Si può conversare in latino senza una base molto solida?

Un esperimento in corso nella Università del Kentucky pare che stia riscuotendo un successo strepitoso: avvocati, medici, semplici studenti riescono a conversare nella lingua di Cicerone dopo poche sedute.

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I miracoli del latino

E’ possibile una full immersion nel latino della
durata di parecchi giorni, da parte di un gruppo di persone
eterogeneo, sia come base culturale, sia professionale? E’ possibile
che medici, avvocati, dentisti, studenti ecc. parlino ad un certo
punto con tanta disinvoltura e fluidità in latino, dopo soltanto
alcuni giorni di affiatamento nel gruppo? La responsabile
dell’esperimento, la prof. Milena Minkova sostiene di sì, con molta
sicurezza.

Cari amici,

questa è una domanda  venuta istintivamente a
parecchia gente, me compreso, leggendo questa intervista apparsa sul
CHICAGO TRIBUNE dello scorso luglio. Per conoscenza l’intervista è
stata inviata alla mailing-list CLASSICS dal prof. Ross Scaife
scaife@uky.edu in data 29 luglio 2002.

Ecco il testo originale, che traduco
integralmente.

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Subject: UK Classics programs in the
news Latin immersion speaks volumes at Kentucky campus Chicago
Tribune; Chicago, Ill.; Jul 18, 2002; James Ritchie, Special to the
Tribune; Full Text: (Copyright 2002 by the Chicago Tribune)

Students of Latin at the University of Kentucky work
to develop an ability unusual even among the most accomplished
scholars of the language. They learn to speak it. “With this method,
Latin can speak directly to them, to their hearts and minds,” said
Milena Minkova, an assistant professor of classics at the school.
Traditional practices emphasize reading and translating the language,
last uttered as a native tongue about 1,400 years ago– and often
yield students who view Latin as an “instrument of torture,” Minkova
said.

Starting Friday, about 50 Latinists who favor the
spoken approach will gather at the university for a rare chance to
immerse themselves in the language. For 10 days scholars and
instructors, as well as learners from unrelated fields such as law and
medicine, will discuss books, culture and what to have for dinner,
speaking only Latin. “It’s a wonderful and unique experience that is
not generally available in this country, though there are some similar
things in Europe,” said Robert Ulery, a professor of classical
languages at Wake Forest University. “It’s almost the only place I’ve
been where I’ve been constrained to think and speak in Latin,” said
Ulery, who has attended the intensive annual workshops twice since
they began in the mid-1990s. The language of the Roman Empire was used
in academia during the Middle Ages and until the 18th Century, and
retained a place in scholarly writing in the 19th Century. Up to that
point it was also the medium for a large body of more creative
literature in European countries and their colonies, said Terence
Tunberg, chairman of the classics department at the Lexington campus.
Today it remains the official language of the Roman Catholic Church
and has a role in the classics field.

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Ulery thought he was reasonably fluent in the language
before he attended the summer sessions. Still, he likened going to a
conventiculum to the experience, after studying a modern language, of
traveling to a country where it is spoken. “For the first time it
becomes a part of you rather than a set of symbols that you manipulate
on a page,” he said. With its summer sessions and its Institute for
Latin Studies, now in its second year, the University of Kentucky has
been drawing attention in the field. Among classics scholars in
Europe, “when you mention Kentucky, people don’t think of horses. They
think of our institute,” said Minkova, a Bulgarian native who is
fluent in eight languages and has taught at the Vatican. Any language
is better learned if its study involves speaking, listening and
writing, and not just reading, said Tunberg, who with his wife,
Jennifer Morrish Tunberg, translated “Cattus Petasatus: The Cat in the
Hat in Latin.” “What we hope is that this institute will create a new
breed of teacher who will feel comfortable not just translating texts
but also using the language actively,” he said.

