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Tribù Kamba o Akamba

La tribu dei Kamba o Akamba, appertiene al gruppo Bantu. Parlano il kiswahili e il kikamba, il loro dialetto.

uomo Kamba con il suo arcoIl popolo Kamba si trova quasi essenzialmente nelle quasi aride colline di Ukambani, a nord della strada Mombasa-Nairobi, e nella zona compresa tra lo Tsavo east e la costa. Il 60% della popolazione è Cristiana (il primo contatto nel 1850), il restante segue segue le credenze tipiche locali, con qualche conversione all’Islam. I Kamba sono degli ottimi agricoltori e allevatori, hanno anche afinità per il commercio e l’artigianato locale, ma negli ultimi decenni molti sono stati impiegati sotto le armi: polizia o esercito.
E’ normale pratica culturale di tutti i gruppi etnici che bevendo alcool, di metterne un po’ nel bicchiere, agitarlo vigorosamente e versarlo in terra. Questa pratica di versare una libagione agli antenati è divenuta parte della gran cultura africana, perfino tra quelle tribù che prestano poca attenzione ai loro spiriti antichi. Per alcuni Kamba, gli Aiimu (spiriti antichi) giocano un ruolo più grande del loro Dio, nella vita di tutti i giorni questa pratica è più di un superficiale significato. Il credere negli spiriti di vario genere è così diffuso, che questa comunità è nota per stregoneria, a dispetto del fatto che la pratica non è prevalente rispetto ad altri gruppi etnici. Un’aggiunta ’straniera’ a tale pratica, che è il risultato di questa influenza, è stato l’acquisto di Djinns (fantasmi) sulla Costa. Molti Kamba credono che prominenti persone abbiano dentro di loro spiriti acquisiti sulla costa. La salute che viene a mancare improvvisamente, si crede essere il risultato di questi spiriti che, si afferma, si riproducono e perfino convivono con gli umani. Non è inconsueto consultare indovini o stregoni o indossare un talismano per cacciare via questi spiriti o per migliorare la fortuna. Perfino la giustizia è soggetta agli spiriti. Contratti di matrimonio, ad esempio, sono considerati giuramenti di sangue, i quali non possono essere sciolti da un tribunale di legge. E’ costume restituire una capra cerimoniale nella casa del suocero nell’evento di un divorzio, perché si crede che risposandosi mentre il giuramento di sangue è ancora in vigore, si andrà incontro a morte prematura. Facendo un solenne (e spesso fatale) giuramento, chiamato kithitu o mumo, si risolve spesso una serie di dispute. Si crede che la punizione degli spiriti antichi, impedisca ad una persona di raccontare bugie. Numerosi aneddoti esistono sui reali effetti di questi giuramenti. Maledizioni e calamità arriveranno con la rottura di un vaso di terracotta, questa credenza è molto comune. Le famose pozioni d’amore messe nei cibi o strofinate sul corpo per influenzare un amante, hanno una grande influenza nella vita di tutti i giorni, che funzionino o no. Una delle cose più curiose sui Kamba è ‘ereditare una moglie’, che ha trovato notorietà anche tra i Luo grazie alla diffusione dell’AIDS in Nyanza, non è senza precedenti. Se un uomo alla sua morte lascia giovani mogli (poligamia), i figli possono prenderle dopo che gli anziani hanno fatto un cerimoniale per prevenire makwa o thavu (tabù). Questo può accadere soltanto dopo che il fratello più anziano del defunto abbia effettuato la cerimonia di coabitazione con la moglie principale. Inoltre, perfino queste relazioni coniugali sono semplici, se comparate agli stessi matrimoni di sesso organizzati per preservare la linea di sangue. Sotto certe circostanze, una donna sterile può ’sposarne’ un’altra che potrà partorire figli per suo conto. La donna ’sposata’ è conosciuta come una iweto e la sua funzione come madre surrogata è ben accettata socialmente. A parte il giuramento (kithitu o mumo) precedentemente descritto, i Kamba usano una speciale prova per stabilire la colpevolezza in caso d’omicidio o furto. Una delle più comuni è il kivyu (coltello), quando il mundu mue (l’uomo della medicina), dopo aver arroventato un