Roma, mostra su Vespasiano e la dinastia dei Flavi al Colosseo

Una bella presentazione della mostra al Colosseo su Vespasiano e la dinastia dei Flavi, su La Repubblica del 24 marzo 2009. Diamo atto al quotidiano LA REPUBBLICA, che di tanto in tanto ci offre dei bellissimi servizi su Roma e la sua storia, sulle scoperte archeologiche e sulle novità che emergono dagli scavi in città. In questo servizio l'occasione è partita dalla celebrazione dei 2000 anni dalla nascita del capostipite, il DIVUS VESPASIANUS, il quale, per chi non ne fosse al corrente, è rimasto alla storia soprattutto per l'introduzione a Roma dei servizi igienici che erano diventati una necessità per tutta le gente che affollava Roma. Non dimentichiamo, comunque, che Vespasiano colse l'occasione per imporre una tassa che andava a rimpinguare le casse dello Stato ormai allo stremo. Historia docet, anche se il popolo dimentica facilmente.

celebrazione_Vespasiano

Il quotidiano La Repubblica ci presenta un interessante servizio sulla mostra inaugurata di recente a Roma, nel Colosseo, dedicata al 2000° anniversario della nascita dell’imperatore Vespasiano, il capostipite della dinostia dei Flavi. Non a caso è stato scelto il Colosseo come luogo maggiormente indicato per mettere in evidenza il merito di Vespasiano per aver ideato un luogo di divertimento e svago per i Romani, che facesse dimenticare i problemi di Roma e, diciamolo pure, di tutto l’Impero Romano, ormai oberato di debiti e stremato da guerre e disordini vari. Vespasiano, in sostanza, è l’imperatore romano che ha lasciato un ricordo indimenticabile per moltissimi anni, quello dei servizi igienici pubblici che, dal suo nome, presero appunto il nome di “vespasiani”, quei piccoli monumenti che punteggiavano Roma e molte città italiche che seguirono l’esempio della capitale. Ed in effetti essi rispondevano ad una vera e propria necessità della gente che affollava la città, non sapendo a chi rivolgersi per delle urgenze fisiologiche normalissime, e perciò insopprimibili.

Vespasiano colse allora l’occasione per creare dei servizi che andavano incontro a queste impellenti necessità dei cittadini, ma nello stesso tempo andava a rimpinguare le casse dello stato ormai allo stremo, perché i cittadini dovevano pagare un piccolo tributo per accedere a tali servizi.

Il servizio del quotidiano La Repubblica ci offre una interessante pagina di storia, illustrando l’iniziativa presa da due dei maggiori esperti che operano a Roma, l’archeologo Coarelli e il soprintendente Bottini, che hanno preso l’iniziativa di dedicare una mostra a Vespasiano.

La mostra è stata accolta con entusiasmo dai visitatori, sia Romani del luogo sia forestieri. Unico neo, a sentire alcuni commenti, il prezzo alquanto alto (12 euro) per l’ingresso. A parte i diritti degli handicappati ignorati del tutto, pur essendo stabilito per legge che i musei e le mostre debbano consentire l’ingresso gratis agli anziani e soprattutto ai portatori di handicap.

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Da “La Repubblica”

Al Colosseo la grande mostra su Vespasiano e la dinastia dei Flavi

di Carlo Alberto Bucci

Roma, 24 marzo 2009. - I volti nel marmo, nelle monete, negli specchi d’argento, di Vespasiano, dei figli Tito e Domiziano, o della bellissima nipote Iulia, animano, come una galleria di vivissimi ritratti, l’impegnativa mostra che Roma da venerdì dedica alla breve dinastia dei Flavi (69-96 d.C.) prendendo a pretesto i 2000 anni dalla nascita del capostipite. Ma dietro il faccione rude e lo sguardo schietto del “Divus Vespasianus”, c’è molto più dell’orgoglio di una gens di mercanti che s’è fatta da sola partendo dall’alta Sabina.

C’è una politica di ritorno alle origini che contempla la riorganizzazione dello stato, dell’amministrazione pubblica e della faccia dell’intera Roma: dal microcosmo delle tasse sui gabinetti pubblici (da allora chiamati “vespasiani”: “Pecunia non olet”, chiarì il padre al figlio maggiore che lo rimproverava per la gabella sull’urina) al macrocosmo dei confini dell’Impero e del magnifico, gigantesco Colosseo, costruito per restituire al popolo la terra che Nerone aveva usato per gli ozi e i giochi d’acqua.

La mostra che, per la cura di Filippo Coarelli, porta innanzitutto 70 opere negli ambienti dell’Anfiteatro Flavio, offre l’occasione alla Soprintendenza archeologica di Roma di colmare una volta per tutte il deficit di comunicazione nei confronti dei turisti nel monumento iniziato nel 69 d.C. dal vecchio Vespasiano, inaugurato nell’80 da Tito con 100 giorni di giochi e oggi il più visitato d’Italia. L’ha spiegato il soprintendente Angelo Bottini annunciando che pannelli illustrativi saranno lasciati al Colosseo mentre dieci mappe, del tipo “tu sei qui”, verranno finalmente dislocate al Palatino e al Foro romano: “Evitando però che l’apparato didattico alteri la fisionomia dei luoghi”.

Una mostra sui Flavi che, fino al gennaio 2010, e al prezzo di 12 euro, porterà il pubblico nei luoghi dei Flavi. Una mostra in cui il contenitore è anche il contenuto, poiché il percorso espositivo si snoda fino alla Curia, riaperta apposta per ospitare le quattro gigantesche teste ritrovate a Roma e oggi a Napoli, e fin dentro il Palatino, il palatium che Domiziano rese magnifico come nessuno fece mai: ed è nei criptoportici cosiddetti di Nerone che saranno ospitati una ventina di marmi, mosaici e decorazioni policrome della lussuosa, blindata dimora.

Per arrivare ai resti si passa necessariamente accanto all’Arco di Tito, capolavoro di architettura-scultura romana, uno dei pochi archi che hanno superato la damnatio memoriae successiva all’assassinio di Domiziano - il più grande costruttore della Roma imperiale - nel ‘96. E tra le novità della mostra ci sono una serie di rilievi appartenenti ad altri edifici dei Flavi ma da anni nascosti al pubblico perché in depositi o uffici della Soprintendenza.

Esposizione di assoluto rigore scientifico (con un catalogo edito da Electa di 600 pagine ma anche ottima guida di 90 pagine al prezzo di 5 euro), “Divus Vespasianus” tiene sullo stesso piatto della bilancia il peso della storia (simboleggiato dal cippo di delimitazione del Tevere d’età Flavia) e la bellezza del mito incarnata dallo straordinario, mutilo, terrificante Minotauro in pietra.

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