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LA VITA QUOTIDIANA A ROMA, un capolavoro di J. Carcopino

Jèrôme Carcopino, lo storico francese deceduto nel 1970, ci ha lasciato un capolavoro dedicato alla vita quotidiana a Roma nell'apogeo dell'Impero. Non è la solita guida turistica, con pennellate descrittive di edifici e monumenti romani, ma è una presentazione della vita esteriore ed interiore della città tentacolare, con una analisi critica di aspetti sconosciuti dei vari monumenti da lui visti personalmente nel periodo in cui era Direttore della Ecole française a Roma. L'indagine, però, non si ferma ai monumenti, ma passa agli uomini e alle loro occupazioni, quali il foro, la politica, il commercio, gli spettacoli, il teatro, l'anfiteatro.

Carcopino_vitaquotidiana_Roma

Jérôme Carcopino

La vita quotidiana a Roma all’apogeo dell’Impero
Dalla toletta
mattutina alla cena serale, le occupazioni e il tempo libero di Roma antica in un vivacissimo affresco storico.

Confesso che, dovendo parlare di Jérôme Carcopino, mi ritrovo un tantino a disagio, per il semplice motivo che in queste situazioni si teme di non presentare degnamente l’ autore, uno degli storici più autorevoli del nostro tempo. Carcopino, infatti, è una stella di prima grandezza - e non è una esagerazione giudicarlo tale - nel panorama storiografico del ‘900, avendo scritto delle opere che costituiscono un punto di riferimento obbligato per chiunque voglia approfondire le proprie conoscenze sulla storia di Roma. Lo testimoniano tutte le bibliografie di opere storiche, dove il nome dell’autore campeggia
puntualmente, pur a distanza di alcuni decenni dalla sua morte.

Il suo è stato un curriculum di tutto rispetto
giungendo fino alla prestigiosa nomina a Direttore della Ecole française di
Roma, carica che occupò con un impegno incredibile, anche se furono anni
difficilissimi per uno straniero in Italia, gli anni cioè della 2ª guerra
mondiale. Da non dimenticare la sua nomina ad Accademico di Francia, nomina
che lo incluse nella rosa dei massimi rappresentanti della cultura francese e
mondiale insieme.

Questo prezioso saggio fu scritto proprio durante
il suo soggiorno a Roma, dove raccolse pazientemente tutta una ricca
documentazione che gli servì per portare a termine il lavoro, al quale arrise un
immediato successo internazionale, mentre in Italia giunse con un certo
ritardo. Ma prima di illustrare l’opera, è doveroso citare altri suoi saggi,
altrettanto famosi, fra cui “GIULIO CESARE, uomo d’armi, di
stato e di lettere”, una corposa e documentatissima biografia da me citata in
marzo. Altra importante biografia, scritta dal Carcopino, è
SILLA o la monarchia mancata”. Uno dei motivi
per cui mi sento particolarmente legato a quest’opera, oltre ai suoi pregi
storici intrinseci, è la presentazione fatta dal prof. Ettore Lepore, un
valoroso docente di storia, del quale conservo un ricordo indelebile di quando
ero suo allievo molti anni fa.

Ma
veniamo al libro. Il titolo, in verità, dà solo una vaga idea del contenuto,
anzi potrebbe indurre qualcuno a pensare ad una guida di carattere turistico, o
qualcosa del genere. Niente di più errato, perché l’autore fa delle analisi
molto approfondite sui molteplici aspetti della vita a Roma, entrando in
dettagli incredibili. Per es., parlando di Traiano e del suo contributo alla
magnificenza di Roma, il Carcopino mette bene in evidenza i contrasti esistenti
fra i diversi edifici pubblici, che non seguivano un ordine piatto ed uniforme
allo scopo di dare l’idea della grandezza di Roma, anzi venivano costruiti o
adibiti a ben diverse finalità con uno obiettivo ben preciso: quello di mostrare
che la città era ricca di risorse, le più varie, le più diverse fra loro. ” La
stessa basilica - scrive l’autore - con tutta la sua sontuosità,
giaceva tre gradini più in basso delle viicine biblioteche”. Ogni edificio o
monumento della città, aveva dunque la sua importanza e contribuiva a dare
l’idea di una città multiforme, attiva e ricca di fermenti artistici, culturali,
politici, commerciali, religiosi. Peraltro, non a caso Roma aveva la
fama di essere una città cosmopolita, sempre pronta ad accogliere gente di tutte
le razze al suo interno, al punto che, come testimoniano gli scritti di
vari autori latini, il sabato a Roma il commercio si riduceva quasi a zero,
perché commercianti erano ebrei che festeggiavano il riposo settimanale. Ed è quanto
dire!

Carcopino, dunque, dedica tutta la prima parte
del suo libro alla descrizione dell’ambiente della vita romana, e fa un’analisi della vita in città, sia esteriore, partendo dai suoi
edifici e monumenti, sia interna, descrivendo la società della Roma
imperiale, gli standard di vita, come pure parlando del matrimonio, della donna
e della famiglia. Altri importanti argomenti su cui insiste
Carcopino, sono l’educazione romana, la cultura e le credenze religiose,
soffermandosi adeguatamente sul cristianesimo ed il suo avvento.

La seconda parte del libro è riservata
all’impiego del tempo, e qui troviamo una vivace descrizione della giornata tipo
del Romano medio, suddivisa momento per momento fra occupazioni casalinghe e
quelle esterne, come contatti con la clientela, attività dei commercianti,
attività forensi e attività politica, con un accenno non superficiale alle
letture pubbliche. Gli spettacoli sono un’altra occasione per descrivere
l’attività esterna del Romano nell’impiego del tempo libero, e a questi si
abbina il teatro ed il suo pubblico, nonché l’anfiteatro con i suoi massacri e
le scene di violenza e crudeltà che rientravano nella politica del “panem et
circenses
” degli imperatori. A questo proposito Carcopino fa una diagnosi
di tali spettacoli riportando tutti i tentativi fatti da Augusto in poi per
riportare il tutto ad un modello di tipo greco, in cui lo spirito agonistico era
prevalente, ma con l’esaltazione dei valori fondamentali dello sport.
Né poteva mancare in questa rassegna documentata della
vita romana, un accenno alla passeggiata, al bagno e al pranzo, occasioni
tipiche in cui si esprimeva al massimo la raffinatezza estrema raggiunta dai
Romani.

Qualcuno ricorderà certamente un altro libro
sullo stesso argomento, da me presentato qualche tempo fa, cioé
Vita romana” di U. E. Paoli. Ma lì eravamo su un versante del
tutto diverso, essendo l’impostazione essenzialmente di tipo descrittivo, mentre
nel volume in questione troviamo una impostazione più critica che descrittiva.
Del resto è facile dedurre che il libro del Paoli, pur nella sua originalità e
piacevolezza, ha un debito di riconoscenza nei confronti del Carcopino, cui si
richiama in varie occasioni. Un testo che, come dice E. Lepore nella sua
prefazione, “La cui rilettura conferma che…è uno dei libri più sensati e
duraturi di Jérôme Carcopino
“.