coltello il sospetto deve leccarlo, la persona colpevole dovrebbe essere quella che si brucia. Un’altra singolare prova è il singano (l’ago), dove l’interno della guancia del sospetto è spalmata di calce e un ago è fatto passare attraverso la carne dall’interno verso l’esterno, se la persona è innocente, non ci sarà dolore o perdita di sangue; nelle persone colpevoli invece l’ago ha difficoltà a passare attraverso la guancia ed è molto doloroso. Un’altra prova è prendere con le mani nude la testa di un’ascia messa a bollire in una pentola piena d’acqua. Un corteggiatore dopo che ha individuato la ragazza che vuole sposare, manderà suo padre dal padre di lei per parlare del matrimonio, se accetta, allora le madri dei due ragazzi inizieranno una dettagliata procedura per le future nozze. ritratto di donna AkambaDue capre, mbui sya ntheo, con la cavezza fatta di pelle bovina, sono mandate dal padre di lei e gli è chiesto di avere un rapporto sessuale con la propria moglie, il giorno dopo può restituire la cavezza, che significa accettazione o restituire le capre che significano rifiuto. Ricevendo la cavezza indietro, il padre del futuro sposo preparerà della birra (uuri wa kuatiia mbui), la birra che segue la capra, e la porterà in due contenitori di zucca di differenti grandezze nella casa della futura sposa. La zucca piccola sarà messa nella zona dove dorme la madre della ragazza e la grande nella camera più importante. Gli anziani di tutte e due le famiglie bevono dalla zucca grande e dopo vanno dove si trova l’altra. La madre della ragazza verserà la birra per il marito e il futuro consuocero per significare l’accettazione. I quattro consuoceri poi escono e la birra portata è spruzzata sul loro petto, sullo stomaco e sotto le zucche vuote, dopo ciò la cerimonia è finita e i ragazzi potranno sposarsi. Prendere la sposa per rapimento, non è una pratica kamba, ma se il prezzo della sposa è stato pagato interamente e suo padre tarda a consegnarla, il futuro marito e quattro membri della sua famiglia possono rapirla; se il padre obietta ancora, la ragazza è restituita e inizia una discussione per il raggiungimento di un accordo. Se la madre del rapitore durante il periodo del rapimento unge il collo della ragazza con del burro fuso, non potrà essere restituita per altri due giorni e le sarà chiesto di dormire con il futuro marito nella seconda notte. Anche nel matrimonio tradizionale la sposa dorme con il marito la seconda notte. Il terzo giorno il padre di lui porta uki wa kuthaitha ithe wa mulitu (la birra per implorare il padre della ragazza) per negoziare con i genitori di lei. Con la morte di un uomo, la sua vedova, indiwa, sceglie uno dei suoi cognati per farlo essere suo musina (protettore). Lei è obbligata soltanto a dormire con lui se non ha avuto figli dal marito defunto. I figli nati da questa unione sono trattati come discendenti del marito, portano il suo nome e hanno gli stessi diritti, come se fossero figli biologici. Alcuni contestano l’ereditare le mogli (poligamia) del morto da parte del figlio, sostenendo che un uomo non può sposare sua madre. Dobbiamo chiarire a questo punto che in particolari circostanze sono effettuate delle cerimonie di purificazione in modo che una giovane vedova sia data ad uno dei figli del marito da una delle mogli anziane, per esempio una persona può essere il musina di una giovane co-moglie di sua madre. Un figlio adulto deve anche curarsi di sua madre, con il permesso degli zii di sua madre, se è sposato e possiede la casa. Un uomo che ha avuto molte mogli che hanno partorito figli, ognuno di questi, sposato, può legittimamente dormire con la moglie del corrispondente mezzo-fratello. Per esempio, il secondo figlio della moglie ‘A’, può dormire con le mogli dei secondi figli delle mogli ‘B’ e ‘C’, questo sistema risolve i problemi d’impotenza, assicurando che ognuno abbia figli e le vedove abbiano qualcuno che si prenda cura di loro. uomo Kamba fuori della sua abitazione

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