, introdussero l’Islam sulla costa dell’Africa orientale. Nel 750 d.C. ca. cominciarono i primi insediamenti urbani swahili lungo la costa del Kenya.
A partire dall’VIII sec, con la migrazione delle tribù verso l’interno del paese, i musulmani provenienti dalla penisola arabica e dalla Persia (oggi Iran) si stabilirono lungo le coste dell’Africa orientale.
Tra il X° e XIV° secolo i Niloti, costituiti dai Kalenjin, Maasai, Turkana, Iteso, e Luo, si spostarono dalla zona ad ovest del Lago Turkana fin dentro il Paese. Nel XIII° sec., il popolo di lingua Bantu, si divise in tre gruppi, stanziandosi uno a nord, formando i popoli, Dawida e Akamba; il secondo gruppo proseguì lungo la costa fino alle colline a nord, diventando i Mijikenda. Il terzo gruppo, migrando verso ovest, si stabilì sugli altipiani del Kenya, chiamandosi Agikuyu, Aembu, Chuka, Tharaka, e la Ameru.
XV° secolo: è considerata “l’Epoca d’oro” della civiltà Swahili. I Luo, spostatisi dal Sudan meridionale verso l’Uganda tra il XV° e il XVII sec., si stabilirono sulle rive del Lago Vittoria. Da lì iniziò la diffusione lungo le rive di Kisumu e Kano Plains.
Intorno al XVI° sec., attirati dal profumo di spezie e denaro, i Portoghesi cominciarono ad interessarsi alla zona e saccheggiarono gran parte delle città commerciali indigene swahili, tra cui Mombasa nel 1528; in questo periodo ebbe così fine il monopolio arabo sul commercio nell’Oceano Indiano. I Portoghesi imposero per lungo tempo un duro regime coloniale, nel 1593 costruirono Fort Jesus a Mombasa. Ma il controllo lusitano sulla regione fu sempre in precario equilibrio, data l’esigenza di approvvigionare i loro avamposti con forniture provenienti da Goma, in India.Great Rifrt valley
Gli arabi riuscirono a riprendere, infatti, il controllo sulle regioni costiere nel 1720. Con l’improvvisa invasione di tutta l’Africa da parte degli europei, anche le misteriose regioni interne del Kenya furono costrette a svelare i propri segreti agli estranei. Fino al 1880 la Rift Valley e gli altipiani di Aberdare rimasero il principale insediamento Masai, una fiera tribù guerriera. Alla fine del XIX° sec., dopo anni di guerre civili tra due opposte fazioni, la tribù Masai si ritrovò molto indebolita. Malattie e carestie avevano inflitto loro un ulteriore contributo di morte. Questa situazione convinse gli inglesi a negoziare un trattato con il Laibon Masai (comandante, capo spirituale), perché accordasse loro il diritto di costruire la ferrovia Mombasa-Uganda, destinata a passare sui terreni da pascolo della tribù. Il punto centrale della tratta ferroviaria si trova nell’area su cui oggi sorge la città di Nairobi. Cominciò così l’inesorabile declino dei Masai. Le pressanti richieste di terra fertile da parte dei coloni bianchi costrinsero i Masai all’interno di riserve sempre più ridotte. Molti appezzamenti di terra furono sottratti anche ai Kikuyu, una tribù bantu dedita all’agricoltura proveniente dagli altipiani ad ovest del Monte Kenya. È del 25 agosto 1846 la prima missione Cristiana del Kenya, presso i Mijikenda sulla costa; fu iniziativa del tedesco Dr Ludwig Krapf, missionario della Chiesa Missionaria di Inghilterra. Joseph Thomson fu invece il primo esploratore europeo che, nel 1883, passò attraverso la terra dei Maasai.
