Anche io, per queste festività e per augurarvi un sereno nuovo anno di pace, vorrei farvi un piccolo grande dono.
Pubblico per intero uno scritto “Oggi e domani” di Nicoletta Crocella.
Questa lettera è tratta dal libro “Lettere per nuove bambine” di Nicoletta Crocella e Maria G. Di Rienzo, edito da Edizioni Stelle Cadenti.
Con la speranza che un futuro migliore è sempre possibile.
Buona lettura!
Ti guardo, splendida bambina ridente che parti con determinazione alla conquista del mondo, e vorrei dirti tante cose, proteggerti dal futuro che ti abbiamo preparato. Il tuo papà orgogliosamente ti porta a vedere il mondo, e tu lo prendi dalle sue grandi mani come la cosa più normale.
E guardo anche te Matilda, nella fotografia che ti ho fatto che avevi appena 15 giorni, uno scricciolo tra le braccia di tua madre che ti sorride offrendoti il seno colmo di latte. Tua madre è bella, Matilda, bella donna adulta completa, splendente nella sua maternità che riesce per un poco a mettere da parte il resto del mondo ed a godere di questo spazio intimo.
Mi chiedo come sarà il vostro futuro, mentre imperversano i messaggi contrastanti che sono in agguato per darvi una immagine di donna, di voi stesse, di quello che siete, che sarete ogni giorno di più.
Mi guarda Matilda con gli occhi ancora offuscati della nascita recente, mi guarda Gaia, con gli occhi spalancati dei suoi due anni curiosi, mi guarda Laura, che ha tre anni e già sa distinguere e criticare, e tira le conclusioni di quel che vede. Mi guarda, poco, Elisa, con quel nome di vento che la accompagna, preferendo le braccia ed il volto della madre a me ed a chiunque altro la circondi.
Nel loro sguardo già vedo un giudizio ed una accusa: “che cosa hai combinato?, per che cosa mai hai lottato, che mondo ci volevi lasciare?” Guardali qui i tuoi sogni, le tue convinzioni, in noi bimbe vestite come pupazze, donne in miniatura senza spazio per i giochi se non da scimmiette imitatrici!
Guardalo nelle ragazze più grandi, nelle giovani donne che ti circondano: in crisi per un chilo di troppo, incapaci di usare la testa; nessuno ha insegnato loro a farsi delle idee, a prendere decisioni, a comprendere le loro stesse emozioni. Inconsapevoli, centrate su sé soltanto e convinte che sia il vestito alla moda o l’ultimo cellulare a dare loro valore, vivono, respirano, mangiano, dormono per essere accettate e piacevoli.
Dove sono finite le ragazze che sognavi tu?, quelle stesse che hai visto per un momento vivere, conquistarsi uno spazio, stare bene nel proprio corpo, usare la testa senza cancellare le emozioni, intente a costruire una armonia preziosa?”
Che cosa hai costruito per il nostro futuro? La libertà obbligatoria delle pupattole da televisione, attente a non mostrare di aver compreso nulla, di avere intelligenza e pensiero, o la costrizione da monache di ogni fede, che nascondendo il proprio corpo sotto i vari veli pensano di sottrarsi allo sguardo bramoso del maschio di turno.
Ma sempre per lui, per il maschio umano e le sue fantasie malate le une si spogliano e si offrono, le altre si nascondono e si celano.
Hai cercato con le altre donne, usando l’ironia, la determinazione, scavando e svelando, dicendo l’indicibile, hai cerato di fare dei passi che separandoti dall’uomo ti permettessero di vivere per te, e di andare all’incontro con l’altro intera….
Ti sei illusa! La liberazione è divenuta soltanto libertà di cambiare partner, sempre che tu non appartenga ad una religione o ad un credo che ti porta ad obbedire al partner che hai incontrato ed a restare obbediente alla sua mercé. E poi le regole non sono cambiate di tanto! Ricordi? dicevate cantando in girotondi pieni di fiori, di gonne lunghe e di pizzi indossati come un gioco, dicevate “ne puttane ne madonne, solo donne” ! Eh già, volevate, pretendevate che una donna è un essere umano, non una vagina con intorno un corpo che serve soltanto a rendere più appetibile l’oggetto del desiderio maschile. Pretendevate che fosse possibile un rapporto completo, tra due persone che hanno una relazione delle cose da dire, da dirsi. Volevate sesso piacevole anche per voi non come dovere, ma come gratificazione, intimità, gioia, per un giorno o per una vita, ma scisso da dovere o peccato.
Volevate crescere le vostre figlie senza timore, libere di esplorare il mondo, di guardare, di giocare, di vivere… ed aumenta in modo vergognoso il numero dei pedofili che non sanno guardare con amore sincero, con disinteresse e piacere; siamo ancora donne e bambine a rischio, riconosciute soltanto come possibile preda, più o meno lecita, ma preda!”
