I famosi "bronzi di Riace" abbandonati in una sala buia e fredda

Un servizio sui famosi "Bronzi di Riace", pubblicato ieri 6 gennaio in contemporanea dai quotidiani IL TEMPO e IL SOLE24ORE, ripreso anche dalla stampa straniera, mette in risalto una situazione di completo abbandono dei due capolavori dell'arte antica che tutto il mondo ci invidia. Cosa si aspetta per dare una sistemazione dignitosa ai due bronzi, a cominciare dall'impianto di condizionamento necessario per mantenere stabile il microclima che consente la perfetta conservazione delle statue, restaurate dopo secoli di immersione in mare? Si aspetta forse che qualche museo straniero si offra per dare ospitalità ai due magnifici esemplari, Tideo e Anfiarao, allontanandoli da un ambiente che sta andando in rovina a causa dell'umidità e della scarsa cura dell'amministrazione?

bronzi

Incuria nel Museo di Reggio Calabria: le statue sono «parcheggiate» in una sala fredda e poco illuminata

Quei magnifici «Bronzi di Riace» soli e abbandonati a se stessi

Solo visitando il Museo di Reggio Calabria si possono ammirare gli splendidi «Tideo e Anfiarao», meglio conosciuti come «Bronzi di Riace», ritrovati nel 1972 nelle acque del mare calabrese di Riace Marina, sulla costa jonica.
Ma dopo aver varcato l’ingresso, già si nota qualcosa che non va e che non si era ancora visto in nessun altro museo probabilmente.

Reggio Calabria, 06/01/2009. -Non c’è un vigilante, una guardia giurata, qualcuno a cui chiedere informazioni. Nessuno, assolutamente nessuno. Ma come è possibile tutto questo? Più in là, solo un signore, che potrebbe essere scambiato tranquillamente per un visitatore - forse per l’assenza di una divisa che lo faccia distinguere e riconoscere come appartenente alla vigilanza - indica la biglietteria, che si trova appena lì sulla destra. Staccato il biglietto d’ingresso, una signora ti invita a prendere le scale per raggiungere il livello inferiore, dove si trovano le varie sale che custodiscono i reperti dell’arte greca e dove c’è, in particolare, la sala nella quale è possibile ammirare i «Bronzi di Riace».

Cominciando a scendere, però, un orrore certamente non degno di un museo. Le pareti, già non proprio bianchissime, sono ulteriormente «ornate» da orrende scritte, in vari colori, e da alcune strane cavità, lasciate nei muri forse dopo l’estrazione di qualche scatola che stava lì a contenere qualcos’altro.
Una cosa assurda, addirittura offensiva, se si pensa al contesto nel quale ci si trova, a pochi metri da due splendidi esemplari dell’arte greca del V secolo a.C., unici al mondo, ai quali, in altre parti d’Italia (a Firenze dopo il Restauro e al Quirinale per l’esposizione voluta da Pertini nel 1981) è stato riservato un trattamento certamente diverso. E come se non bastasse, ancora un altro problema: la notizia che l’impianto di climatizzazione non funziona bene: entrati nella sala, la temperatura si abbassa rapidamente. Forse ad agosto non sarebbe stato un problema, ma a dicembre…

Una volta dentro, però, ogni problema svanisce. Davanti agli occhi comincia lo spettacolo. I «Bronzi di Riace», una delle più importanti scoperte archeologiche che l’Italia possa vantare, che ha fatto il giro del mondo e che provoca ancora forti emozioni: per la magnificenza, per la bellezza che trasuda da ogni sinuosità del corpo, da ogni ricciolo della chioma di Tideo, il guerriero più giovane, la cosiddetta «statua A», definita così per distinguerla da Anfiarao, la «statua B», affascinante anch’essa, forse per il colore del bronzo, diverso dal primo. Un elemento, questo, da addebitare magari alla sua età, perché è stata realizzata 30 anni più tardi rispetto alla prima statua. Un’ipotesi, una supposizione, visto che una guida vera e propria qui non c’è.

E quando arrivano i turisti dall’estero? Ci sarà una voce guida che accompagna il loro percorso? Nemmeno questa, almeno non più, visto che c’era fino a 3 anni fa, quando a gestire il Museo non era la Kore s.r.l., ma un’altra società: la Nova Muse. E la sala? Questa sala arricchita da due tesori dal valore inestimabile? Vuota, spoglia e assolutamente deserta! Tornando al colore del bronzo, quello della «statua B» è diverso dall’altro semplicemente perché ad illuminare la «statua B» c’è un faro di luce che manca alla «statua A»: il faro ormai andato e non è stato sostituito. Basterebbe quanto finora raccontato per far riflettere sullo stato di conservazione, o di abbandono, dei «Bronzi di Riace», «parcheggiati» dal 1981 nel Museo Nazionale di Reggio Calabria, ma purtroppo c’è dell’altro. A proteggere le due statue bronzee da possibili atti vandalici o, comunque, da visitatori troppo «curiosi», nessuna separazione vera e propria, ma solo il basamento sul quale sono stati posizionati per dare loro slancio e visibilità: una scelta questa, fatta nel 1981, quando si decise di destinare i «Bronzi di Riace» al Museo dell’ex capoluogo di regione, dopo essere stati a Firenze, nel Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Una scelta che, a quasi trent’anni di distanza, dopo i tanti gesti vandalici che troppe volte hanno offeso alcune delle nostre opere d’arte, forse avrebbe dovuto subire qualche correzione. Alla fine della visita certo dispiace dover distogliere lo sguardo da queste due bellezze, soprattutto se si incrocia poi un’imperfezione che contrasta con tale splendore. Sono quelle stesse orribili chiazze scure, evidenti segni di noncuranza, già viste per le scale, presenti anche qui, sulle pareti della sala: uno spettacolo davvero poco edificante a fare da cornice a quella che è stata una delle scoperte archeologiche più entusiasmanti del nostro secolo. Una scoperta che avrebbe dovuto contribuire al rilancio della Calabria, alla quale invece, la stessa regione non sembra aver riservato un trattamento degno del suo grande valore, artistico e storico.