The two-year program at the University of Kentucky
culminates in a special graduate certificate in Latin studies and may
be joined with a master’s degree in classics. About a dozen students
are enrolled, and the number of applicants exceeds the slots
available. For high school students, studying Latin can improve
English grammar and vocabulary, according to the National Committee
for Latin & Greek. The non-profit group said that in addition to
preparing students for further study in classics or modern languages,
Latin study can prove useful to young people pursuing careers
requiring excellent verbal skills or technical vocabulary, such as
library science or technical writing. Joseph Tipton, a student at the
institute who studied Latin for four years as an undergraduate at
another college, said he is happy with his progress in speaking Latin.
“It has just opened up the language to me,” he said. For their part,
Tunberg and Minkova converse fluently in Latin. Often, they say, it is
most convenient to talk to their colleagues around the world in Latin,
even when they share other languages in common. “I have about 30
friends with whom I speak only Latin,” Minkova said.

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TRADUZIONE:

ARGOMENTO: Programmi di materie classiche presso la
Università del Kentucky, con particolare riferimento alla full
immersion di latino nel campus del Kentucky. Chicago, Illinois, 18
luglio 2002.

Inchiesta speciale di James Ritchie per conto del
“CHICAGO TRIBUNE”.

Gli studenti di Latino presso l’università del
Kentucky lavorano per sviluppare una abilità insolita persino per i
più qualificati studiosi della lingua. Essi imparano a
parlarlo.

“Con questo metodo, il Latino può parlare direttamente
ad essi, ai loro cuori ed alle loro menti,” ha dichiarato Milena
Minkova, una docente, assistente di materie classiche presso
l’istituto. Le tecniche tradizionali enfatizzano la lettura e la
traduzione dalla lingua latina, in uso come lingua madre circa 1400
anni fa, dando spesso come risultato che gli studenti vedono il Latino
come “uno strumento di tortura,” ha aggiunto la Minkova.

A partire da venerdi prossimo (26.07.02) i Latinisti
favorevoli all’approccio diretto con la lingua, si riuniranno presso
l’università per una rara occasione di immergersi completamente nella
lingua. Per dieci studiosi ed istruttori, insieme a principianti
provenienti da settori senza alcuna relazione fra loro, quale legge e
medicina, discuteranno di libri, di cultura e persino di ciò che essi
scelgono a pranzo, parlando soltanto Latino. ” E’ un’esperienza
meravigliosa ed unica nel suo genere, non facilmente riscontrabile nel
nostro paese, anche se eventi simili si possono ritrovare in Europa, ”
ha detto Robert Ulery, un professore di lingue classiche alla Wake
Forest University. “E’ quasi l’unico posto in cui io sia stato
obbligato a pensare ed a parlare in Latino,” ha detto Ulery, che ha
frequentato il corso annuale intensivo per ben due volte. La lingua
dell’Impero Romano era adoperata nelle accademie durante il Medio Evo
e fino a tutto il 18° secolo, mantenendo un posto di rilievo negli
scritti degli studiosi anche fino al 19° secolo. Per tutto quel tempo
il Latino fu anche il mezzo per una vasta produzione di letteratura
cosidetta “creativa” nei paesi europei e nelle colonie, ha affermato
Terence Tunberg, preside del dipartimento di materie classiche nel
campus di Lexington. Oggi esso rimane la lingua ufficiale della Chiesa
Cattolica Romana ed ha tuttora un ruolo preminente nel settore
classico.

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Ulery pensava di essere discretamente fluente nella
lingua, prima di frequentare le sessioni estive. Ciò nonostante gli
piaceva andare a questi seminari per fare l’esperienza, dopo aver
studiato una lingua moderna, di viaggiare verso un paese dove una
lingua classica è parlata dal vivo. “Per la prima volta il latino qui
diventa parte di te, non essendo più un complesso di simboli che
vengono manipolati su di un foglio,” egli ha affermato.

