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Esistono tuttora gli adoratori di Giove e degli dei

Ancora oggi esistono gli adoratori di Giove e degli dei dell'Olimpo. Si trovano in Grecia ed hanno rivendicato recentemente il loro pieno diritto di professare la religione degli antenati, forti di una sentenza del tribunale greco. L'inviato di EPHEMERIS ci dà una vivace testimonianza scritta, letta dalla sua viva voce.


E’ POSSIBILE IN PIENO 2000 UN RITO PAGANO IN ONORE DI GIOVE?

La cosa sembrerebbe strana e fuori dal tempo. Ed invece l’evento riguarda proprio l’attualità, se si considera che la terra dove questo gesto ha fatto epoca è la Grecia, in particolare Atene. Infatti a conclusione di un processo intentato contro un gruppo di persone, che in nome di quella libertà nata esattamente qui oltre 2000 anni fa, queste hanno proclamato a gran voce e con un gesto che a molti è sembrato provocatorio, il diritto di professare la religione dei loro antenati. In fondo il processo conclusosi a fine anno con il completo proscioglimento da ogni accusa, ha fatto riprendere coraggio a questi individui giudicati pazzi ed esaltati soprattutto da esponenti della chiesa ortodossa, riaffermando la loro decisa volontà di proseguire le cerimonie ed i riti sacri, godendo dello stesso diritto che è stato sancito qualche tempo fa per i seguaci degli antichi Druidi e per gli adoratori di Thor.

Un evento che forse è rimasto alquanto circoscritto e limitato come diffusione, ma che potrebbe dare il via ad altre manifestazioni e rivendicazioni ancora più ampie.

Ancora una volta EPHEMERIS si distingue per la sua sensibilità per i problemi più vivi ed attuali del nostro tempo. La lettura fatta dalla viva voce dell’inviato Carolus Petreius, aggiunge un tocco di modernità all’articolo stesso.

RELIGIO: Zeus adoratus iterum Athenis

Olim, homines adorantes numen
e situ templorum pulsi erant.


Per deos immortales, perque novas Graecorum leges, antiqua licet adorare numina. Aliqui XII deorum sequaces ausi sunt apud Athenienses in aedibus Iovis celebrare ritum.

Nemo illis obsistere valuit, quorum causa est in religionis legalis sive ” officialis ” statu, quem iuris prudentes facto iudicio anno exeunte 2006 tribuerunt, Ecclesiae orthodoxae individui obiectantibus quod adoratores “sint homines miseri, et in cultu religionis degeneratae mortuaeque consistentes”.

Caerimonia vero facta est multis curiosis armatos observantibus vates, qui dixerunt eam libertatis demonstrationem atque iuris esse sui. Cumque armaturas deponerent suas, in desideratam orbis terrarum iuravere pacem.

Anno Domini 2003, Olympicorum isti cultores deorum, albis vestitibus insigniti, illicitum ritum fecerunt in templo Vulcani (Hephaisti), quod ibidem sub arce antiqua, sive Acropoli, situm est. Tum vero per custodes loci, aliosque mortales qui dant operam ministerio a Cultura, tamquam vulgus profanum reiecti sunt.


Homines Graeci ius atque libertatem habemus -dixit hodie Dorottea Pepa, alta sacerdos- colendi deos. Praeterea nos non aliud quaerimus, quam quod Druidum Britannorum nova propago, quodque Thoris cultui in Dania nuper obtinuere professi: quibus quidem datum est a magistratibus ius faciendi nuptias, necnon baptismata et funera antiquis suarum religionum celebrandi ritibus.

Quod si numina istius fidei pergunt aliquid esse, debent in Olympo esse laetantes quod fidelibus suis cultum agere permittatur. Ceterum parari videntur eorum inimici mortales, ut resurgentibus Graecorum deorum religionibus adversentur.

Scripsit Carolus Petreius Bogotensis - 23/01/2007