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Siana Springs Intrepids Camp-Masai Mara

Apre il primo villaggio per eco-turisti: niente auto né luce. Articolo di Domenico Quirico, inviato de "La Stampa".

Ecco, lo si può proclamare alto e forte: l’Africa ha sbiadito gli antichi tabù su cui fioreggiavano gli aedi delle perenne minorità di un continente «che non ha saputo ancora entrare nella Storia». E il segno definitivo di questo escatologico trapasso non è l’avvento dell’afropetrolio, o il protagonismo di una società civile finalmente chiassosa, pretenziosa e critica. Non è neppure «l’Africa del telefonino e di Internet», celebrate con interessata enfasi come la rivoluzione industriale del continente.La savana
No, è ben altro. L’Africa ha finalmente scoperto che la vera eguaglianza con l’Occidente dei ricchi e dei furbi consiste nello sfruttare metodicamente i difetti degli antichi padroni, nel riempirsi le tasche con i loro tic attentamente scoperchiati e messi a profitto. Insomma nel vendere specchietti e perline a coloro che con questo resistibile consumismo hanno costruito la Storia (la loro) del mondo. L’Africa, si è detto, entrerà nel terzo millennio quando costruirà una Disneyland in cui gli africani sono alla cassa e gli europei e gli americani sono gli entusiasti clienti. Ebbene a ottobre quel parco dei divertimenti esotico, postcoloniale e politicamente corretto apre i battenti: a Siana nel Sud-Est del Kenya, non lontano dalla acque così vaste che assomigliano al mare del lago Vittoria. Più Africa di così!
Prendete i maasai. Che cosa c’era finora di più tristemente e banalmente passatista di questi ex guerrieri ridotti a pastori-comparse, costretti a indossare le loro tuniche rosse come per le prove sotto lo sguardo turistico di una Aida australe, a agitare con la faccia stanca feroce zagaglie prudentemente spuntate? Appollaiati su una gamba scrutavano le loro vacche dagli occhi ottusi, spuntavano nelle cartoline e nelle foto ricordo con la vegetale indifferenza di un acacia. L’Africa dei vinti che più vinti non si può, l’esotismo di Stanley ridotto alla formula dei sette giorni tutto compreso, mare safari e anche la cartolina. Ebbene, sono loro i veri rivoluzionari dell’Africa del terzo millennio. Hanno inventato il villaggio vacanza per l’ecoturista con il casco coloniale, il club per la dura scorza degli iniziati del turismo politicamente corretto, il safari che garantisce un ritorno a casa senza rimorsi, anzi con la benedizione dell’adorato buon selvaggio.a piedi nella savana
Il primo di una serie è in fase di completamento a Siana. Altri seguiranno in tutto il Kenya. Le capanne per gli ospiti sono autentiche, di un indubitabile masai-doc. Rigorosamente edificate con un ingegnoso intreccio di ramaglie e coibentate con sterco di vacca, che mantiene il fresco come il tettuccio di paglia. Le mosche sono verissime e pestifere come è nel loro mestiere di mosche, quando il sole picchia perfino l’ombra è bollente, la sera il buio piomba repentinamente senza darti intervalli, come se qualcuno avesse spento la luce. In compenso nelle capanne gli impianti sanitari funzionano virtuosamente, a energia solare, e la fossa biologica è rigidamente ecologica: nel linguaggio rassicurante dei nostri municipi, si direbbe «a norma». Perché come accadeva per la natura che deve essere selvaggia ma non troppo, ora l’esotico ha il dovere di presentarsi come innocuo per l’ambiente. Nessuno immagini, a Siana, di partire per il safari (fotografico) in Land Rover: si va a piedi nello sterpame, a guardare le giraffe e le gazzelle, in fila dietro al masai con la lancia protettiva e lampeggiante. Al ritorno niente drink nello stile decadente «breve vita felice di Francis Macomber»: gli ospiti invece sudano a prendersi cura e mungere le vacche. Il latte corretto un po’ ferocemente con il sangue della bestia sgorgante da un sapiente taglio nel collo, bisogna guadagnarselo. Poiché qualche fuoristrada è necessario per arrivare al villaggio disperso nella incomoda savana sono stati piantati alberi in grado di annullare le pestilenziali emissioni di CO2. Il cinquanta per cento del ricavato della settimana-vacanza (duemila euro tutto compreso) sarà destinato a progetti di salvaguardia degli animali selvaggi e di difesa della natura.
Astuti i maasai. Hanno capito che il turista del charter distratto e già preventivamente saccheggiato dal tour operator occidentale ha fatto il suo tempo, è specie destinata a un definitivo letargo. Il futuro è l’ecologista raffinato che ha trasferito il linguaggio del sublime in quello del decalogo-eco, l’Ulisse della etnologia alla rovescia. Che vuole spendere ma per sentirsi virtuoso e essere felice. Che gusto c’è ad alleggerire, finalmente, questo uomo bianco del suo fardello!

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