La crocifissione, dalla civiltà romana ai giorni nostri

Agli inesperti del mondo antico e soprattutto della storia di Roma sembrerebbe che la crocifissione, legata per tradizione al cristianesimo, fosse una usanza tipica dei Romani. Invece non è proprio così, e lo dimostra un dettagliato servizio di una giornalista canadese pubblicato qualche giorno fa su un giornale online di Toronto.

LA CROCIFISSIONE: STORIA, IPOTESI E DISCUSSIONI

Prendendo spunto dall’immagine che la tradizione ci ha presentato attraverso i secoli, quella di Gesù di Nazareth inchiodato sulla croce, diventato il simbolo stesso del Cristianesimo, Lynda Hurst, corrispondente del thestar.com, giornale online di Toronto (Canada), in questi giorni di Pasqua ci presenta una storia della crocifissione come era praticata soprattutto dai Romani, ma applicata come punizione anche in vari paesi fuori dall’orbita di Roma. In effetti non si creda che i Romani applicassero questo genere di punizione con molta frequenza, anzi sono molto rari i casi in cui si ricorreva alla crocifissione per punire i reati più gravi, in quanto riservata quasi esclusivamente a quelli di tradimento. Scorrendo le pagine di un qualsiasi manuale di storia romana si può apprendere facilmente che uno degli episodi in cui i Romani furono autori di una punizione di massa eseguita mediante la crocifissione è quello riferito alla rivolta di Spartaco e dei suoi gladiatori nel 71 a.C., per la quale ben 6.000 gladiatori furono appesi in croce lungo la Via Appia.

Per la precisione lo spunto per questa indagine storica è stato offerto da una trasmissione televisiva britannica nella quale Gesù veniva mostrato in una posizione ben diversa, ovvero con le braccia al di sopra del capo, i chiodi attraverso gli avanbracci e le ginocchia piegate in posizione fetale; per di più la croce era a forma di T. Ovviamente questo ha scatenato un mondo di critiche da parte dei teologi perché è stata deliberatamente ignorata la tradizione evangelica e, in particolare, il passo del vangelo di Giovanni, in cui Gesù dice al discepolo Tommaso: “Metti le tue dita qui; vedi le mie mani.”

Tuttavia la BBC ribatte alle accuse di alterazione della verità storica con il richiamo ad uno scheletro di un giovane crocifisso trovato nei pressi di Gerusalemme nel 1968, datato al tempo di Cristo. Un scoperta archeologica del tutto eccezionale perché di solito i corpi venivano lasciati a decomporsi sulla croce. A ciò si aggiunge la testimonianza di John Marshall, docente dell’Università di Toronto, che afferma: “Le posizioni era piuttosto varie. Del resto gli esperimenti con corpi di defunti hanno dimostrato che le mani non sono forti abbastanza per sopportare i chiodi, mentre lo sono gli avanbracci. I Romani indubbiamente erano molto esperti di esecuzioni di questo tipo, ma no furono essi ad inventarla, né sono stati gli ultimi a praticarla. La crocifissione esiste ancora oggi.”

La giornalista quindi procede ad un richiamo storico ai popoli e regnanti che praticarono la crocifissione nell’antichità, fra cui gli Egiziani al tempo di Mosè, e Dario I, re di Persia, che fece impalare 3000 oppositori politici nel 519 a.C., oppure i ribelli afgani fatti crocifiggere da Alessandro Magno. Roma fece ricorso a tale tipo di esecuzione capitale soltanto per i casi di punizione e deterrente nei confronti degli schiavi e persone di basso rango non cittadini romani colpevoli di aggressioni lungo le strade o di falsa testimonianza per ruberie e ribellione. Poiché veniva ritenuta un morte vergognosa, i cittadini romani potevano essere inchiodati in croce soltanto per alto tradimento. Infatti nel 71 a.C. una rivolta di schiavi guidati dal gladiatore Spartaco ebbe fine quando ben 6000 prigionieri furono crocifissi in un solo giorno lungo la strada che conduceva a Roma. Si dice che le urla emesse dagli spiriti delle vittime furono udite per circa un secolo lungo la Via Appia.

Un riferimento storico citato dall’autrice del servizio giornalistico è direttamente collegato alla città di Roma. Graffiti irriverenti e derisori datati all’anno 200 d.C. circa, trovati su un muro del Palatino, mostrano un uomo che venera un asino crocifisso, chiaramente con l’intento di rappresentare Gesù. Gli storici romani hanno riportato che l’imperatore Nerone dette ordine che i Cristiani fossero crocifissi, e i loro corpi dati al fuoco per fornire l’illuminazione come torce umane per la buia notte romana.

