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8 marzo 2009

Tanti auguri! Ecco un altro regalo di Nicoletta Crocella. Ancora una volta, ancora un anno, 101 anni di otto marzo, e non siamo disposte a rinunciare a questa scadenza o a delegarla alle celebrazioni[...]


Tanti auguri!
Ecco un altro regalo di Nicoletta Crocella.
Ancora una volta, ancora un anno, 101 anni di otto marzo, e non siamo disposte a rinunciare a questa scadenza o a delegarla alle celebrazioni ufficiali che la uccidono avvolta in un fascio di mimose e di inutili parole. Sarebbe bello se per una volta i vari signori della politica facessero un passo indietro, ed invece di farci gli auguri,( auguri di che?) lasciassero spazio alla parola delle donne, e cominciassero, da questa data, ma per continuare, a lavorare sul rispetto delle persone donne e sulla crescita di relazioni sane e felici. Chiedo troppo ovviamente, mentre esalano i fumi del patriarcato in crisi, forse morente, oscurando la vista ed avvelenando l’aria. Mentre si continua con tranquilla determinazione a sollevare chiacchiere e polverone sull’ ultimo stupro sbatutto in prima pagina, senza attenzione ne amore per la ragazzina che lo ha subito, e si tace o si volge altrove lo sguardo dalla quotidiana violenza che si consuma nel segreto delle case, di cui gli autori sono a volte quasi inconsapevoli, convinti come sono che “si fa così”. E d’altra parte si riacciano in un angolo si nascondono alla vista ( o ci si prova) le ragazzine prostituite per strada, le donne che dai loro paesi vengono qui a macerare la loro vita in catene di rapporti a pagamento, schiave, vendute da uomini e comprate a ore da altri… A me viene in mente uno slogan di tanti anni fa, quando cominciammo a svelare il gioco: “ne puttane ne madonne, solo donne!” Rifiutavamo allora e per quanto mi riguarda continuo a respingere, la dicotomia tra donne per bene, quelle da sposare, da rinchiudere in casa, angeli del focolare, fonte di cura, le Mamme (“la mamma è un albero grande che tutti i suoi frutti ti da” queato recitava una poesia che studiai alle elementari tanti anni fa) e le altre, le donne di strada, quelle da usare, prendere e lasciare, vendere e comprare, disprezzare anche, mentre se ne gode…. Ora una ministra, che è arrivata a quel posto nel modo tradizionale di far carriera per le donne, pretende di ripristinare la dicotomia, la pubblica vergogna per le une, distinguendole a forza dalle altre, quelle che avendo imparato il turcco usano il loro corpo, la bellezza, per ottenere successo e fama, e magari, come consiglia il nostro amato premier, sposare un miliardario e por fine quindi ai problemi che con la precarietà e l’insicurezza del lavoro sono un assillo per la vita di tante di noi. È ancora più difficle per le ragazze oggi lavorare su di sé, investire su di sé, riconoscendosi diritti e capacità, usare l’intelligenza e non solo il corpo, e trovare la propria misura, il proprio modo di restare al mondo. E allora oggi otto marzo a loro voglio mandare il mio amore, alle ragazze che cercano la loro via, che leggono, studiano pensano, che hanno paura e faticano ad orientarsi, ma cercano con determinazione il proprio modo di essere. Alle donne, che affrontano ogni giorno la vita, che amano, si amano, non danno nulla per scontato, accettano piccoli compromessi per momenti sereni e si ribellano per dignità e senso di sé. A tutte quelle che hanno un sogno, e lo vedono ricoperto da bollette in scadenza, soldi per la spesa, bimbi da curare, persone da accudire, ma non rinunciano del tutto al loro sogno, cercano spazi, momenti, amore e pensiero, vita ed azione. A tutte le donne, quelle che conoscono sul proprio corpo, sul proprio essere, l’impatto distruttivo della violenza, quelle che la temono,e quelle che si sono messe insieme, e la violenza affrontano insieme, cercando di cambiare le relazioni, la cultura, di mantenere la vita aprendo spazi, cercando momenti di gioia. Penso alle donne di Gaza, il coraggio di proseguire, penso alle donne afgane, ancora nascoste dietro il burka, ma determinate, penso alle donne africane, la forza della vita in un mondo sconvolto, e penso a noi, a tutte le donne che ogni giorno, con impegno, determinazione stanchezza e forza, cerchiamo di costruire un mondo più umano, superando barriere e luoghi comuni, rifiutando le protezioni ambigue e pericolose di ronde e guardiani. Proviamo persino a giocare, a ridere, ad avere momenti felici, e cerchiamo di guardare all’altro, all’essere umano di genere maschile con cui condividiamo il cammino su questa terra, come ad un altro da incontrare, da conoscere, fonte di amore e di scambio, non accettando prevaricazione e rapina. A tutte noi, a tutte le donne oggi quindi la mimosa da un’altra donna, segno di un legame di sorellanza, un cammino in cui la vicinanza di altre sia forza, sostegno ed amore .
Nicoletta Crocella

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