L’elenco di ciò che volevamo e che non è potrebbe continuare: la tranquilla fiducia, la voglia di esplorare e conoscere il mondo troppo spesso causa di orrori e di punizioni terribili. La morte persino per troppe bambine, in cui la violenza maschile si mescola con le convinzioni magiche più assurde per cui il corpo della donna, o della bambina, è fonte di rapina, contagio, malattia, oppure di salvezza e di risanamento nel caso sia vergine. Chissà quale fantasia maschile porta a questa convinzione che essere il primo sia magico e salvifico! E le bambine vendute nei bordelli di mezzo mondo, nelle strade di paesi che tollerano, od incoraggiano, il turismo sessuale. L’unica misura è il denaro, il guadagno. La vita delle persone, delle donne non conta!
Non c’è davvero molto da rispondere a questa filippica che richiama il mio smarrimento nel guardarmi intorno però….
Però io conosco, incontro, amo come sorelle sullo stesso cammino, donne che continuano a tenere insieme relazioni private e pubblico impegno, donne che non si arrendono, che amano gli altri, le altre, amando anche se stesse. Donne che ogni giorno, a fatica, a brandelli strappano alla vita permessi e sorrisi, momenti di gioia e di incontro, senza per nulla dimenticare il mondo intorno ed i suoi orrori. Il corpo affermato per quello che è, nella dolcezza delle sue rotondità, o nell’asperità di un gesto, di una differenza che ti fa unica, te, con le tue mani, i tuoi occhi, il tuo sorriso.
Conosco giovani donne che indossano con noncuranza vestiti sdruciti, minigonne o lunghe vesti, pantacollant o larghi pantaloni cadenti, ma che dentro quegli stracci, o quei veli, si muovono da padrone di sé e del mondo.
Aprono gli occhi sulla realtà, si interrogano, giocano, amano, vivono, oh, piangono, piangono anche, e molto, ma non si arrendono all’abbandono ed al dolore,
Ricordo i versi di una poesia che mi piacque molto, tanto tempo fa: “scrivi il tuo nome sulle cose,/ grida che sei venuta ad inventare il futuro”… eh già, il futuro oggi non esiste?.
Ma venite bambine nuove, ricche di amore e di fronzoli, ricche di fantasia e di giochi, venite ad inventare voi un nuovo futuro, venite a scrivere il vostro nome sulle cose, venite a leggere i libri, ascoltare i racconti, venite a pensare e criticare.
Lasciate che la polvere si depositi sui mobili, e pensate a vivere, giocare, amare, costruire il mondo nuovo… strappate le vostre madri dal quel mondo fatto di dovere dove la vostra stessa esistenza sembra averle confinate, per condurle con voi a conquistarlo il mondo, passo dopo passo, impronta dopo impronta, segnate di voi la realtà, domandatevi le cose.
Continuate con determinazione e caparbietà a chiedere il perché di ogni gesto, di ogni regola che vi viene data, conoscete il mondo perché per cambiarlo dovete comprenderlo, e respingere i lacci che ha inventato per voi.
Io conosco ed amo tante donne che come voi hanno cominciato, piangendo forse, tremando, amando, urlando e ridendo, a cercarsi, cercare compromessi e strade, e sono diventate grandi hanno sofferto, pagato prezzi. Hanno amato e sono state amate, e poi sono state sole, felicemente sole, spaventosamente sole, e sono divenute forti come rocce, alberi radicati nel loro suolo con tante fronde ombrose, che raccolgono la luce del sole come il vento e la pioggia, ospitano frotte di uccelli canterini, fioriscono splendidi fiori e e cantano la loro canzone. Oppure leggere e libere come uccelli che possono attraversare i mari, solcare i cieli, cercando un altra estate, altro sole ed altro vento.
Non è facile la loro strada, ma è bella, è speranza, è dolore della lacerazione, dolore della ricomposizione, gioia di un giorno, fatica di sempre, colore, amore, allegria e tristezza, malinconia e forza.
Perché le donne scrivono la loro storia sulle cose, la ricamano sui loro vestiti, la intrecciano con i loro capelli e tessono nuovi racconti. Le donne cucinano piatti si speranza, scavano pozzi di disperazione e raccolgono acqua di lacrime, ma sanno condire la vita con la loro gioia, con la saggezza dei giorni che chiedono cura.
E allora, piccole bambine che guardo affacciarsi alla vita non posso che augurarvi, augurarci a noi tutte, donne di pochi giorni o di tanti anni, che la fatica continui, che la speranza continui, che continui il lavoro e l’impegno per cambiare il mondo. Che continui la forza, l’allegria, che dilaghi la voglia di vivere, di essere se stesse, con amore e dolore, stanchezza e forza, a costruire ogni giorno il futuro con il nostro quotidiano presente.
Nicoletta Crocella è artista, scrittrice, saggista, poetessa e direttrice delle Edizioni Stelle Cadenti.
Tra le sue innumerevoli opere ricordiamo: “Lettere per nuove bambine” (edizioni Stelle Cadenti), “Storie di donne” (edizioni Stelle Cadenti), “Storie per fare la pace” (edizioni Stelle Cadenti), “Vento” (edizioni Stelle Cadenti), “Purtroppo non so scrivere” (edizioni Stelle Cadenti), “Ridere” (edizioni Stelle Cadenti), e tantissimi altri scritti.

Ilaria Gullà