La colonizzazione ebbe spesso risvolti incivili e spregevoli. Nel 1890 Waiyaki Wa Hinga, un capo Kikuyu che dominava su Dagoretti, firmò un trattato con Fredrick Lugard della Compagnia Britannica dell’Africa Orientale. Questi si stabilì a Dagoretti e cominciò a molestare i Kikuyu per le loro donne e per il cibo. Per disfida gli autoctoni bruciarono la fortezza di Lugard. Nel 1892, l’amministrazione britannica fece rapire e seppellire vivo Hinga lungo la costa del Kenya. Nel 1894 il governo britannico dichiarò un protettorato su Kenya e Uganda, definendolo ‘Il Protettorato dell’Africa Orientale’ e Arthur Hardinge diventò il primo Commissario. Durante gli anni 1896-1897 gli inglesi inviarono spedizioni militari contro i Kikuyu e il Kamba per far valere la propria autorità. Alla fine del XII°secolo Koitalel Arap Samoei, un divinitatore e Nandi un leader, profetizzarono che un serpente nero avrebbe squarciato le terre di Nandi sputando fuoco, fatto che più tardi venne interpretato come la linea ferroviaria. Per dieci anni ha combattuto contro i costruttori della linea ferroviaria ed il treno. Gli inglesi, decisi a continuare la linea ferroviaria, crearono una trappola e uccisero Samoei. La prima linea ferroviaria è del 1901, e collegava Mombasa con Kisumu, sul Lago Vittoria. La colonizzazione europea nei primi anni del XX° sec. risultò, almeno all’inizio, un vero disastro; Mekatilili Wa Menza cercò di resistere al tentativo britannico di sradicare la cultura tradizionale dei Giriama, tribù della costa, attraverso la distruzione di Kaya, santuario sacro nel bosco e luogo di culto. La tribù si rovesciò in una ribellione contro gli inglesi, a seguito della quale Mekatilili fu successivamente catturato e esiliato in Kenya occidentale. Solo dopo essersi presi la briga di conoscere la terra che occupavano, gli inglesi riuscirono a migliorare la loro colonia. Gli altri coloni europei crearono piantagioni di caffè e, già negli anni ‘50, la popolazione bianca aveva raggiunto le 80.000 unità.
Nel 1920 lo stato del ‘Protettorato dell’Africa Orientale’, mutò in Colonia del Kenya e la fascia costiera venne indicata con il nome di ‘Protettorato del Kenya’. Costrette a partecipare al sistema economico creato dagli europei, le varie tribù, tra cui i Kikuyu, mantennero comunque intatta la loro voglia di lottare. Il 1921 fu l’anno del primo movimento politico di protesta africano in Kenya contro il governo, cominciata dalla ‘Giovane Associazione Kikuyu’, guidata da Harry Thuku, che venne stupidamente incarcerato dagli inglesi nel 1922.gente turkana
Nel 1947 preparandosi per gli sforzi atti ad ottenere la libertà dal dominio britannico, i membri dei Kikuyu, Embu, Meru e Kamba fecero giuramenti di unità e di segreto, conseguentemente cominciò il movimento Mau Mau, che invocava la cacciata dei bianchi dal Kenya. L’opposizione al regime coloniale crebbe sempre più; il neonato Kenya African Union (KAU) fece sentire forte la propria voce e le proprie richieste. L’8 aprile del 1953 Jomo Kenyatta, nato Kamau wa Ngengi, fu incaricato di dirigere il movimento Mau Mau e venne condannato a 7 anni di reclusione. La Mau Mau Rebellion terminò nel 1956, Dedan Kimathi venne arrestato, il 18 febbraio, per il suo ruolo nella rivolta Mau Mau come leader di migliaia di combattenti nella lotta per l’indipendenza e i Mau Mau vennero sconfitti. Si contarono 13.500 morti africani, tra guerriglieri, civili e militari Mau Mau, e di più di 100 europei. Nel 1960 agli africani venne consentito di formare i propri partiti politici a livello nazionale. I leader africani si incontrarono a Kambu e crearono Il Kenya African National Union (KANU), guidato da JS Gichuru, Oginga Odinga, Tom Mboya e successivamente anche da Jomo Kenyatta.
