Presentiamo “Il vestito di velluto rosso” di Elleke Boehrem, edito da Goree.
Riporto fedelmente dal sito delle edizioni goree.
La narrativa breve è assai popolare in Sudafrica e quasi tutti gli scrittori e le scrittrici del paese ci si sono misurati almeno una volta. Si tratta di un genere molto diffuso soprattutto tra i neri ai tempi dell’apartheid (1948-1994), in virtù della capacità del singolo racconto di costituirsi, all’occorrenza, come forma espressiva ‘d’emergenza’: più veloce da elaborare in clandestinità o negli sporadici momenti di calma che il regime concedeva, più facile da far circolare (su riviste, ad esempio) e da nascondere, sicuramente più a basso costo di un romanzo sia per chi lo produce sia per chi ne fruisce. La struttura della raccolta di racconti, inoltre, si addice in modo particolare ad esprimere il tessuto frammentato, composito, diversificato che caratterizza il paese. Questa antologia rappresenta, dunque, il tentativo di restituire un’idea di quel quadro plurimo, diviso per etnie, lingue, religioni, culture, radici, livelli sociali e via dicendo, oggi alla ricerca di un’omogeneità seppure nelle differenze.
Per quanto riguarda la categoria della “scrittura femminile” va detto che in Sudafrica si tratta di un universo molto articolato. Le donne sudafricane hanno scritto molto. A tutte le forme di coercizione, e ai tentativi di cancellazione rappresentati dalla censura delle opere nonché dai numerosi esili delle autrici, la loro scrittura ha saputo resistere, non senza difficoltà – maggiori rispetto a quelle della controparte maschile, favorita da più opportunità di pubblicazione, nel paese e all’estero – e si è sviluppata pur senza poter fare riferimento ad una tradizione letteraria locale femminile che fosse facilmente visibile. Nella scelta che presentiamo vengono accostate autrici di fama diversa. Il premio Nobel Nadine Gordimer non ha bisogno di presentazioni; tra le altre, i lettori italiani conosceranno Bessie Head, Zoë Wicomb e Sindiwe Magona. Alcune scrittrici sono molto popolari in Sudafrica, è il caso, ad esempio, di Miriam Tlali, ma restano sconosciute al pubblico italiano; altre sono abbastanza note in ambiente anglofono, ma non hanno risonanza nel nostro paese. Vi sono infine autrici poco note, se si escludono gli ambienti accademici, nello stesso Sudafrica.
Buona lettura!
Elleke Boehmer
Nata a Durban nel 1961 da genitori olandesi, inizia gli studi in Sudafrica e consegue il dottorato di ricerca ad Oxford. Attualmente risiede in Inghilterra dove, dopo aver insegnato alla University of Leeds e alla Nottingham Trent University, è professore di Letterature in inglese a Royal Holloway, University of London. La sua vasta produzione di critica postcoloniale comprende il saggio Colonial and Post-Colonial Literature. Migrant Metaphors (1995), ormai un classico, e il più recente Empire, the National, and the Postcolonial (2002). Ha pubblicato con discreto successo tre romanzi di impostazione femminista e ambientazione sudafricana - Screens Against the Sky (1990), An Immacolate Figure (1993) e Bloodlines (2000) - e alcuni racconti e sta attualmente lavorando al suo quarto romanzo.

Ilaria Gullà