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COMMENTO:

Questo servizio, pubblicato congiuntamente dai quotidiani IL TEMPO e IL SOLE 24ORE, ma ripreso anche all’estero (1), ripropone la situazione drammatica in cui versano i nostri musei, così come la maggior parte delle nostre sedi culturali, le mostre e quant’altro è direttamente legato al nostro immenso patrimonio artistico, tra cui gli scavi archeologici.

In effetti non posso che confermare le impressioni del giornalista, avendone fatta esperienza personalmente lo scorso anno in questo stesso periodo dell’anno. L’impressione che se ne ricava è esattamente quella di un abbandono generale, una trascuratezza che fa a pugni con il successo e il clamore sollevato anni fa, quando si progettò di sistemare le due statue di bronzo in una sede nelle immediate vicinanze dell’area dove era stato effettuato il recupero dei due bronzi. Peraltro non si è più saputo che fine abbiano fatto gli scudi e le lance che si presume facessero parte del corredo dei due bronzi. Un lungo silenzio ha avvolto questi due capolavori recuperati fortunosamente dal mare dove erano rimasti sepolti nella sabbia per secoli, finché un subacqueo dilettante di Roma non li intravide, non credendo ai suoi occhi.

E ora, che fine faranno questi capolavori sottratti al silenzio del mare, nonché ad una sorte probabilmente più dignitosa loro riservata, cioé la sistemazione in un museo di Firenze? Si muoverà qualcuno per ripristinare le condizioni ideali dove in origine i bronzi erano stati sistemati, o si attende che qualche museo straniero avanzi la proposta di ospitarli all’estero, come è già successo per esempio in Francia, nel prestigioso museo del Louvre?

 

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1. A semi-touristy thing on the Riace Bronzes:

Quei magnifici «Bronzi di Riace» soli e abbandonati a se stessi (Il Tempo)

… and another one on the Casale Ghella (a Roman villa site excavated a few decades ago … need to look more into this one; it looks interesting):

Casale Ghella sulla via Cassia (Vejo)

David Meadows, Toronto

Commenti dei lettori

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  • annalisa

    25 Jan 2009 - 11:50 - #1
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    Sono una giovane reggina orgogliosa e fiera della sua città. Leggendo quest’ articolo sono rimasta letteralmente nauseata a causa dell’ ignoranza del tizio che ha scritto questo ingiusto e falso articolo. in primis i magnifici Bronzi non sono per niente abbandonati al loro destino ma occupano una bellissima sala avente condizionatore perfettamente funzionante, poltrone comodissime sulle quali sedersi e ammirarli e nella medesima sala si può vedere anche la testa del filosofo. In merito all accoglienza turistica il museo è provvisto di guida parlante correntemente le lingue straniere e soprattutto i turisti sono accolti da bus turistici messi a disposizione dall’ amministrazione comunale. ricordo al tizio che ha pubblicato l’ articolo di vistitare i luoghi di cui parla prima di gettare stupidaggini.
    P.S. I BRONZI RESTANO A REGGIO……

  • Vittorio Todisco

    25 Jan 2009 - 12:40 - #2
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    Gentile amica,

    forse il giornalista del Sole24ore ha esagerato un tantino nel suo servizio. Tuttavia, ripeto quanto ho già dichiarato nel mio intervento, lo scorso anno durante la mia visita ho avuto la stessa impressione
    del giornalista: un senso di abbandono e incuria totale. Io ero con un gruppo di 25 persone e non ho avuto alcuna guida che si sia messa a nostra disposizione durante la visita. Le poltrone in verità non le ho notate, a meno che non siano state sistemate proprio di recente. Tutto sommato confesso che mi ha colpito, così come per la maggior parte del gruppo, un senso di abbandono generale del museo. Per cui non ho smentito quanto è stato affermato nel servizio giornalistico. Comunque questo valga non come condanna assoluta, ma come incoraggiamento a far qualcosa di meglio per i nostri capolavori che tutto il mondo ci invidia. Abbiatene cura, e non trascurateli, insomma.

  • luca pagni

    22 Aug 2009 - 15:51 - #3
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    Buongiorno,
    mi chiamo Luca Pagni
    e collaboro con il Giornale Periodico Telematico www.2duerighe.com
    oltre ad essere il curatore della pagina web sui Bronzi di Riace

    http://www.photographers.it/articoli/bronzidiriace.htm

    che la invito a studiare per vedere come poter “…lavorare cercando di gestire tutte le situazioni che si sono verificate in questi territori riguardo alla tutela dei beni archeologici”… secondo le dichiarazioni del Prof. Giovanni Pietro Guzzo intervistato da Metropolisweb.it

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