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Seneca : un grande autore latino in edicola

In questo intervento viene eseguita l'analisi dell'opera del grande filosofo, statista, scienziato e tragediografo, seguendo la linea tracciata dall'autore del saggio, Villy Sorensen.

SENECA, (parte II) analisi dell’opera

Questo saggio di Villy SØRENSEN, come già detto nella presentazione, ha le caratteristiche di un corposo lavoro di ricerca condotto con rigoroso metodo scientifico, per cui si inserisce a pieno titolo fra i testi diventati un punto di riferimento per studenti e docenti. Già dall’indice degli argomenti ci si può rendere conto della struttura e delle linee di sviluppo di tutta l’opera che, proprio per la sua costituzione, si presta difficilmente ad un breve riassunto. Troppo articolata e complessa è la materia trattata, nonché il periodo preso in esame dall’autore, al punto che sarò costretto a focalizzare la mia analisi esclusivamente su pochi punti essenzialii, sorvolando sugli altri per esigenze di spazio e di tempo.

Il saggio, occorre precisarlo, non prende inizio immediatamente con l’analisi del personaggio Seneca, ma parte dall’esposizione dei concetti fondamentali di Mito e Storia, Storia e Morale, per poi passare all’indagine dell’ambiente in cui si sviluppò culturalmente la famiglia di Seneca. Si passa quindi ad uno sguardo al regno di Tiberio, un altro al concetto di giustizia nella società romana soprattutto sotto il cd. “dio” Caligola, allorché il diritto alla ribellione riceve un forte impulso a causa delle stravaganze dell’imperatore e di Agrippina. E’ il periodo in cui si sviluppa lo scrittore e nasce uno dei suoi libri più famosi, il “DE IRA”, e subito dopo assistiamo anche al lungo esilio di Seneca in Corsica; è il periodo dei torbidi personaggi della corte romana, Claudio, Messalina, Giulia.

Dopo il suo ritorno a corte, ecco che la stella di Seneca riprende a brillare, al punto che Agrippina affida il figlio Nerone alle sue cure di consigliere ed istitutore. L’incarico si rivelerà ben presto molto difficile a causa della personalità disturbata di Nerone, che andrà peggiorando sempre di più, pur essendosi dimostrato abbastanza equilibrato e fervido di idee inizialmente.

Seneca, nonostante le difficoltà dell’ambiente, riuscì a trovare un suo spazio tanto da potersi dedicare agli studi ed all’osservazione degli uomini e della società. E’ il periodo in cui nascono molti suoi dialoghi, come il “Della brevità della vita”, “Della clemenza”, “Della tranquillità dell’anima”, “Dell’ozio”, “Della provvidenza”, le “Epistole a Lucilio”, “I benefici”, tutte opere che riflettono uno studio appassionato dell’uomo e tutti i risvolti della sua natura, positivi e negativi. Da sottolineare l’altro settore di interesse per Seneca, quello scientifico dell’osservazione naturale documentato dalle “Questioni naturali”.

A ciascuno di questi periodi dell’attività di Seneca corrisponde un opportuno sviluppo del Sǿrensen di vari aspetti politici, economici, morali del tempo. Non si poteva trascurare, infatti, un argomento scottante affrontato da Seneca, qual era “la schiavitu”, in un periodo che vedeva gli schiavi, purtroppo, ancora alla stregua di oggetti. E nasce in questo clima la convinzione, priva peraltro di una documentazione attendibile, di presunti rapporti fra Seneca e S. Paolo, proprio a causa di affinità di pensiero fra Seneca ed il Cristianesimo.

Altro campo di attività di Seneca fu il teatro, in cui la “tragedia” espresse il genere da lui preferito. Ed ecco un richiamo molto preciso alla tragedia greca, dalla quale Seneca prendeva le mosse, ma portanto avanti un discorso tutto personale, soprattutto riguardo ai toni aspri e sanguinari che queste opere esprimevano. Da tener presente, comunque, che queste tragedie erano destinate ad essere lette davanti al pubblico, e non recitate in teatro. Da qui la necessità di rendere la lettura più avvincente e stimolante facendo leva sui sentimenti di disprezzo, disgusto, orrore suscitati nel pubblico. I titoli più noti sono “Agamennone”, “Fedra”, “Medea”, “Tieste”, “Ottavia”, tutti personaggi presi in prestito dal teatro greco, ma con un’accentuata forzatura dei personaggi. Vedi per esempio, l’episodio del banchetto del “Tieste”, che culmina in un banchetto sanguinario e truculento a spese dei figli del protagonista trucidati per vendetta. Da sottolineare che tale modello di tragedia troverà degli imitatori molto più tardi in Inghilterra con la cd. “tragedia senechiana”.

La fine di Seneca, la sua morte voluta da Nerone perché convinto della partecipazione del filosofo ad una congiura di palazzo, la cd. “congiura dei Pisoni”, vede Seneca accettare serenamente tale volontà, morendo da vero stoico senza alcun rimpianto per la vita che lasciava.

L’epilogo del lavoro passa attraverso un ampio discorso sull’influenza di Seneca in tutti i tempi, ed inoltre attraverso una analisi della critica che ha visto Seneca come autore controverso sia nel passato sia nel presente. Ed infine è da sottolineare il lucido paragrafo sull’umanesimo stoico che chiarisce puntualmente la posizione di Seneca e degli stoici, personaggi sempre al centro di vicende significative per la storia e la cultura.

Due parole sulle pagine fuori testo dell’opera, altrettanto importanti almeno quanto lo stesso testo.

Le note che si riferiscono al testo, contengono delle preziose informazioni su fatti, personaggi, opere citate, riferimenti bibliografici che fanno del volume uno strumento utilissimo di studio ed approfondimento. Ecco perché non ho esitazioni a considerare questo saggio un punto di riferimento obbligato per chiunque si avvicini a Seneca, ed anche a tutto il mondo antico.

La bibliografia è stata curata dal traduttore, Bruno Berni, al quale va il merito di una traduzione esemplare, chiarissima, pur con la difficoltà costituita dalla lingua originale, il danese.