“La donna non è gente” è un proverbio contadino che significa: la donna non è genere umano. Da questo detto trae spunto il libro di Armanda Guiducci edito da Rizzoli.
Si tratta di un saggio scritto diversi decenni or sono, ma ancora attuale e degno di nota, non solo per la conoscenza della condizione femminile del passato, ma per la sua analisi attenta e lucida dell’esistenza emarginata delle più oppresse ancora presente in molte parti del mondo di oggi.
La donna non è nessuno, non è una persona, condanna storica del genere femminile.
Ma cosa pensano le donne dal viso e dalle mani rugose?
Cosa sentono queste donne nere che si muovono lente ai margini del mondo, tutte somiglianti dal paesino dell’Etna alle case di fango del Nordafrica?
Emergono silenzi, frustrazioni, speranze, credenze, fedi, magie, superstizioni, offese e difese.
Le contadine protagoniste di queste storie sono nove e parlano da diverse regioni d?Italia: dalla Sardegna alla Sicilia, passando per il Piemonte, la Lombardia, la Campania e la Puglia.
Queste creature sono cresciute alla femminilità in un mondo vicino, ma lontano, spesso murate fuori da un dialetto che non sanno come attraversare.
Emarginate fra la montagna e il mare, dentro le baite, le cascine, i casolari, nei trulli o nei “sassi” sono le protagoniste del più duro, antico e greve antifemminismo che si possa immaginare.
Dalla descrizione delle singole esistenze emerge la vicenda di dignità umane oppresse.
Spesso la loro voce non interessa nessuno, tanta è la solitudine che accompagna queste donne anche nelle loro stesse case.
Ma questo libro ha scavato una prima breccia, tanto piccola quanto profonda e significativa.
Buona lettura!
Armanda Guiducci (1923-1992) ha collaborato dal ’50 in poi a numerose riviste letterarie e politiche. Sempre attenta alla condizione femminile si è occupata approfonditamente di antropologia.

Ilaria Gullà