1° giugno 1963: il Kenya raggiunse l’auto-governo interno, noto come MADARAKA (Libertà), ed in questo giorno si festeggia ora il Madaraka Day, celebrato come Giornata delle proprie regole. Il 12 Dicembre 1963 il Paese diventa pienamente indipendente. Nel 1964 il Kenya diventa una Repubblica e Jomo Kenyatta il suo primo presidente; sotto la sua conduzione, il Kenya divenne una delle nazioni più ricche e stabili di tutta l’Africa. Il Vice Presidente Jaramogi Oginga Odinga nel 1966 formò un nuovo partito di opposizione, il Kenya People’s Union (KPU). Il Ministro della Pianificazione Economica, Tom Mboya, venne assassinato nel Luglio del 1969.
Alla morte di Kenyatta, avvenuta nel 1978, salì al potere Daniel Arap Moi, membro della tribù Tugen, come secondo presidente. Il governo di Moi fu caratterizzato da tensioni interne e dissensi. Non riuscendo ad accettare le critiche che gli venivano mosse, ordinò lo scioglimento delle società tribali e lo smembramento delle università. Nel 1992 le sezione 14 della Costituzione venne abrogata e il Kenya tenne la sua prima elezione multi-partito.
Nelle elezioni del 1993 l’opposizione si diede la zappa sui piedi: il mancato raggiungimento di un accordo sul nome di un leader da parte del Forum for the Restoration of Democracy (FORD) portò alla divisione del partito in tre gruppi, vanificando ogni possibilità di successo. Moi, unico beneficiario della vanagloria del FORD, vinse con appena un terzo dei voti. Dopo 24 anni da presidente (preceduti da 13 anni come vicepresidente) e dopo un ennesimo tentativo di preparare una nuova costituzione ad hoc prima delle elezioni di fine 2002, Arap Moi indicò quale suo successore Uhuru Kenyatta (figlio dell’ex presidente Kenyatta), uomo d’affari senza grande esperienza politica, da poco incaricato di reggere il ministero dei governi locali. Ma il 30 dicembre 2002 centinaia di migliaia di persone assistettero alla cerimonia del giuramento del nuovo presidente Mwai Kibaki, che per dieci anni era stato il vicepresidente del governo Moi. Kibaki ha fatto della lotta alla corruzione il proprio cavallo di battaglia. Fonti diplomatiche hanno calcolato che il Kenya, tra il 1990 e il 1997, abbia perso, proprio a causa della corruzione, 870 milioni di dollari. Il nuovo presidente ha abolito le tasse scolastiche nelle scuole elementari, compiendo subito una delle promesse della campagna elettorale. Caduta la barriera economica per l’accesso all’istruzione, si è verificato il sovraffollamento nelle classi, un problema nuovo che è stato risolto garantendo agli esclusi una preiscrizione per l’anno successivo. il parlamento a nairobi
Il 27 dicembre del 2007 si sono tenute le ultime elezioni presidenziali, attese da lungo tempo e molto discusse. Già si delineavano forti tendenze contrastanti tra il presidente uscente ed il capo dell’opposizione, Railla Odinga. Sembrava si respirasse desiderio di cambiamento ed infatti il primo spoglio dava per vincitore il nuovo aspirante alla carica. Successivamente il risultato dei conteggi ha dato definitivamente vantaggio a Kibaki e questo ha scatenato un crescere di reazioni, da forte malumore e sdegno, nel periodo in cui si ventilava questa possibilità, passando a proteste e accuse di brogli, fino a raggiungere, agli inizi del 2008, violenti e sanguinosi scontri, che hanno scosso il paese come non succedeva da lungo tempo e sono costati la vita a centinaia di Kenioti, appartenenti alle due fazioni opposte in lotta (Kikuyu, per Kibaki, Luo e Kalenjin per Odinga), senza contare in molti innocenti coinvolti.
Solo dopo lunghi ed intensi interventi da parte delle forze di pace, coadiuvate dall’intermediazione di Kofi Annan (ex Segretario Generale dell’ONU), si è giunti ad una tregua. In febbraio c’è stato l’accordo sulla spartizione del potere fra i due rivali politici e il 14 Aprile 2008 Raila Odinga, leader del Movimento Arancione per la Democrazia viene eletto Primo Ministro del Kenya nell’ ambito del nuovo governo di coalizione, ciò mette fine allo scontro politico che, seppur per breve tempo, ha insanguinato il paese.

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