Altro riferimento storico riguarda Gerusalemme. Quando i Romani assediarono la città nel 70 d.C., 500 persone al giorno vennero crocifisse, a quanto riferisce lo storico ebreo Giuseppe Flavio: “Non c’era spazio sufficiente per le croci, né croci sufficienti per i corpi.” Le vittime venivano lasciate a decomporsi sulla croce, i resti dei loro corpi gettati nella spazzatura. I Romani facevano ricorso a diverse forme di crocifissione; dipendeva dalla sadica ingenuità di coloro i quali effettuavano l’esecuzione e il tempo necessario perché lo spettacolo avesse il massimo effetto sui passanti. A volte le vittime venivano attaccati alla croce con delle funi. Si preparavano pezzi di legno a forma di croce (si tratta della famosa “croce” di S. Andrea - n.d.t.) e vi si legavano le braccia delle vittime; la croce era fissata ad un palo verticale piantato nel terreno. I piedi venivano legati al palo con una corda. Se la persona doveva essere inchiodata, veniva deposta sul terreno con le spalle sui legni incrociati, e le braccia o le mani inchiodate alle due estremità. Quindi era sollevato e fissato in cima al palo verticale. I piedi della vittima erano inchiodati l’uno sull’altro.

Talvolta la croce aveva un piccolo sedile attaccato a circa la metà del palo o un poggia-piedi in fondo, non per agevolare l’esecuzione, ma per prolungarla. Rimanere appeso in questa maniera significava che il tormento del moribondo durava due o tre giorni. La maniera più rapida e più efficace era quella di appendere le braccia della persona direttamente al di sopra del capo. Se i piedi erano inchiodati o bloccati, il soffocamento sarebbe avvenuto in meno di un’ora perché egli non avrebbe avuto la possibilità di sollevarsi per respirare.

Soltanto dopo che l’imperatore Costantino, un cristiano convertito, proibì la crocifissione nel 337 d.C., si mise fine alla crocifissione, almeno per quanto riguarda l’impero romano. Ma essa sarebbe riapparsa in altri tempi, in altri luoghi.

Segue un lungo e dettagliato elenco di esecuzioni capitali del genere crocifissione in varie epoche e in vari paesi, come l’Afganistan o l’Iraq dei nostri giorni, specificando che in vari casi la crocifissione, più che una esecuzione, veniva adoperata come tortura per estorcere informazioni. Il servizio si chiude con l’amara riflessione di un funzionario di Amnesty International Canada: “It may be hard for people to believe,” says Aubrey Harris of Amnesty International Canada, “but yes, crucifixion still exists in several parts of the world.” (Sarà difficile per la gente crederlo - dice Aubrey Harris di Amnesty International Canada - eppure la crocifissione esiste ancora in molte parti del pianeta.)

Non credo si possa aggiungere altro a questo servizio abbastanza crudo in molte parti del testo, ma realistico e attuale più che mai.





CRUCIFIXION

It’s still a cross to bear

A new show challenges our view of Christ’s death and reminds us how little we know about a barbaric form of punishment that remains with us today

Mar 22, 2008 04:30 AM

Lynda Hurst

Feature writer

The image of the crucifixion has come down through the centuries: Christ’s arms outstretched as if beseeching, his legs straight, his hands and feet nailed to the cross.

But this weekend in Britain in the final part of a TV drama called The Passion, Jesus will be shown in a different position – his arms above his head, nails through his forearms, his knees bent in a fetal position. The cross is T-, not t-, shaped.

Even before it airs, it’s being criticized. Several theologians say it’s offensive to deliberately ignore the iconic depiction venerated by millions of Christians, Catholics in particular. Furthermore, to suggest Christ’s nails went through his forearms, not his hands, contradicts the New Testament’s Book of John, in which Jesus says to his disciple Thomas: “Put your finger here; see my hands.”

Tampering with the sacrosanct image wasn’t done gratuitously, counters the BBC. The position was partly based on a crucified skeleton of a man in his 20s found near Jerusalem in 1968, dating from the time of Christ. It’s the only archeological find of its kind because victims were usually left to decay on the cross.

“There were a variety of positions,” says John Marshall, a University of Toronto religion professor. “Experiments with dead bodies have found that the hands are not strong enough to take the nails, the forearms are.”

The ancient Romans were without doubt the world’s leading practitioners of this excruciating brand of execution.

But they didn’t invent it. And they haven’t been the last to use it. Crucifixion exists even today.

