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Nei vicoli della Roma imperiale

I documentari televisivi della serie ULISSE, diretti da Piero e Alberto Angela, stanno dando un enorme contributo alla conoscenza della civiltà romana, ed in particolare della vita pubblica e privata, degli usi e costumi, delle istituzioni. L'ultimo, intitolato "Nei vicoli della Roma imperiale" ci ha introdotti nel mondo così variegato, ricco di ombre e luci, di contrasti e gravi tensioni esistente soprattutto nel periodo neroniano. Una full immersion in un ambiente costituito da un contorno architettonico di enorme valore e significato artistico-culturale, ma dove è l'elemento umano il centro dei problemi di tutta un'epoca, per cui diventa l'oggetto di studio fondamentale.

Nei vicoli della Roma imperiale. Un
documentario di Alberto Angela src=" http://vtodisco.supereva.it/anfiteatro.jpg" align=left vspace=8>

ULISSE, il programma televisivo del
venerdi, presentato da Alberto Angela il 13 maggio, ha mandato in onda un
documentario intitolato “Nei vicoli della Roma imperiale“. A
somiglianza di altri documentari, quale per esempio, quello relativo alla
distruzione di Pompei, in cui c’era una magnifica ricostruzione dell’eruzione
del Vesuvio, a cominciare dai segni premonitori, questo documentario si è
servito di sceneggiati per rendere più vivo e palpabile il clima della Roma
neroniana. Va dato atto a Piero e ad Alberto Angela che questi documentari si
allontanano di molto dal solito cliché dei documentari asettici di un passato
non molto remoto. Infatti la presenza di personaggi veri in un ambiente di 2000
anni fa, suscita indubbiamente una forte sensazione di attualità e realismo
nello spettatore. Vedere, per esempio, tutta l’organizzazione del corpo dei
vigili del fuoco del tempo, fa molta impressione persino a chi, come me, è a
conoscenza della efficienza dei Romani. Seguire le varie fasi, che vanno
dall’arruolamento dei futuri vigili, al periodo dell’addestramento fino al loro
definitivo ingresso nel corpo, con relativa firma, è stato senza dubbio molto
interessante, molto più che non leggendo le stesse cose su di un libro.

Ottime anche le immagini animate delle piantine che descrivono la
suddivisione di tutta la città in quattordici settori, con l’indicazione precisa
del criterio con cui tale suddivisione era stabilita. Qui, infatti, si ha la
prova dell’efficienza con cui si muoveva la macchina organizzativa romana, vanto
ed orgoglio di un popolo che aveva costruito un impero non per caso, ma grazie
al suo grande senso della concretezza, allo spirito di sacrificio, alle capacità
di adattamento delle sue leggi a popoli diversi, allo spirito di tolleranza nei
confronti degli stranieri.

vspace=8>Certo nella società romana non mancavano gli aspetti negativi, se
pensiamo per esempio, al problema degli schiavi. E qui nel documentario c’è un
riferimento diretto al loro commercio; si vedono schiavi che vengono messi in
vendita sulle pubbliche piazze come bestie, perché nessuna legge li protegge. Si
parla addirittura di quattrocento schiavi messi a morte, sol perché uno di essi
ha osato colpire a morte il suo padrone, Pedanio, che ricopriva la carica di href="http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/secondary/SMIGRA*/Praefectus_Urbi.html">Praefectus
Urbi. In genere questo era un personaggio di rango consolare, che aveva
poteri di polizia e di giurisdizione criminale; una carica, quindi, della
massima importanza. Ma si parla anche di un editto di Nerone, con cui
l’imperatore, per suo capriccio personale, aveva deciso di far sospendere la
pena prevista per gli assasini del proprio padrone. Una full immersiom, quindi,
nella “vita romana” di cui proprio ieri si è parlato a proposito del volume di
Ugo
Enrico Paoli
.

Fra le particolarità della società romana, emerge nel documentario la
diffusione della omosessualità maschile, ritenuta un fatto normalissimo (al
contrario di quella femminile), e quindi nei suoi riguardi esisteva una certa
tolleranza, in quanto veniva attribuita all’influenza dei corrotti costumi greci
sui Romani. Ed infatti l’omosessualità è chiamata “il vizio greco“,
quasi per mettere in evidenza che i Romani avevano tradizioni ben diverse dai
Greci circa la moralità. Insomma, ben vengano queste trasmissioni che ci danno
l’occasione per conoscere il passato, e confrontarci con i nostri antenati,
rendendoci conto della inarrestabile evoluzione dei costumi attraverso i
secoli.