Storia e fiction: un accordo possibile

Può la storia fare da sottofondo ad un romanzo senza che la realtà venga travisata?
Storia e fiction: un accordo possibile?

Cari amici,

qualche giorno fa, tramite
la prestigiosa mailing list CLASSICS, è pervenuta questa richiesta piuttosto
interessante, che riporto integralmente:

Does anyone have
or know of a list of recommended (historically accurate / plausible / readable)
novels set in Rome and/or Byzantium? I’d like to have a short list that I could
take along with me to used-book stores. I’ve found some lists on the internet,
but they’re heavy with detective stories and fantasies which don’t interest
me. Thanks — John Isles Plymouth, Michigan

In sostanza qui abbiamo
un lettore americano, il quale chiede aiuto per avere indicazioni su romanzi
a sfondo storico ambientati a Roma e/o Bisanzio. Che un americano doc
si interessi della storia antica è un fatto altamente encomiabile, perché
vuol dire che il fascino della storia e quindi della cultura classica ed europea
in genere, è intramontabile. E’ infatti un segno tangibile del profondo
rispetto per una cultura che ha ancora tanto da dire e insegnare a noi moderni
e soprattutto ai popoli con una storia molto più recente della nostra.

 

Qualcuno potrebbe obiettare:
“Ma conoscere la storia antica attraverso dei romanzi vuol dire farsi un
concetto errato del mondo classico, perché falsato dalla fantasia dello
scrittore”. Obiezione giusta per certi versi, ma in sostanza non del tutto
condivisibile se noi prendiamo come esempi romanzi del genere storico, ambientati
nel mondo romano antico, quali possono essere “Quo vadis?” del Siekenwitz,
“Fabiola” del Wiseman, “Ben-Hur” del Wallace, “Gli
ultimi giorni di Pompei” del Lytton, “Idi di Marzo” del Wilder
e diversi altri. Questi titoli, i primi che mi sono venuti in mente non appena
letta la richiesta fatta dal sig. John Isles di Plymouth, non sono poi interamente
frutto di pura fantasia, ma nella narrazione evidenziano una accurata ricerca
di ambientazione storica che non falsa del tutto i personaggi e la vicenda oggetto
della narrazione. Del resto anche la trasposizione cinematografica di questi
romanzi ha evidenziato lo sforzo degli autori di mantenersi fedeli il più
possibile alla verità storica. Se vi sono state alterazioni, quali esagerazioni
o invenzioni pure e semplici di fatti particolari o di personaggi, ciò
è dovuto spesso a scelte operate dagli sceneggiatori per esigenze di
spettacolo. E qui mi riferisco in particolare ad uno degli esempi più
recenti della cinematografia, il film “Il gladiatore” che tante polemiche
ha suscitato per i numerosi travisamenti di fatti e personaggi compiuti dagli
sceneggiatori, e sul quale, tempo addietro, ho avuto occasione di fare un intervento
specifico in questa stessa rubrica (cfr. Intervento:http://guide.supereva.it/latino/interventi/2001/05/47246.shtml).

 

Ma riportandoci ai romanzi,
un fatto deve essere tenuto conto da chi legge e da chi vuol fare critica costruttiva:
ogni romanzo, in base alle convenzioni in vigore da oltre un secolo, ma già
attuate da tempo autonomamente, è da considerarsi una interpretazione
della realtà, un quadro insomma che noi siamo liberi di accettare e condivedere
in base alle scelte ed alla visione generale presentataci dall’autore. E’ così
nel campo della letteratura, ma direi, nel campo dell’Arte in generale. Non
dimentichiamo l’episodio che vide al centro di una vera polemica un pittore
del ‘700, Sebastiano Ricci, se non vado errato, autore di “Le nozze di
Cana”, un grande dipinto commissionatogli da un papa.

Cosa era avvenuto di tanto
grave? Semplicemente questo: il pittore aveva inserito fra i vari personaggi
del dipinto un negro. Questo era bastato per scatenare il risentimento del committente,
che era un papa oltre tutto, non una persona di bassa cultura! Ma la cosa più
sorprendente, in questa vicenda, fu la pronta risposta del pittore, il quale,
in stretto dialetto veneto, disse: “Forse, eminenza, Lei non sa che noi
pittori siamo tutti un pò matti?” Viene affermato infatti il fondamentale
principio universale dell’autonomia dell’Arte, che non può essere condizionata
da nessuna ideologia, politica o religiosa che sia. Ma qui, oltretutto, abbiamo
un segno dei tempi, una spia della mentalità corrente, per cui non si
poteva ammettere che un negro fosse un uomo uguale a tutti gli altri.

Comunque, se qualcuno fosse
interessato ad un sito che riporti un elenco esauriente di romanzi storici,
ambientati nel mondo classico, può andare a questo URL, nel sito curato
da Fred Mench:

http://www.stockton.edu/~roman/fiction/

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