But it began in antiquity. The Islamic Qur’an mentions the practice being used in Egypt in the time of Moses and some archeologists say it, or a similar form of impalement, was used by the ancient pharoahs.

It first appears in the historical record in 519 BC, with “Darius I, king of Persia, crucified 3,000 political opponents in Babylon.” In the fourth century BC, during Alexander the Great’s occupation of what is now Afghanistan, rebels were rounded up and crucified.

Rome used it at home both as punishment and deterrent for slaves and low-born non-citizens deemed guilty of everything from highway robbery and false testimony to grave-robbing and rebellion. Considered a shameful way to die, Roman citizens could be sentenced to nailing only for high treason.

In 71 BC, a slave rebellion led by the gladiator Spartacus was finally ended when 6,000 prisoners were crucified on a single day along a 27-kilometre stretch of road into Rome. The screams of the victims were said to have haunted the Appian Way for a century.

It was a favoured method of dispatching the earliest followers of Christ. Mocking graffiti dating to about 200 AD found on a wall on Rome’s Palatine hill show a man worshipping a crucified ass, clearly meant to represent Jesus. Roman historians recorded that the emperor Nero ordered that Christians be crucified, and at night their bodies set on fire to provide illumination – human torches for the dark Roman night.

When the Romans besieged Jerusalem in 70 AD, 500 people a day were crucified, according to the Jewish historian Josephus: “There was not enough room for the crosses and not enough crosses for the bodies.”

The victims were left to decay on the cross, the remains of their bodies tossed into garbage pits.

The Romans employed several forms, depending on the sadistic ingenuity of those carrying out the execution and the time needed for the spectacle to have maximum effect on passers-by.

Sometimes, victims were attached to a cross only with ropes. A crossbeam, to which the victim’s arms were already bound, was simply fastened to the vertical beam, the feet then bound to the stake with knotted rope.

If the person was to be nailed, he was laid on the ground with his shoulders on the crossbeam, his arms or hands held out and nailed to the two ends. It was then raised and fixed on top of the vertical beam. The victim’s feet were nailed down either one on top of the other, or on either side of the plank.

Sometimes the cross had a small seat attached half-way down the vertical beam or a foot-rest at the bottom – not to ease the process, but to prolong it. Taking weight off in this manner meant the anguish of dying lasted two to three days.

The quickest, most efficient form was to suspend the person’s arms directly over his head. If the feet were nailed or tied down, suffocation would occur in less than an hour because he couldn’t raise himself up to breathe.

Only after emperor Constantine, a Christian convert, prohibited crucifixion in 337 AD did the practice end, at least in the Roman empire. But it would resurface in other times, other places.

In 1066, in Grenada, Spain, a Muslim mob crucified a Jewish official and killed most of the Jewish population. In 1597, 26 Christians were nailed to crosses at Nagasaki, Japan. But crucifixion isn’t just the preserve of history: After World War II, eyewitness accounts by prisoners-of-war in Dachau reported inmates were crucified there.

Torture was prohibited under international law in 1948. But neither torture in general, nor unbelievably, crucifixion in particular, has been eradicated.

In the 1970s, it was used in Cambodia by Pol Pot’s Khmer Rouge. Since 2000, Yemen practices the “non-lethal” crucifixion of criminals, though it’s believed to be reserved for those condemned to death.

In 2001, Hafiz Sadiqulla Hassani, a former Afghan policeman during the repressive rule of the Taliban, told British reporter Christina Lamb his unit was ordered to torture and crucify those unwilling to submit to the Taliban’s ways.

“We always tried to do different things. We would put some of them standing on their heads to sleep, hang others upside down with their legs tied together. We would stretch the arms out of others and nail them to posts like crucifixions.”

On and on it goes: In 2002, Al Jazeera reported the crucifixion in Sudan of 32 Christian priests and other males, some in their teens. In 2003, Iran adopted a law entitled, “Implementation regulations for sentences of retribution, stoning, killings, crucifixion, execution and lashing.”

That same year, an Iraqi named Manadel al-Jamadi was tortured to death in Baghdad’s notorious Abu Ghraib prison. A CIA interrogator ordered that he be stripped, hooded and hung from bars above his shoulders in a manner known as “Palestinian hanging,” a form of crucifixion allegedly used by the Israelis.

In this case, it was apparently intended as a torture technique rather than a deliberate execution. A distinction without a difference. Over 45 agonizing minutes, Al-Jamadi suffocated to death.

“It may be hard for people to believe,” says Aubrey Harris of Amnesty International Canada, “but yes, crucifixion still exists in several parts of the world.”

Posted by david meadows on Mar-22-08 at 7:07 AM

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