Con le sue sessioni estive ed il suo Istituto per gli
Studi Latini, ora al via per il secondo anno, l’università del
Kentucky sta attirando l’attenzione di parecchia gente. Fra gli
studiosi di discipline classiche in Europa, ” quando si fa menzione
del Kentucky, la gente non pensa ai cavalli, ma pensa invece al nostro
istituto,” ha detto la Minkova, una oriunda della Bulgaria che parla
correntemente otto lingue ed ha insegnato nel nel Vaticano. Qualunque
lingua si apprende meglio se il suo studio comporta il “parlare,
ascoltare e scrivere, e non soltanto il leggere”, ha detto Tunberg,
che con sua moglie Jennifer Morrish Tunberg ha tradotto “Cattus
Petasatus: Il Gatto nel cappello” in Latino. “Quello che speriamo è
che quest’istituto crei un nuovo tipo di docente il quale trovi
agevole non solo tradurre testi, ma anche adoperare la lingua in
maniera attiva”.

Il programma di due anni presso l’Università del
Kentucky si conclude con una certificazione di laurea negli studi di
Latino e può essere abbinato ad un diploma in materie classiche. Circa
una dozzina di studenti hanno fatto domanda di iscrizione, ed il
numero delle richieste supera ampiamente i posti disponibili. Per gli
studenti delle scuole superiori, lo studio del Latino può migliorare
la grammatica inglese, in base ai dati del Comitato Nazionale per il
Latino ed il Greco. Il gruppo di tipo rigorosamente non- profit ha
affermato che oltre a preparare gli studenti per gli studi ulteriori
in materie classicheo nelle lingue moderne, lo studio del Latino può
dimostrarsi utile ai giovani che aspirini a carriere che richiedono
eccellenti abilità verbali o un vocabolario tecnico, quali possono
essere Scienza della biblioteca (Biblioteconomia) o Letteratura
Tecnica.

Joseph Tipton, uno studente dell’istituto che aveva
studiato per quattro anni Latino come laureando in un altro college,
ha detto che egli è felice dei suoi progressi nel Latino parlato. “La
lingua mi si è aperta completamente”, ha confessato candidamente.

Da parte loro, Tunberg e Minkova conversano
tranquillamente e correntemente in Latino. Spesso, essi dicono, è più
agevole chiacchierare in latino con i colleghi sui temi più vari,
persino quando essi hanno in comune altre lingue. “Io ho circa 30
amici con i quali converso soltanto in Latino”, ha dichiarato la prof.
Minkova.

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Ed ecco un commento quasi immediato, da parte di un
emerito docente universitario, il prof. J.F. Gannon, che segue di
poche ore appena l’arrivo dell’articolo:

“I have nothing against trying this method, but I
can’t help wondering what Minkova thinks was the native tongue of
Boethius or  Cassiodorus or Pope Gregory the Great?” (
Io non ho
nulla in contrario riguardo alla sperimentazione di questo metodo, ma
non posso fare a meno di domandarmi, quale pensa- la prof. Minkova -
fosse la lingua madre di Boezio o di Cassiodoro o di Papa Gregorio il
Grande?)

J.F. Gannon href="mailto:jfgannon@cloud9.net">jfgannon@cloud9.net

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Si tratta di una battuta apparentemente gettata lì per caso, ma
riflettendoci bene è una provocazione bella e buona. Non vi sembra? E
chissà come sarà accolta dal destinatario! In effetti queste riunioni
che hanno il sapore di incontri conviviali fra gente con preparazione
e interessi non del tutto affini, e per di più servendosi di una
lingua in genere destinata alla lettura di testi antichi, senza
parlare che ci troviamo in un paese con una tradizione umanistica
molto recente e non certo diffusa, (anche se qui non mancano i cultori
delle lingue classiche, degni del massimo rispetto), lascia alquanto
perplessi.

Che ne pensate amici? Sarà una bolla di sapone o un
esperienza valida da prendere in seria considerazione? Da parte mia vi
assicuro che rimarrò in contatto con vari colleghi USA e mi auguro che
quanto prima arrivino ampi commenti, che non mancherò di riportare nei
miei prossimi interventi.

Cordialmente,

Vittorio Todisco

vtodisco@supereva.it

                                                                                                                                                                                        

 

 

 

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