Il “Sarcofago delle Muse”, atto II
Vi avevo preannunciato, in anteprima nazionale, e forse anche mondiale, grazie alle anticipazioni dell’amico David Meadow, la notizia della scoperta di un eccezionale sarcofago di valore inestimabile, che è stato messo in mostra tempestivamente per il 17 aprile 2008. Purtroppo il segreto che ha coperto questa operazione svolta con grande professionalità dalla Guardia di Finanza, sezione difesa del patrimonio archeologico, ha impedito di entrare in possesso di una pur semplice foto che avrebbe consentito di renderci conto delle eccezionali caratteristiche artistiche, che la semplice descrizione che accompagnava la notizia lasciava solo supporre.
Ed in effetti qui siamo al di là dell’immaginabile. Del resto, nella stessa serata di ieri, 17 aprile, nel corso del telegiornale serale sono apparse le immagine del sarcofago, inquadrato in tutte le pose, suscitando un coro di entusiastici commenti. In breve, qui siamo agli stessi livelli dell’Ara Pacis, senza tema di smentite. Anzi, tenuto conto che l’Ara Pacis è un monumento celebrativo voluto e ordinato da Augusto, mentre questo sarcofago è destinato a onorare la memoria di un defunto, che in vita aveva sicuramente manifestato una grande predilezione per le arti, noi ci troviamo di fronte a due mondi diversi, cioè quello aulico ampolloso tipico del potere imperiale caricato di simboli fatti di maniera e di scuola, atto a suscitare l’idea della grandezza, mentre il sarcofago esprime umanità vera, l’umanità che si affida ai simboli, ma sono quelli normali che hanno costituito la gioia di vivere e il fondamento stesso dell’esistenza di chi ha intrapreso il riposo eterno, uomo o donna, ancora non sappiamo, ma sicuramente un artista raffinato.
Mi sia consentito, intanto, esprimere un mio personale giudizio, sulla base delle immagini che mi sono pervenute in questi giorni. Un giudizio che, sottolineo, non è quello di un professionista della materia, ma piuttosto di un sincero e appassionato estimatore dell’Arte e delle cose belle, sia che appartengano al passato sia al nostro presente.
Il mio giudizio sulle qualità artistiche del sarcofago mi porta ad un raffronto, probabilmente azzardato, ma sicuramente convinto di una scuola, ovvero uno stile che solo dopo vari secoli troverà qualcosa di simile e di pari livello, dal punto di vista della plasticità in Italia. Mi riferisco in particolare alle opere che mi sono rimaste impresse negli occhi e nel cuore, sin dai tempi delle mie lezioni universitarie, sotto la guida del compianto prof. Prandi. Il confronto mi è venuto di getto, quasi istintivo, fra lo stile del sarcofago e le opere di un Benedetto Antelami a Parma, o di un Arnolfo di Cambio, o di un Nicola Pisano nel Duomo di Pisa.
A mio modesto parere, il maestro che ha lavorato sul sarcofago è sicuramente un precursore di grande esperienza, un vero caposcuola. Non mi ritengo un critico d’arte che possa dare lezioni nel campo della scultura. Ma qualcosa del metodo e della sensibilità del mio vecchio docente mi è rimasta nel sangue, vi assicuro.
Nei prossimi giorni siamo certi che si susseguiranno altre immagini e altri dettagli sul defunto, che faranno piena luce su questa vicenda che, a parte tutto, dimostreranno, se ancora ce ne fosse bisogno, che il vecchio adagio, “non di solo pane vive l’uomo”, corrisponde ad una verità universale.

Taras66








