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I Romani effettuavano operazioni di cataratta

I Romani erano in grado di effettuare tranquillamente operazioni di cataratta. Ce lo dimostra l'inviato di BBC News con un articolo dettagliatissimo che ci informa circa il grado di esperienza e professionalità raggiunto dai Romani, grazie a tutto il materiale venuto alla luce in questo anni, fra cui strumenti chirurgici e medicine particolari per le malattie degli occhi. L'inviato di BBC News non può fare a meno di esaltare il grado di conoscenze evoluto raggiunto dai Romani e che essi siano stati i primi in Britannia a lasciare un ricco patrimonio di idee e di esperienze in tutti i settori, fra cui anche quello della medicina.

I ROMANI EFFETTUAVANO OPERAZIONI DI CATARATTA
IN BRITANNIA

Su BBC News del 9 febbraio 2008, è apparso un interessantissimo articolo a cura di Jane Elliot, dal titolo “The Romans carried out cataract ops” (I Romani effettuavano operazioni di cataratta), nel quale vi sono notizie e informazioni di carattere storico che riguardano la presenza romana in Britannia, nonché sul patrimonio di idee e conoscenze da loro lasciato in eredità, a parte le realizzazioni nel campo dell’ ingegneria e dell’edilizia civile, quali ponti, strade, terme pubbliche. A queste si aggiungono le conoscenze nel settore medico-sanitario, dove i Romani dimostrarono grande capacità professionale e le testimonianze non mancano. Una di queste è rappresentata dal ritrovamento di vari strumenti chirurgici adoperati da veri professionisti della medicina e persino medicinali, quali i colliri per problemi di carattere oculare, completi di etichetta. E a proposito di malattie e cure per gli occhi, sono stati trovati gli aghi per effettuare operazioni di cataratta, operazione che oggigiorno è diventata molto comune, grazie all’uso degli ultrasuoni e del laser.

E’ noto che anche in altri paesi, presso altri popoli, quali cinesi, indiani o greci, erano praticate operazioni del genere. Ma sicuramente i Romani sono stati i primi a effettuare operazioni di cataratta in Britannia, mediante l’introduzione di aghi nell’interno dell’occhio. In Inghilterra ha avuto successo un libro dal titolo “Medicine and health in Roman Britain” (Medicina e salute nella Britannia Romana), scritto dal Dr. Nick Summerton, consigliere del NICE (National Institute of Health and Clinical Excellence). In questo libro, ci dice l’inviato della BBC, l’autore ci informa dettagliatamente come i numerosi strumenti trovati nella Britannia indicano che i Romani effettuavano correntemente altre operazioni chirurgiche avanzate, per esempio interventi sulla testa e aborti indotti.

Archaeological finds of eye medicine stamps, representations of eyes together with a sickness report from the Roman fort at Vindolanda suggest that eye diseases were a particular concern within Roman Britain,” said Dr Summerton.

“Interestingly the Roman author Celsus described cataract extraction surgery using a specially pointed needle - and possible cataract needles (specilla) have been found in Britain as well as elsewhere in the Roman Empire.”

Detailing the procedure Celsus said: “A needle is to be taken, pointed enough to penetrate, yet not too fine, and this is to be inserted straight through the two outer tunics.

“When the (correct) spot is reached, the needle is to be sloped………and should gently rotate there and little by little.”

I ritrovamenti archeologici di etichette relative a medicine per l’occhio, descrizioni di occhi con relazioni di malattie provenienti dal forte romano di Vindolandia suggeriscono che le malattie oculari ricevevano una particolare attenzione all’interno della Britannia Romana,” riferisce il Dr. Summerton.

E’ interessante notare che Celso, autore romano, descrive una estrazione chirurgica di cataratta effettuata con l’uso di uno speciale ago appuntito; probabili aghi per cataratta (specilla) sono stati trovati in Britannia ma anche altrove in tutto l’Impero Romano. Illustrando il procedimento Celso dice: ” Si prende un ago sufficientemente appuntito perché possa penetrare, ma non troppo sottile; questo viene inserito direttamente attraverso le due superfici esterne. Quando viene raggiunto il punto preciso, l’ago viene inclinato…e dovrebbe essere ruotato delicatamente e un poco per volta.”

Il testo del Dr. Summerton descrive vari casi di esemplari di colliri preparati da oculisti, completi di etichette che riportano gli ingredienti ed anche il nome dell’oculista. Quindi possiamo dedurre che c’era una vera professionalità in questo campo, tanto che potevano essere trattate varie forme di problemi oculari, come congiuntivite e altre infezioni che si aggiungevano all’indebolimento della vista.

L’articolo prosegue, sempre sulla scorta del libro del Dr. Summerton, citando vari casi di ritrovamenti di medicine per le malattie dell’occhio o strumenti per le operazioni chirurgiche di cataratta. Altri ritrovamenti riguardano offerte votive e luoghi dove si celebravano riti particolari, fra cui un altare dedicato al dio Apollo, a Wroxeter, che era la divinità particolarmente associata alla vista e all’occhio.

Fra i vari dettagli messi in evidenza dall’articolo, troviamo vari riferimenti alla storia della chirurgia dell’occhio umano; per esempio viene citato il chirurgo che per primo effettuò un’operazione di cataratta in Francia nel 18° secolo, cioè il Dr. Daviel.

In sostanza l’articolo è una storia breve ma completa della cataratta e delle sue vicende chirurgiche, nelle quali i Romani hanno avuto una parte non secondaria in passato.

Del testo di Jane Elliot ho riportato i passi salienti, soprattutto quelli relativi al contributo dei Romani, ma.ovviamente merita di essere letto per intero, per cui potete ricorrere all’originale redatto in inglese.

Un ringraziamento particolare a David Meadows che mi ha segnalato l’articolo

Posted by david meadows on Feb-09-08 at 8:26 PM